
[12/11/2010] News toscana
FIRENZE. Il regolamento attuativo dell'articolo 23 bis della Legge Finanziaria, che sembra aver concluso la riforma nazionale dei servizi pubblici locali, ha messo in fibrillazione molte aziende di servizi ambientali. La norma inserita nel regolamento chiarisce le 2 modalità ammissibili di affidamento del servizio pubblico: la gara per la concessione ed il partenariato pubblico-privato, entrambe procedure di evidenza pubblica in linea con i principi europei di concorrenza. Per non alimentare facili aspettative, Il regolamento ha precisato con forza che gli affidamenti "in house" nel settore rifiuti saranno molto rari e ben motivati.
Poiché in parallelo è in piena corsa il countdown per la soppressione degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) - gli enti pubblici di regolazione che sovrintendono alla gestione dei servizi pubblici idrici e dei rifiuti - vengono a mancare nel momento cruciale i soggetti legittimati ad effettuare gli affidamenti (tramite gare) in sostituzione di quelli in essere (la cui scadenza anticipata era già prevista dallo stesso art. 23).
Con l'inizio del 2011 molte società pubbliche toscane che gestiscono servizi ambientali vedranno decadere l'affidamento sin qui avuto, ma per alcune di loro la composizione societaria, con quote in mano a soggetti privati, non permette la partecipazione hic et nunc alla nuova gara di affidamento, dovendo prima liquidare la componente privata.
Per far questo servono ingenti risorse, per di più trovandosi la maggioranza pubblica di queste società (i Comuni) in un periodo di forti ristrettezze economiche. Le più recenti analisi sulla percentuale di quanto incassato dai gestori tramite Tia o dai Comuni tramite Tarsu a fronte del fatturato, indicano nell'ultimo anno una sofferenza sui tempi di regolarizzazione di un numero crescente di contribuenti.
I ritardi più rilevanti, per i maggiori gestori regionali, sono relativi alle utenze non domestiche, gravate da situazioni di crisi ormai prolungata. Questa forma di elusione parziale ha reso più incisivo il lavoro delle società di recupero crediti, ma trattandosi nel settore ambientale di servizio non individuale, questo recupero, che richiede un gran lavoro basato su incrocio di dati, alla fine sorte effetti se parliamo di Tia, mentre è molto più difficoltoso e con scarsi risultati nel caso di Comuni che gestiscono le entrate tramite Tarsu.
Da qui nasce un effetto a cascata che coinvolge molti soggetti del sistema, dalle società che svolgono in outsourcing alcuni servizi fino alle imprese che, su base interprovinciale o regionale, svolgono vere attività di filiera, dalla raccolta al riciclaggio, delle materie prime seconde.
La situazione è complessa - normativamente ed economicamente - e oltre a lavorare sulle forme di aggregazione industriale indicate dalla Regione (un solo gestore per ogni ambito ottimale) sarebbe importante insistere sull'efficientamento immediato, realizzabile grazie ad accordi tra gestori su scala sovracomunale, anticipando lo scenario delle compagini finali.