[13/10/2010] News

Stop alla moratoria sulle trivellazioni petrolifere nel Golfo del Messico

LIVORNO. L'Amministrazione Usa ha tolto la moratoria alle trivellazioni nel Golfo del Messico imposta dopo la marea nera causata a partire dal 20 aprile dall'esplosione e dall'affondamento della piattaforma offshore Deepewater Horizon della Bp. Il segretario agli interni Ken Salazar lo ha annunciato ieri in una teleconferenza durante la quale ha spiegato che le nuove regolamentazioni messe in atto dopo la marea nera Bp avrebbero permesso di rafforzare le misure di sicurezza e di ridurre il rischio di esplosioni catastrofiche, quindi l'Amministrazione Obama ha deciso che «E' appropriato togliere la sospensione sulle trivellazioni offshore per gli operatori in grado di rispondere ai criteri posti dal governo per garantire la sicurezza - ha detto Salazar - L'industria petrolifera e gasiera funzionerà secondo delle regole più stringenti, con una supervisione rafforzata e in un ambiente regolamentare che resterà dinamico mano a mano che noi sviluppiamo le riforme che abbiamo messo in opera».

La moratoria avrebbe dovuto durare fino al 30 novembre ma l'avvicinarsi delle elezioni di mezzo termine sta producendo su Obama fortissime pressioni locali e delle lobby economiche legate ai candidati democratici, senza contare la campagna apertamente pro Big Oil scatenata dai repubblicani che chiedevano la fine della moratoria (che era solo per le trivellazioni in acque profonde) perché secondo loro metteva a rischio definitivamente migliaia di posti di lavoro, mentre un rapporto federale parlava della perdita temporanea di 8.000 -  12.000 posti di lavoro nelle trivellazioni e nell'indotto.

Secondo Michael Bromwich, il direttore del Bureau of ocean energy management, regulation and enforcement (che ha sostituito le precedenti inefficienti agenzie statali che avrebbero dovuto controllare le Big Oil e invece spesso ne erano complici a pagamento) «Sono stati realizzati dei progressi significativi nel corso degli ultimi mesi per rafforzare la sicurezza delle operazioni di trivellazione in futuro e per rispondere ad alcune debolezze negli sforzi di confinamento e di intervento di fronte alla marea nera. Pensiamo che i rischi causati dalle trivellazioni offshore siano stati sufficientemente ridotti per autorizzare le trivellazioni nel rispetto dei regolamenti attuali e future». Esattamente quello che assicuravano la Bp e le altre Big Oil prima del disastro della Deepwater Horizon, la più grande tragedia ambientale americana della storia.

Le associazioni ambientaliste non l'hanno presa bene, a cominciare da Sierra Club, la più grossa e più vicina all'Amministrazione Obama. «Quasi sei mesi dopo il disastro Bp, la costa del Golfo si deve ancora riprendere - ha sottolineato il direttore esecutivo di Sierra Club Michael Brune -  Sono andati perduti posti di lavoro nel turismo e nella pesca e per gli anni a venire possiamo aspettarci di vedere i danni agli ecosistemi costieri ed alla fauna selvatica. Il disastro Bp è stata un campanello d'allarme, ma i nostri leader continuare a premere lo snooze button. La trivellazione offshore è un business pericoloso. E' stato un sollievo vedere che l'Amministrazione annunciava nuove normative di sicurezza, in forte ritardo, prima di abolire il divieto di trivellazione. Ma queste norme ancora non portano il rischio ad un livello accettabile. L'unico modo per assicurarsi che non vedremo un altro disastro della trivellazione è quello di porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio. Invece di mettere le comunità costiere nel Golfo, nell'Atlantico e in Alaska a rischio di altre fuoriuscite di petrolio, dovremmo espandere eolico, solare e le misure per l'efficienza e creare un sistema di trasporto da XXI  secolo. I nostri leader dovrebbero concentrarsi su investimenti che creano posti di lavoro nell'energia pulita nelle regioni produttrici di petrolio come la Costa del Golfo. Il presidente Obama ha recentemente compiuto passi significativi per spezzare la nostra dipendenza dal petrolio, come l'annuncio della scorsa settimana, aumentare gli standard dei carburanti. Purtroppo, l'industria del petrolio e i leader repubblicani continuano a ostacolare le misure che potrebbero contribuire a porre fine la nostra dipendenza dal petrolio. Hanno bloccato la legislazione dell'energia pulita al Senato e ora stanno combattendo contro i posti di lavoro nell'energia pulita. Questa estate, abbiamo visto di quanti danni è capace l'industria petrolifera. E' stata responsabile dei milioni di galloni di petrolio sgorgati nel Golfo del Messico, ed è ugualmente responsabile del blocco di una legislazione che avrebbe permesso di creare posti di lavoro nell'energia pulita. L'industria petrolifera ora lotta più duramente che mai per soffocare gli investimenti nelle energie pulite. I  repubblicani hanno lasciato per troppo tempo che l'industria petrolifera ci prendesse a schiaffi ed ora vediamo quel che abbiamo ottenuto: abbiamo visto un disastro dopo l'altro. La nostra Nazione ha iniziato a rimanere indietro, continuando a contare se gli obsoleti combustibili fossili, mentre dovrebbe essere il leader mondiale delle tecnologie energetiche pulite. Le Big Oil influenzano il Congresso e la nostra politica energetica è fuori controllo».

Philip Radford, il direttore esecutivo di Greenpeace, è molto più duro: «Il presidente Obama ha fatto trottare il segretario agli interni Salazar per fare il suo sporco lavoro: annunciare la decisione del presidente di revocare la moratoria sulle perforazioni offshore nel Golfo del Messico. Questa è pura politica del tipo più cinico. E' tutto basato sulla stagione elettorale non su problemi di sicurezza e ambientali. La Casa Bianca vuole farci credere di aver risolto tutti i pericoli della perforazione offshore e che possiamo tornare al business as usual. Si tratta di una falsa promessa, se non di una grande bugia. Proprio ora sono a Gulfport, Mississippi, a bordo dell' Arctic Sunrise di Greenpeace, dove il petrolio continua ad arenarsi sulle spiagge accanto a me. Gli scienziati che si sono uniti a noi sulla nave per scoprire quel che la Casa Bianca vuole coprire: che il petrolio è ancora qui, che sta avendo effetti sulla nostra salute, il nostro ambiente e che i peggiori impatti devono probabilmente ancora venire. Tuttavia, il governo vuole farci credere che aggiungere alcune correzioni tecniche e burocratiche ci farà arrivare fino a quello che chiamano il gold standard" per le pericolose trivellazioni offshore. Solo l'industria petrolifera vuole che questo disastro "vada via" più del presidente Obama, che incautamente ha aperto nuove zone di trivellazione offshore circa tre settimane prima che si verificasse i blowout Bp il 20 aprile 2010. Questo annuncio si aggiunge alla vera e propria debacle che è la strategia energetica del presidente Obama. Del presidente e del z suo Global Warming Zar, Carol Browner, che ha consigliato al presidente di consentire le perforazioni offshore e poi è andato davanti alla telecamera per dire che quasi tutto il petrolio s ne è andato. Recenti documenti forniti da Browner a Obama dipingono un quadri per l'energia e il clima ancora più brutto: la Casa Bianca continua ad avere il prosciutto sugli occhi utilizzando come merce di scambio per la legislazione sul clima le trivellazioni in mare aperto, l'energia nucleare e i diritto dell'Amministrazione di regolamentare l'inquinamento da carbonio. La energy and climate strategy del Presidente è stata un disastro. La sua nuova strategia elettorale per cercare di piacere alla Big Oil per salvare Democratici alle elezioni di mezzo termine fallirà certamente».

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