[20/08/2009] News

Influenze bestiali, a volte ritornano

LIVORNO. Siamo in allerta per l'influenza suina, dichiarata ormai in fase 6 dal giugno scorso, ovvero quella in cui si ravvisa la necessità di intraprendere azioni di contrasto nei confronti di un'eventuale pandemia e prevedono sforzi per contenere gli effetti, e ancora si individuano focolai che riguardano l'altra influenza che aveva destato il panico a livello globale, mettendo a rischio non poche economie, ovvero quella aviaria.
Le notizie diffuse dalle agenzie asiatiche, e non solo, allertano infatti per la morte di pù di 100 uccelli per aver contratto il virus H5N1 responsabile di questa influenza, nella provincia di Arkhangai , in Mongolia, nei primi giorni di agosto. Gli uccelli sono stati trovati morti nei pressi del lago Dorootsagaan, e accertate le cause della morte le autorità del distretto provinciale hanno preso una serie di misure, tra cui l'installazione di centri antisepsi intorno al lago. La buona notizia è che si tratta di uccelli migratori e che dal momento che la Mongolia ha una scarsa attività di allevamento di pollame, le possibilità di contaminazione sono di fatto molto scarse. La cattiva notizia è che, appunto trattandosi di migratori ed essendo la Mongolia assai vicina alla Cina, dove invece l'allevamento di pollame è assai diffuso, potrebbe esserci il rischio di una nuova ondata di influenza.
Dopo la pandemia degli anni scorsi, in Cina gli ultimi casi di influenza nell'uomo che si sono manifestati sono relativi allo scorso gennaio, con quattro decessi in sole tre settimane. La Cina a partire dal 2007 ha implementato un programma di vaccinazione di massa del pollame commercializzato e domestico, che coinvolge miliardi di uccelli ogni anno.
Anche se fonti di vigilanza sanitaria (Ecdc) scrivono che «Si ritiene che la vaccinazione protegga gli uccelli, ma non elimini l'infezione» e che anzi la vaccinazione «a volte può mascherare la circolazione del virus A(H5N1) nel pollame, anche se a livelli più bassi rispetto agli uccelli non immunizzati, ed alterare le manifestazioni cliniche della malattia nei polli. Questo - continua l'alert - potrebbe contribuire al verificarsi di casi in esseri umani apparentemente non esposti a uccelli malati o morti, e rendere così la sorveglianza nell'uomo più difficile perché si elimina la conferma del contatto dei casi con polli malati o morti. Ci sono forti ragioni economiche e sociali dietro l'immunizzazione dei polli, perché ne riduce la necessità di abbattimento. Non è chiaro quanto influisca sul rischio complessivo di contagio ai singoli casi umani».
In Italia, come nel resto del mondo, le istituzioni sono al lavoro per mettere a punto un piano che permetta di affrontare al meglio le pandemie, che in particolare viene svolto nel cosiddetto "periodo interpandemico", ovvero negli anni che intercorrono tra una pandemia e l'altra. Nonostante il clamore suscitato dal virus H5N1, la trasmissione all'uomo è stato un evento molto raro, mentre solo nel Sudest asiatico ha infettato circa 150 milioni di uccelli.

Ma nonostante si trattasse di un problema prevalentemente veterinario, l'attenzione è rimasta molto alta, almeno sino a che non è stata soppiantata da quella relativa alla nuova epidemia, questa volta causata da un altro virus dell'influenza tipico dei suini (A/H1N1) divenuto in grado di infettare anche l'uomo, attraverso un nuovo sottotipo del virus mai rilevato prima, né nei maiali né nell'uomo.

A partire da metà aprile, infatti, in diversi paesi sono stati riportati casi di infezione nell'uomo da questo nuovo virus influenzale e sulla base delle procedure stabilite dal regolamento sanitario internazionale, prima l'Oms ha definito questo evento una "emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale " e a giugno ha dichiarato l'instaurarsi di una vera e propria pandemia.

E' partita quindi la corsa per l'isolamento del virus così da mettere a punto il vaccino e sono partiti piani di vaccinazione da parte di tutti gli organismi sanitari nazionali.

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