
[22/12/2010] News
LIVORNO. Il Guardian nella pubblicazione dei dispacci delle ambasciate Usa intercettati da Wikileaks si è imbattuto in una cosa che lo ha interessato molto, la misteriosa vicenda del gigante energetico tedesco Rwe dal progetto di realizzazione della centrale nucleare bulgara di Belene, del quale possedeva il 49% delle quote. Secondo gli americani Rwe si è tirata fuori perché l'affare «Puzzava di accordi "of side"».
Ma perché il Guardian si occupa con tanto interesse di una vicenda nucleare che fino ad ora, al di fuori delle proteste ambientaliste, è stata considerata quasi come un cascame dei vecchi accordi nucleari dell'epoca sovietica ed una specie di rivalsa del governo di destra della Bulgaria contro gli ex padroni russi che la centrale dovrebbero realizzarla? Perche, come spiega il giornale britannico, la Rwe possiede la Npower, «Uno dei più grandi fornitori di energia della Gran Bretagna, che vuole costruire una mezza dozzina di reattori nucleari nel Regno Unito», Rwe/ Npower fornisce elettricità e gas a 6,7 milioni di consumatori britannici e il Guardian è giustamente preoccupato di quel che combina nell'Europa dell'est una società che nel 2008 ha il 49% di una centrale nucleare, nell'ottobre 2009 firma un patto con un partner strategico e nel 2010 pianta baracca e burattini senza spiegare i veri motivi.
Rwe ha detto a russi e bulgari che l'abbandono del progetto del reattore nucleare da 7 miliardi di euro sarebbe dovuto al fatto che «Il finanziamento del progetto non potrebbe essere finalizzato entro il periodo concordato» e che «I problemi di sicurezza non sono un fattore». Dai documenti forniti da Wikileaks emerge al contrario che in Bulgaria la Rwe/ Npower è stata "Perseguitata dalla continua preoccupazione per la sicurezza».
I tedeschi hanno cercato una via di uscita da questo controverso progetto e, non potendo dire che i rischi per la sicurezza sono alti, visto che la cosa "sputtanerebbe" probabilmente l'intero nucleare post-sovietico (e le imprese occidentali che partecipano entusiasticamente, comprese quelle italiane), secondo gli americani avrebbe cercato una via di uscita "finanziaria", anche se la cosa è costata un bel pacco di euro. L'alternativa però sarebbe stata il rischio di danneggiare la sua reputazione.
Ma il Guardian ora fa notare che le notizie che emergono sulla sicurezza del nucleare bulgaro-russo «Mettono in dubbio il suo giudizio nella selezione di chi lavora ai progetti dei reattori».
I lettori di Greenreport sanno bene che dal 2007 diverse associazioni ambientaliste, tra le quali Greenpeace, che si battono contro la centrale di Belene, criticano duramente la Commissione europea che ha dato via libera al progetto, nonostante che l'ex agenzia nucleare della Bulgaria avesse detto pubblicamente il mese prima che il progetto andava bloccato per motivi di sicurezza.
La Rwe ceca di smentire le rivelazioni statunitensi: «Rwe aderisce a standard e criteri di sicurezza molto rigorosi. In ogni progetto in cui è coinvolta Rwe, la sicurezza è la priorità più alta. La ragione per cui Rwe si è ritira rata dal progetto di Belene è stata che, a causa della crisi economica e finanziaria internazionale, i finanziamenti del progetto non sono stati chiariti a tempo debito. Rwe ha avvisato i nostri partner bulgari delle difficoltà di finanziamento già in una fase precoce». Se anche così fosse (ed I dispacci Usa dicono che non è) I tedeschi sorvolano sullo scontro/trattativa fra bulgari e russi e sullo scenario politico-energetico che c'è dietro. Chi non sorvola invece è il Guardia che sottolinea che i cablogrammi "nucleari" resi noti da Wikileaks arrivano nel bel mezzo «Di crescenti preoccupazioni per la sicurezza per un imminente "rinascimento nucleare" globale, con più di 1.000 reattori dovrebbe essere costruito entro il 2030, secondo la World Nuclear Association. I paesi che potrebbero rivolgersi all'energia nucleare per la prima volta comprendono Albania, Bangladesh, Kenia, Venezuela e Siria».
E pensare che solo nell'agosto 2008 l'amministratore delegato della Rwe, Jürgen Grossmann, assicurava, rispondendo a una domanda sul suo possibile coinvolgimento in un progetto over-budget e in ritardo: «Non è vero, è notevole il possibile coinvolgimento di Rwe nella costruzione di una nuova centrale nucleare a Belene, Bulgaria, sulla base di una tecnologia all'avanguardia che viene descritta come irresponsabile».
I tedeschi assicuravano: «La partecipazione di Rwe ai progetti garantisce un alto livello di comportamento etico nel business e l'apertura alle preoccupazioni di tutti gli stakeholder Possiamo garantire che ogni progetto è in linea con gli standard europei in materia di trasparenza e informazione al pubblico. E' comunque pratica comune all'interno di tutti i nostri progetti, Rwe applica un simile codice di condotta. Lo stesso è avvenuto per il progetto di Belene per il quale è stato sviluppato un codice di conformità che sarà attuato; avremo così introdotto strumenti dedicati alla lotta alla corruzione. Abbiamo sollevato questi problemi con la Nec e il governo bulgaro e hanno confermato che si trattava di una accordo condiviso reciprocamente. Rwe ha firmato un accordo di joint venture con Nec nel dicembre 2008, dopo un'intensa pre-valutazione del progetto. In base all'accordo di joint venture le società coinvolte hanno deciso di continuare insieme il lavoro di sviluppo del progetto e l'ulteriore avanzamento del progetto. La potenziale costruzione congiunta e l'operatività della nuova centrale non sarebbe andata avanti fino a quando gli aspetti legati alla sicurezza, giuridici, economici ed organizzativi non fossero stati risolti durante questa fase».
I dispacci Usa invece dicono che, malgrado la fiducia di facciata, la Rwe aveva già dopo poche settimane «Il rimorso dell'acquirente». L'ambasciatore americano conferma quello che greenreport ha scritto più volte: secondo i contatti locali bulgari c'era una corsa ad iniziare la costruzione della centrale per fare in modo che Rwe restasse nel progetto. La Rwe avrebbe risposto ai costruttori russi ed ai soci bulgari che non avrebbe dato un euro di finanziamenti fino a quando non avesse visto «Versato il primo calcestruzzo», segnalando poi all'avvio della costruzione che esperti coinvolti nel progetto Belene avevano privatamente espresso «serie preoccupazioni» e che se le procedure di sicurezza continuavano ad essere ignorate, «Potrebbero rappresentare un rischio enorme».
Il partener della Rwe, la compagnia statale NEC, che deteneva il 51% del progetto e che sta cercando di sbolognare quote a russi ed europei, ha rifiutato di commentare le accuse americane.
Quello che emerge, nonostante l'omertà nucleare, è che la Rwe ha detto di essere «Al buio» riguardo alla maggior parte dei problemi tecnici di Belene. In un cablogrammi pubblicato da Wikileaks si scopre che i tedeschi nel febbraio 2009 avevano chiesto di rivedere tutti i contratti su Belene e la Rwe era preoccupata «Riguardo alla mancanza di trasparenza del progetto ed alla necessità di lavorare con Atomstroyexport (il principale contraente russo, ndr) Rwe vuole imporre business practices europee». Infatti, la multinazionale tedesca sembra che all'epoca fosse in trattative con altri gruppi energetici dell'Ue, tra i quali il Guardian cita la belga Electrabel, per vendere metà delle sue quote, ma nessuno ha voluto comprare quello che sembra un pericoloso bidone nucleare. L'ambasciatore americano in Bulgaria ci va giù duro: «Rwe si rende conto che lavorare con le compagnie russe e bulgare nel settore energetico è una "combinazione velenosa" per gli investimenti europei (...) I bulgari quando parlano della centrale nucleare di Belene lo fanno sempre di più a bassa voce. Problemi di ritardi, problemi di finanziamento, accordi horse-trading e mercanteggiamenti non trasparenti, l'influenza russa ... e gli interessi di politici ben collegati agli oligarchi dell'energia, inevitabilmente vengono a galla».