[16/09/2010] News

La Norvegia propone più tasse verdi. Ma il Major economies forum non sembra interessato

LIVORNO. Il 20 e 21 settembre a New York si riunirà Il Major economies forum voluto da Barack Obama per parlare di clima. Dovrebbe essere un'occasione importante perché ci saranno i rappresentanti dei 17 Paesi che da soli sono responsabili dell'80% delle emissioni mondiali di gas serra e quindi i veri colpevoli del global warming (Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia , Italia, Messico, Russia, Sudafrica, Stati Uniti e Unione europea).

L'inviato speciale degli Usa per il cambiamento climatico, Todd Stern sottolinea che l'incontro di New York rientra nell'ambito dei colloqui internazionali sulla riduzione delle emissioni nocive che causano i cambiamenti climatici, ma c'è da dubitare che le più grandi economie del pianeta dicano qualcosa di nuovo in vista del summit climatico di Cancun di novembre, visto che sono state responsabili del flop di Copenhagen del 2009 .

Secondo Stern, il meeting di New York sarà l'occasione per «Un dialogo sincero tra le principali economie sviluppate e in via di sviluppo per fare progressi nei meeting sul cambiamento climatico e sulla sfida dell'economia pulita. L'incontro farà anche andare avanti l'esplorazione di concrete iniziative e joint venture per incrementare i rifornimenti di energia pulita durante il taglio delle emissioni di gas serra».

Il Major economies forum, che era nato proprio per spingere il mondo verso un futuro "virtuoso" sembra quindi arenato ancora sulla "esplorazione" del presente e soprattutto sulle difficoltà degli Usa a far passare una qualsiasi legge su clima ed energia. Probabilmente a New Tork non si parlerà della proposta fatta dalla Norvegia di nuove "green taxes" per aiutare la crescita economica e l'occupazione.

D'altronde quasi nessuno ha dato attenzione alla conferenza tenutasi ad Oslo il 13 settembre, durante la quale il primo ministro laburista norvegese Jens Stoltenberg ha detto che «Le tasse verdi sono tra i modi per stimolare l'occupazione e la ripresa economica. Nonostante una minore attenzione per le soluzioni ambientali venuta dal vertice di Copenaghen delle Nazioni Unite nel 2009, le questioni ambientali sono ancora all'ordine del giorno».

Il governo della Norvegia, che sta mettendo da parte nei fondi pensione i proventi del petrolio del Mare del Nord, è convinta che «Uno dei modi con i quali possiamo ripristinare finanze pubbliche è quello di cercare di avere le tasse verdi. Uno dei problemi che hanno di fronte molti Paesi europei è che hanno ridotto le imposte durante i periodi di alta crescita economica e ora hanno problemi nel finanziamento del settore pubblico. Vediamo un legame molto stretto tra le questioni climatiche e la ripresa economica. Gli investimenti in tecnologia verde sono parte della soluzione», ha detto Stoltenberg.

Anche il primo ministro greco George Papandreu, che con la finanza allegra e creativa e lo sviluppo da rendita sta facendo durissimi conti, è diventato uno dei leader più convinti della necessità di investire nei lavori verdi, e ad Oslo ha chiesto di finanziare l'energia solare o l'isolamento degli edifici.

Ma il meeting norvegese ha visto una partecipazione ridotta e un po' fiacca che riflette un clima di "riflusso" generalizzato sulle questioni energetico-climatiche da parte di governi che sono alle prese con una ripresa che credevano veloce e che invece, quando c'è e se c'è, procede a passo di lumaca.

Una prudenza che si riflette anche nel documento di 102 pagine redatto dal Fondo monetario internazionale e dall'International labour organization per il convegno su "Crescita, occupazione e coesione sociale" che fa solo qualche riferimento alla tutela dell'ambiente e non menziona mai i lavori "green", l'ambiente come risorsa e il cambiamento climatico nel testo principale.

Anche Stoltemberg è convinto che l'attenzione sulle tematiche ambientali è calata rispetto solo ad un anno fa, quando era in piena preparazione il vertice di Copenhagen: «No, non è così forte come allora. Ma il problema ambientale è grande come era allora».

Stoltenberg è doppiamente preoccupato perché è anche co-presidente di un gruppo nominato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per cercare di attuare l'obiettivo di 100 miliardi all'anno dal 2020 per aiutare i Paesi in via di sviluppo a lottare contro i cambiamenti climatici. Ad Oslo ha spiegato ai giornalisti che è ancora troppo presto per dire quali sono le conclusioni del rapporto delle Nazioni Unite sui finanziamenti climatici che dovevano essere erogati dai Paesi sviluppati nel 2010, ma le notizie e le lamentele che arrivano dai vari Paesi in via di sviluppo che avrebbero dovuto riceverli dicono che la prudenza del premier norvegese è probabilmente venata di sconforto.

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