
[02/02/2011] News toscana
LIVORNO. Le cave si fermano, per alcuni mesi, in attesa che la domanda riprenda. La fotografia di un settore in crisi che ha perso il 30% del fatturato dal 2008 (dopo però una decennale serie continua e ininterrotta di crescita, frutto dell'urbanizzazione incessante che ha accompagnato gli ultimi 30 anni del secolo scorso) è fotografata dall'Anepla, l'associazione nazionale estrattori e produttori lapidei, ed è rilanciato oggi sul Sole 24 Ore Centro nord per quanto riguarda l'Emilia Romagna, anche se se la situazione è simile un po' in tutta Italia.
La crisi per il momento ha risparmiato le maestranze (almeno in Emilia Romagna) e il direttore di Anepla Francesco Castagna ne spiega i motivi: «l'incidenza del costo della manodopera sul totale dei costi di gestione aziendale è meno rilevante rispetto ad altri settori, inoltre è difficile reperire sul mercato maestranze qualificate. Per il momento sfruttando anche il fatto che la materia prima non è deperibile approfittando del calo della domanda impiegando il personale in manutenzione e riqualificazione ambientale».
In realtà la domanda è si calata, ma solo per i paesi occidentali, mentre negli emergenti la richiesta è in considerevole aumento e a cascata aumentano anche i prezzi stessi delle materie prime (salvo speculazioni in uno o nell'altro senso).
Ecco allora che davvero la crisi potrebbe essere vista come un'opportunità, o meglio, al di là degli slogan e degli zero virgola, potrebbe essere colta l'occasione per inserirsi nel solco di quella riconversione ecologica che passa prima di tutto da una riconversione industriale.
L'Anpar per esempio è l'Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati, dove Gli aggregati riciclati sono il prodotto del trattamento dei rifiuti di natura inerte (macerie edilizie, ma anche scarti industriali).
Da ormai numerosi anni gli aggregati riciclati vengono impiegati con ottimi risultati nelle opere stradali (rilevati, sottofondi, riempimenti e colmate, strati di fondazione), nei manufatti in calcestruzzo a bassa resistenza e nei ripristini ambientali.
Tra gli associati ci sono moltissimi ex cavatori che dimostrano come in questo settore al riconversione sia tutt'altro che difficile e la crisi potrebbe costituire uno stimolo in più a correggere la direzione della locomotiva, oltre a tutta una serie di vantaggi ambientali riconosciuti da tempo: la salvaguardia di montagne e fiumi che oggi vengono scavati provocando quei mutamenti idrogeologici che non raramente sfociano in tragedie, il recupero di inerti che oggi riempiono cave e discariche e che costituiscono un enorme spreco di risorse. Non ultimo il fatto che la direttiva europea appena recepita dall'ordinamento italiano impone di raggiungere una percentuale di almeno il 70% in peso di riciclaggio.
Eppure mentre la domanda è stagnante e milioni di metri cubi di inerti giacciono in discarica invece di essere riutilizzati a costi più bassi (salvo il fatto che ancora oggi i cavatori pagano cifre irrisorie per le loro concessioni) si pensa per di ricominciare a pagare le ditte private che fanno lavori di messa in sicurezza nei fiumi, anche con la cessione in compensazione degli inerti escavati, riaprendo un vaso di Pandora terribile che si credeva chiuso negli anni '90, quando ai tempi dei provveditorati alle Opere Pubbliche il sacco dei fiumi imperava.
Un caso all'ordine del giorno oggi è quello del bacino del Magra, con la proposta di risparmiare 6 milioni con la vendita degli inerti dragati dai canali navigabili del basso Magra (3850 m. di fiume) e che - come raccontiamo in un altro articolo dell'edizione toscana (vedi link a fondo pagina) riaprirebbe la stagione speculativa che massacrò il Magra negli anni '50, '60 e '70, e si riverserebbe anche sugli altri piccoli fiumi e torrenti della Liguria. Ma si tratta solo dell'ultimo caso, se si pensa, sempre per rimanere nel centro Italia, al massacro delle colline della val di Cornia che continuano ad essere scavate mentre a pochi chilometri sorgono sul mare chilometri di montagnole di inerti residuati dalle lavorazioni della acciaieria di Piombino.