[27/01/2011] News

Avviata la demolizione delle villette abusive di Isola di Capo Rizzuto

LIVORNO. Mentre il decreto mille proroghe nasconde nelle sue mille pieghe l'ennesimo tentativo di un condono edilizio pensato da un governo che sembra voler tutelare i furbi, dalla Calabria arriva una buona notizia che dovrebbe essere "normale" in un Paese civile: l'abbattimento delle villette abusive sull'isola di Capo Rizzuto, stabilito dal prefetto Vincenzo Panico.  

E in un Paese civile un'associazione ambientalista come Legambiente non avrebbe nemmeno dovuto scrivere come fa oggi «Sosteniamo con convinzione l'azione del prefetto che finalmente ha riportato la legalità in una zona di grande valore ambientale, una delle prime aree marine protette del Paese sfregiata da costruzioni abusive senza tenere minimamente conto delle regole».

Ecco come il dossier "Mare Mostrum 2010" di Legambiente descriveva la situazione: « Le 800 ville dei clan nell'Area marina protetta di Capo Rizzuto (Kr). Siamo sulla costa che va da Crotone a Isola di Capo Rizzuto, dove si trova una delle aree marine protette più belle del Mediterraneo. Ma siamo anche su uno dei tratti che negli anni sono stati tra i più violentati dalla piaga dell'abusivismo edilizio. Nel 1999 un censimento realizzato dalla Capitaneria di porto di Crotone contò 75 costruzioni illegali. Alcuni anni dopo, con l'operazione Isola Felice, la questura di Crotone mise i sigilli a centinaia di case abusive: gran parte degli immobili sequestrati, tra cui ville di notevoli dimensioni e valore, risulterebbe di proprietà di persone affiliate alla cosca degli Arena, mentre gli altri apparterrebbero a esponenti di clan diversi. Le indagini hanno portato alla denuncia di 250 persone. Ma niente sembra fermare il mattone abusivo. Sempre negli stessi anni venne sottoscritto in Regione un "contratto di programma" per riqualificare la costa di Isola Capo Rizzuto, per sanare gran parte degli interventi abusivi. Nel 2004 un nuovo censimento rileva, tra costa ed entroterra, la cifra record di 800 immobili fuori legge. Stante l'inerzia delle amministrazioni locali, la Procura della Repubblica di Crotone ha preso in mano la situazione e, nel giugno del 2008, ha firmato il contratto con una ditta di demolizioni per abbattere i primi 18 manufatti. Ma da allora tutto tace, il procuratore è stato trasferito e delle ruspe non si è vista nemmeno l'ombra».

Invece con l'inizio del 2011 le ruspe sono arrivate e Franco Falcone, direttore di Legambiente Calabria, sottolinea che si tratta di «Una battaglia, quella contro l'abusivismo che il Comune aveva già intrapreso senza, purtroppo, uscirne vittorioso visto che le gare bandite per l'assegnazione dei lavori andarono deserte. Ora dalla prefettura arriva un messaggio inequivocabile di ferma lotta all'illegalità e contro l'abusivismo edilizio, una pratica fin troppo diffusa nel nostro territorio che non risparmia neppure i luoghi protetti. Ci auguriamo che questa demolizione sia d'esempio per i tanti altri abusi sparsi per la regione che da anni attendono l'intervento delle ruspe e un monito ascoltato in grado di scoraggiare altri futuri abusi, verso i quali é necessario continuare a vigilare».

Pensare che in una regione che ha fame di lavoro vada deserta una gara può sembrare strano, ma il Cigno Verde ricorda il quadro di questa ritirata della legalità e della democrazia che come sfondo ha purtroppo una politica territoriale che sembra quella di Cetto Laqualunque: «Con 561 infrazioni accertate dalle Forze dell'Ordine, 606 persone denunciate o arrestate e 273 sequestri effettuati, nel 2010 la Calabria era la terza regione d'Italia per cemento illegale sulle coste e che solo nell'area marina protetta di Isola Capo Rizzuto sono state contate oltre 800 villette abusive».

Antonio Tata, presidente del circolo Legambiente di Crotone, sa che la tutela del territorio passa per una strada difficile: «Ci appelliamo ai cittadini di Isola perché si schierino apertamente dalla parte della legalità. Solo se riscattiamo il nostro territorio dallo scempio edilizio e dagli interessi della criminalità, possiamo puntare su una prospettiva di sviluppo economico duraturo basato sulla qualità turistica che porti finalmente beneficio alla collettività».

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