
[26/10/2010] News
FIRENZE. I consumatori premiano le aziende più responsabili. Cioè quelle che si impegnano a realizzare prodotti più sicuri e di qualità, rispettando la sicurezza dei lavoratori coinvolti nella filiera, impegnandosi per ridurre gli impatti ambientali, dalla realizzazione alla commercializzazione. Sono comportamenti sostenibili tangibili. Basati su fatti veri, orientati da una responsabilità sociale concreta. Che hanno perciò un'importanza determinante per il futuro dell'azienda se comunicati in modo chiaro e trasparente: è quanto emerge da un'indagine di Gfk Eurisko che ha interpellato decine di manager di imprese che hanno intrapreso il Corporate social responsability, cioè il cammino della sostenibilità.
Dall'indagine pubblicata sulle pagine di Affari e Finanza di Repubblica emerge con chiarezza come anche la maggior parte degli italiani sia molto interessata alle modalità di responsabilità delle industrie. Ma secondo le risposte date, la maggioranza ancora "non si fida" dei comportamenti sostenibili di molte aziende, interpretati come sole iniziative di facciata, di immagine. Solo un terzo ritiene che quanto stiano facendo le aziende per l'ambiente sia concreto. Per contro, secondo una ricerca presentata da Centromarca (Associazione Italiana dell'Industria di Marca), la buona reputazione di un marchio o di un'azienda condiziona comunque più del 60% delle scelte, che si tramutano poi in acquisti. Quindi l'impegno per le buone cause è una pre-condizione per i consumatori, che diventano così osservatori attenti al di là del momento di acquisto. Tra i temi di carattere sociale che coinvolgono gli italiani al primo posto troviamo stabilmente "la protezione dell'ambiente", con "trasparenza ed onestà "che sono giudicati i fattori più importanti per stabilire e mantenere la fiducia nelle imprese.
Questo percorso è lungo e porta anzitutto a cambiare completamente le strategie fino ad oggi perseguite, perché se è fondamentale comunicare in modo trasparente, questo va fatto coinvolgendo tutti i soggetti del processo, nessuno escluso: dimenticare o lasciare a sé uno solo degli attori coinvolti vuol dire vanificare la strategia della sostenibilità. La disponibilità ad investire nel cambiamento dei processi interni è il fattore che alimenta la soddisfazione dei portatori d'interessi di un'impresa, cioè di tutti coloro che hanno a che fare con essa, e non solo pensando alla redditività per l'azionista di riferimento.
Un'azienda attenta ai diritti dei propri lavoratori, trasparente nei confronti dei possibili acquirenti, attenta all'ambiente ed alla qualità dei prodotti è più competitiva. Un'impresa che ragiona in quest'ottica sa bene che il potenziale acquirente non è più solo un consumatore, ma una persona che si informa con grande attenzione su un prodotto ben prima di acquistarlo: meno consumi ma scelte più mirate. Perciò nella filiera che va dai fornitori di materie prime (laddove possibile meglio seconde !) sino al prodotto finale deve essere comunicato in modo trasparente la catena del valore tra gli interlocutori. Deve esser un circuito continuo, permanente: perché non esistono imprese sostenibili, esistono imprese orientate alla sostenibilità, con tutto quello che ciò comporta in termini di criticità, debolezze e dismissioni di abitudini.
La ricetta è semplice, l'attuazione è difficile: va ripensato il modello di business, dando sostanza e profondità alla reputazione dell'impresa, in modo che il destinatario del prodotto o del servizio decida quali siano le realtà meritevoli delle proprie attenzioni.