
[07/12/2010] News
LIVORNO. Germanwatch e Climate action network Europe (Can Europe) hanno presentato in contemporanea alla conferenza Unfccc di Cancun ed a Bruxelles il "Climate change performance index 2011" (Ccpi), dal quale emerge che per la prima volta le azioni per il clima a livello nazionale superano quelle internazionali.
Germanwatch è nata nel 1991 per promuovere l'equità globale e la salvaguardia dei mezzi di sussistenza. Il suo lavoro, basato sul motto "observing, analysing, acting", si concentra sulle conseguenze in tutto il mondo delle politiche e dell'economia del nord del pianeta. Partendo dalla situazione delle persone emarginate del sud del mondo, Germanwatch vuole rappresentare, insieme alla società civile, una forte lobby per lo sviluppo sostenibile. Con oltre 140 membri in 25 paesi europei, Can Europe è la più grande coalizione europea di Ong che lavorano per fermare gli effetti più pericolosi del cambiamento climatico.
Can 'Europe è il nodo europeo di Can International, una coalizione globale che rappresenta milioni di cittadini in tutto il mondo uniti nella lotta contro il cambiamento climatico.
L'Index presentato a Cancun è stato aggiornata con gli ultimi dati disponibili fino al 2008 e consente di confrontare i dati Paese per Paese, dal momento che non solo considera i valori relativi alle emissioni assolute forniti dalla International Energy Agency (Iea), ma da anche un valore significativo al trend delle emissioni derivanti da tali dati (30%). Inoltre, include una valutazione della politica del clima (20%) sulla base di un sondaggio tra gli esperti nazionali del clima, che integra la parte quantitativa dell'indice e fornisce una valutazione dettagliata della politica climatica nazionale e internazionale dei singoli paesi.
Il rapporto Ccpi 2011 valuta e classifica i 60 Paesi che emettono il 90% dei gas serra legati all'energia, sia in base alle loro emissioni che alle politiche climatiche. Quest'anno alla realizzazione dell'indice hanno collaborato più di 190 esperti dei rispettivi Paesi che hanno svolto le analisi delle politiche nazionali.
Uno degli autori del Ccpi 2011, Jan Burck di Germanwatch, ha sottolineato che «Dopo i risultati deludenti a livello internazionale a Copenaghen, è una piacevole sorpresa che la consapevolezza del cambiamento climatico sia aumentata e che le azioni nazionali siano migliorate in un certo numero di Paesi. Per la prima volta, le politiche nazionali si sono classificate meglio delle politiche internazionali. Staremo a vedere se Cancun sarà in grado di tradurre queste azioni nazionali in una dinamica internazionale positiva».
Ma nonostante alcuni progressi il Ccpi conferma ancora una volta che nessun Paese merita di salire sul podio e lascia liberi i primi tre posti della classifica, quelli "very good", riservati ai Paesi che stanno facendo abbastanza per rimanere al di sotto l'obiettivo del limite di 1,5 gradi di riscaldamento medio globale.
In testa, al quarto posto, c'è il Brasile (70,5 punti), seguito da Svezia (69,9), Norvegia (67,0) e Germania (67,0). In quella che potremmo chiamare la "top 14 meno 3" dei Paesi "good" ci sono anche Gran Bretagna (65,9), Francia (64,6), India (64,1), Messico (64,0), Malta (63,8), Svizzera (63,6) e Portogallo (63,4). Rispetto al 2010 resta immutato il punteggio di Brasile, Svezia, Messico e Svizzera, salgono Norvegia, Gran Bretagna e Malta e calano leggermente gli altri.
Chiude la classifica dei Paesi "very poor" l'Arabia Saudita (25,8 punti), preceduta da Kazakistan (42,5), Australia (42,9), Canada (43,9). Anche i due maggiori inquinatori del mondo sono tra i "cattivi": la Cina è cinquantaseiesima (44,9), separata dagli Usa (46,5) solo dalla Polonia, il più "sporco Paese dell'Ue con 46,3 punti. Sia cinesi che americani sono in calo rispetto allo scorso anno. Risalendo la classifica tra i Paesi "very poor" troviamo Malaysia (47,1), Iran (47,2), Lussemburgo (48,3), Turchia (49,0), Russia (49,8) e Bulgaria (49,6).
Matthias Duwe, direttore di Can Europe, ha spiegato che «La Cina ha recentemente cominciato a migliorare le proprie politiche nazionali sul clima, compresa la legislazione in materia di energia rinnovabile, ed è già o il leader mondiale negli investimenti in energia eolica. Questo rappresenta una tendenza verso una forte politica nazionale per il clima nazionale che abbiamo notato quest'anno in tutto il Ccpi. Tuttavia, poiché nell'indice le emissioni sono considerate più pesanti della politica, la classifica la Cina è ancora calata rispetto all'anno scorso in base al suo andamento generale delle emissioni. Ma speriamo che il miglioramento visibile della politica nazionale climatica cinese ridurrà in futuro il trend delle sue emissioni e di conseguenza aumenterà il suo ranking. Una chiara eccezione al trend del 2011 verso una forte politica climatica nazionale sono gli Usa, dove il blocco in Senato della legislazione sul clima ha dato come risultato una classifica più bassa. Gli Usa mostrano una "very poor performance" riguardo alle emissioni pro capite ed alla politica climatica».
Il Ccpi contiene anche una mappa dedicata all'Europa che dimostra come le performance sul cambiamento climatico variano ampiamente da Paese a Paese e l'Italia non ci fa proprio una bella figura. «L'Unione europea ha alcuni paesi leader, vale a dire Svezia, Norvegia, Germania, Francia e Regno Unito - sottolinea il rapporto - Qui, i performance rankings sono sia in crescita che stabili , ma nel complesso sono relativamente buone. Tuttavia, in Europa, paesi come la Polonia, l'Italia e la Turchia hanno alcune delle posizioni più basse in classifica generale. Questo è dovuto principalmente alla lvalutazione della loro politica. La Polonia è stata, insieme all'Italia, il leader di quegli Stati dell'Unione europea che hanno bloccato l'obiettivo del 30% di riduzione (entro il 2020) nell'Ue. La Polonia è stata anche attiva nel bloccare le decisioni di finanziamento Ue per il clima».
Per l'Italia il risultato di questa alleanza eco scettica, quello che è stato chiamato il nuovo "Patto di Varsavia", è un misero quarantunesimo posto in classifica (addirittura con il segno più) e 52,7 punti che ci mettono in coda al gruppone dei 17 "poor country".