[07/09/2009] News toscana

Fuso (Cgil Firenze): «In tutti i processi di ristrutturazione mettiamo al centro il tema della sostenibilità»

FIRENZE. Sulla vicenda del termovalorizzatore di Testi (Greve in Chianti) il sindaco Bencistà sbaglia a porre "i lavoratori" e "i cittadini" su due piani diversi, poiché sono la stessa cosa e le esigenze non possono essere contrapposte. In generale, il sindacato dà e dovrà dare sempre più appoggio alla green-economy, vista come non risolutiva del problema occupazionale ma comunque potenzialmente caratterizzata da «numeri importanti». Tutto questo, naturalmente, dovrà accompagnarsi ad un'opera di sensibilizzazione dei lavoratori sulla questione, per togliere acqua al fangoso lago della "guerra tra poveri" che si solleva ogni volta in cui i necessari limiti e vincoli imposti da una riconversione ecologica dell'economia vengono fatti cadere sulle sole spalle di chi rischia di perdere il posto di lavoro, senza essere preceduti da una politica di sistema.

Questo il senso delle dichiarazioni rilasciate oggi a greenreport da Mauro Fuso, segretario della Camera del lavoro di Firenze, che così si esprime riguardo alla questione-Testi: «Il punto è che non c'è contraddizione tra l'interesse dei lavoratori e la loro stessa vita come cittadini, e quindi il tema dei cittadini e dell'occupazione deve essere affrontato anche alla luce delle necessità dello smaltimento dei rifiuti, e degli impianti previsti alla Rufina, a Greve e a Case Passerini. E con questo non metto certo in discussione la differenziata, il riutilizzo e le altre azioni del ciclo dei rifiuti. Nelle dichiarazioni di Bencistà ho letto una contrapposizione non utile, nemmeno per Greve: il sindaco ha sbagliato a porre in alternativa le istanze dei lavoratori e dei cittadini, perchè i lavoratori sono anche cittadini».

E' chiaro, comunque, che o si persegue la green-economy e i suoi aspetti occupazionali a livello di sistema, o il problema di compatibilità tra ambiente e lavoratori è destinato a ripresentarsi con sempre più forza. Basta pensare, ad esempio, alla questione degli impianti energetici e alle future, necessarie riconversioni. Che ruolo ha in questo la Cgil e il sindacato in generale?
«Concordo con questa analisi. Infatti, come Cgil, in tutti i processi di ristrutturazione di questi anni abbiamo cercato di mettere al centro il tema della sostenibilità, sia per quanto riguarda la produzione che i processi. Per la nostra zona penso al caso dell'Electrolux di Scandicci, in cui il sindacato ha spinto perchè fosse riconvertita alla produzione di pannelli fotovoltaici e altre attività connesse. Questo per le vicende "concrete", ma occorre agire anche sul piano culturale».

E a parte l'Electrolux?
«A parte l'Electrolux, che è comunque un caso particolare e non comune, devo dire che nelle nostre iniziative il tema è ben presente, anche se non sempre. Non dobbiamo commettere più l'errore che facciamo da 20 anni, cioè quello di perseguire una crescita e uno sviluppo a tutti i costi, senza passare per la sostenibilità».

Qual è la reazione dei lavoratori negli ambiti in cui la questione, con le sue prospettive ma anche con i suoi rischi, viene sollevata?
«La posizione tipica è quella che punta al "lavoro sempre, anche a costo di pagare in termini naturali": è una reazione comprensibile e spontanea, ma questa spontaneità va gestita, guidata e orientata dal sindacato (verso gli obiettivi di prospettiva, nda)».

Esistono stime prodotte dalla Cgil sulle prospettive occupazionali legate allo sviluppo della green-economy in Toscana?
«Stime particolari non le ho, e se sono state fatte non mi sono giunte all'occhio. Per ora è stata fatta qualche previsione, ma credo che sia sempre un lavoro un po' complicato. Comunque, se ci sono iniziative da parte del pubblico le prospettive sono molto buone: non so se la green-economy possa interamente rimpiazzare la perdita di occupazione odierna, ma credo che sia comunque un ambito da numeri importanti, e finora si è fatto troppo poco, in Italia e in Toscana». 

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