
[14/10/2010] News
ROMA. Oggi alla Camera il sottosegretario all'ambiente da Roberto Menia ha comunicato l'intenzione del governo di rispettare la scadenza del primo gennaio 2011 per l'entrata in vigore del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Menia rispondeva ad una deputata del suo partito, la finiana Giulia Cosenza, che in un'interrogazione urgente sollecitava iniziative per eliminare e prevenire i gravi danni all'ambiente causati dalla diffusione delle buste di plastica.
La prima reazione dal vice-direttore di Legambiente Andrea Poggio: «Una vittoria dell'ambientalismo e dei 100mila cittadini che in occasione delle giornate di Puliamo il Mondo hanno firmato la nostra petizione contro la proroga dello stop ai sacchetti non biodegradabili, che inquinano e consumano petrolio. Da tempo chiediamo di vietare a livello nazionale la loro produzione e distribuzione. Con la sua decisione, l'Italia si pone all'avanguardia, su questo fronte, tra i paesi industrializzati. E il provvedimento è di grande importanza anche per far progredire la raccolta differenziata dei rifiuti organici, per la quale la biodegradabilità dei sacchetti è indispensabile. Siamo certi che il ministero dell'Ambiente stia lavorando per definire le norme transitorie per l'esaurimento delle scorte residue di sacchetti e ci mettiamo a sua disposizione per contribuire alla loro definizione».
Legambiente recentemente aveva dato il via ad una petizione nella quale chiede al ministro dell'ambiente «Di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010».
Soddisfatto anche il responsabile per la green economy del Pd , Ermete Realacci: «La conferma dello stop definitivo alla produzione dei sacchetti di plastica dal primo gennaio 2011 è sicuramente una buona notizia. Ci auguriamo che sia finalmente la parola definitiva e che si apra una nuova stagione per l'ambiente, l'innovazione, la chimica. E' una proposta per cui il Partito Democratico si batte da anni. Si stima che vengano prodotte ogni anno circa 300mila tonnellate di shopper di plastica, pari a 430mila tonnellate di petrolio, con un'emissione di CO2 in atmosfera di circa 200mila tonnellate. La sostituzione dei sacchetti di plastica, che oltretutto da sempre rappresentano uno degli elementi di maggiore inquinamento diffusivo del territorio, delle coste e del mare, con sacchetti prodotti da materie prime di origine agricola potrà dare un grande contributo alla salvaguardia dell'ambiente, ma anche all'economia del paese, dando ai comparti industriali più maturi, nuove prospettive di competitività e di sviluppo a livello nazionale ed internazionale».
Di parere diverso Unionplast, l'Associazione dei produttori di manufatti in plastica aderente a Confindustria, che al Governo consiglia «una maggiore prudenza» e in una nota auspica «che la norma di messa al bando dei sacchetti di plastica dal 1 gennaio 2011 sia abrogata o quanto meno posticipata di un tempo congruo durante il quale il Governo possa avviare un vero piano di ricerca e sperimentazione che fino ad oggi, nei fatti, non si è visto». Unionplast - prosegue la nota - auspica inoltre che «il Governo, nel rivedere le proprie decisioni in merito alla messa al bando dei sacchetti di plastica, possa invece introdurre norme incentivanti per la produzione degli shopper con percentuali di plastica riciclata. L'applicazione della norma di messa al bando dei sacchetti di plastica - dice Unionplast - costringerebbe i Consumatori ad acquistare sacchetti monouso per il conferimento dei rifiuti mentre oggi, con un comportamento ambientalmente esemplare, il cittadino usa lo shopper di plastica almeno due volte: prima per la spesa e poi per i rifiuti. Ricordiamo - sottolinea Unionplast - che un analogo provvedimento di messa al bando degli shopper di plastica adottato in passato dal Governo francese e' stato oggetto di condanna da parte dell'UE e che non esiste alcuna direttiva comunitaria in materia, infine che solo i sacchetti in plastica o in plastica riciclata sono determinanti per il sicuro conferimento dei rifiuti anche in casi di emergenza, come e' accaduto a Napoli. L'impiego forzato di altri materiali - conclude Unionplast - è illegittimo ma soprattutto inutile, le prestazioni delle materie plastiche sono ben superiori a qualunque materiale alternativo e, anche sotto il profilo economico, non c'e' confronto che tenga».
Unionplast, però non dice che quello che è successo in Francia non si è verificato in Paesi che hanno abolito ben prima di noi i sacchetti di plastica, anche in Europa, e che la Cina e molti Paesi in via di sviluppo (come il Bangladesh), dove erano diventati una vera e propria peste, li hanno vietati. Vicino a noi la Corsica, ad esempio, li ha proibiti da anni.