
[10/09/2010] News
LIVORNO. Pochi giorni fa il primo ministro russo Vladimir Putin ha detto che l'unica alternativa ai combustibili fossili è il nucleare e che quelli sulle energie rinnovabile erano solo chiacchiere, «Frasi fatte». Greenpeace International gli risponde e gli fa qualche scomoda domanda: «Ci chiediamo se avrebbe usato quelle parole se le cose quest'anno fossero andate diversamente presso la centrale nucleare di Kursk (nella foto). Probabilmente no, visto che invece avrebbe fatto un tour per visitare negli ospedali le vittime dell'esposizione alle radiazioni. Il 22 luglio sembra che uno dei reattori della centrale sia stato molto vicino ad arrivare ad un disastro stile Chernobyl. Diciamo "sembra possibile" perché i dettagli ufficiali da parte delle autorità sono pochi e frammentari. La storia che sta però lentamente venendo alla luce per merito di Bellona, è un mix altamente pericoloso di incompetenza , arroganza, coperture e propaganda».
Greenpeace si riferisce all'indagine sull'incidente di Kursk portata Avanti con caparbietà dalla Bellona Foundation, un'associazione ambientalista internazionale fondata nel 1986 con base in Norvegia e uffici a Oslo, Bruxelles, Washington, San Pietroburgo e Murmansk per la quale lavorano 75 tra ingegneri, ecologisti, fisici nucleari, economisti, giuristi, politologi e giornalisti. Bellona spiega che «Incidenti di vari livelli di gravità non sono infrequenti nelle centrali nucleari russe, ma quando la riparazione richiede più di un mese, come è avvenuto con il reattore 1 della centrale nucleare di Kursk, che è stato "scrammed" il 22 luglio ed è tornato in linea solo il 31 agosto, sorgono preoccupazioni che si possa essere verificato un danno. Un controllo su quello che è successo nella centrale nucleare di Kursk sembra indicare la possibilità spaventosa che un malfunzionamento che coinvolga un qualsiasi reattore Rbmk possa rivelarsi devastante come il disastro di Chernobyl del 1986».
La centrale nucleare di Kursk sorge vicino alla città di Kurshatov (che prende il nome dall'inventore della bomba A sovietica: Igor Kurchatov), nella regione di Kurskaya, a 500 km a sud di Mosca. L'impianto consiste in 4 reattori "graphite-moderate" del tipo Rbmk-1000, lo stesso di Chernobyl. I reattori sono entrati in funzione tra il 1977 e il 1986, con una capacità totali di 4 milioni di chilowatt. L'associazione norvegese spiega che «Lo scorso 22 luglio, un incidente ha avuto luogo presso l'impianto ed ha interessato il reattore 1, RBMK-1000, mettendolo fuori funzionamento per quella che poi si è rivelata una riparazione durata cinque settimane. La cosa ancora più inquietante è che le informazioni sull'incidente che alla fine sono state rese disponibile non sono venute attraverso i canali ufficiali della corporation statale nucleare Rosatom o dell'impresa che gestisce la centrale nucleare di Kursk, l'operatore di impianti nucleari Rosenergoatom, ma dai dipendenti di Kursk».
Quello che si sa dell'incidente di Kursk è che le "riparazioni" che dovevano durare una settimana sono proseguite almeno per 5, una cosa che secondo Bellona «Testimonia la gravità di quello che è successo a Kursk». Secondo quanto scrive la nuclear news agency PRoAtom.Ru di San Pietroburgo «Il blocco del reattore si è verificato a causa di un aumento di pressione nel nocciolo del reattore causato dai danni subiti da uno dei canali del sistema di controllo e protezione». Bellona spiega che «Un simile incidente può mettere un reattore fuori uso per lungo tempo, infatti: riparare il canale danneggiato e i graphite moderator blocks in modo efficace significa realizzare opere che devono essere fatte all'interno del nucleo del reattore. Non ci vuole uno scienziato nucleare capire gravità del problema: livelli di radioattività attraversano la copertura del nucleo anche in un reattore di arresto. Se il danno si verifica per la grafite nel nucleo, la riparazione o la sostituzione parziale potrebbe essere oltre i limiti del possibile e il problema potrebbe diventare irrisolvibile. Peggio ancora, conseguenze più gravi sono immaginabili. La grafite è la caratteristica dominante del nucleo di un reattore della serie Rbmk. Questa abbreviazione russa sta per High-Power Channel-Type (or Pressurised-Tube) Reactor e descrive un modello in cui viene utilizzata grafite per la moderazione (rallentamento) di fast fission neutrons. In sostanza, un nucleo Rbmk è un cilindro di grafite con base 21 per 21 metri e alto 25 metri, con aperture che consentono l'accesso di due canali di combustibile (o pressure tubes) e dei control channels del sistema di controllo e protezione. Il sistema è progettato per regolare automaticamente la potenza del reattore e lo mantiene a un livello necessario per spegnere il reattore quando ce ne fosse bisognoo. L'acqua di raffreddamento contribuisce a raffreddare ciascuno dei canali del sistema. Ma questo è quello che è sempre stato il tallone di Achille dei reattori Rbmk: il sistema stesso in cui viene fornito il refrigerante fino al nucleo. Se il raffreddamento si ferma in uno qualsiasi dei canali di controllo e protezione, o la portata scende in modo significativo, si verificano un surriscaldamento e un danno, fino alla distruzione del canale e l'acqua fuoriesce sulla grafite riscaldato del reattore. Dopo avviene un'esplosione di vapore e un incendio della grafite, proprio come è successo a Chernobyl. In effetti, per fortuna, a Kursk il 22 luglio non si è arrivati fino a Chernobyl, ma se un canale di controllo è stato distrutto, un'emissione di radiazioni potrebbe essere stata possibile. Niente in questo senso è stato mai detto in dichiarazioni ufficiali». Ma il sospetto che questo sia avvenuto è fortissimo.
Greenpeace International sottolinea che «Il reattore è un Rbmk-1000, lo stesso modello di quello che ha causato il disastro di Chernobyl nel 1986. Ci sono prove che suggeriscono che le modifiche apportate al reattore Kursk per risolvere il problema che ha causato l'esplosione di Cernobyl potrebbe avere introdotto una nuova "falla" nella progettazione del reattore che potrebbe portare ad incidenti altrettanto gravi».
Per Greenpeace quello di Kursk è un caso di studio su come non gestire le preoccupazioni della popolazione in un momento in cui il sospetto sull'energia nucleare è al culmine: «Al di là di alcune blande affermazioni online del gestore dell'impianto Rosenergoatom non ci sono dettagli ufficiali su quanto è realmente accaduto il 22 luglio».
Nessuno, a Il procuratore generale della Russia, Yury Chaika, risponde alle domande degli ambientalisti su una possibile contaminazione radioattiva e l'industria nucleare statale russa dimostra ancora una volta tutta la sua opacità ed il forte legame con l'apparato politico-energetico-militare. Ma Greenpeace non molla: «Si può capire perché le autorità russe potrebbero voler coprire ogni incidente e perdita radioattiva: la Russia vede se stessa come uno degli operatori dominanti nel settore nucleare globale. Dall'uranio per il combustibile nucleare, alla progettazione dei reattori, alla costruzione e al funzionamento delle centrali, la Russia vuole una grande fetta del "rinascimento" nucleare. Parlare di incidenti ai reattori nucleari per una gestione incompetente e un personale poco preparato non è una buona cosa per i potenziali investitori. Quando le autorità russe (e non solo della Russia, se è per questo) gestiscono i reattori nucleari senza onestà e trasparenza, mentre scaricano scorie nucleari a cielo aperto, abbracciano una tecnologia che non ha risolto nessuno dei suoi problemi pericolosi durante i 60 anni della sua storia. E' il Primo Ministro Putin che sta dicendo "frasi fatte"».