
[08/02/2011] News
DAKAR. Dakar con 1.009.256 di abitanti è la capitale e la principale città del Senegal. Numeri che raggiungono i 2.399.451 se consideriamo l'area metropolitana, corrispondente alla Regione di Dakar. La città si estende nella parte meridionale della Penisola di Capo Verde sull'Oceano Atlantico, è la sede della Camera bassa del Parlamento del Senegal (Assemblée nationale du Sénégal) e del Palazzo del Presidente, ma forse negli anni passati è diventata famosa come tappa d'arrivo della corsa Rally Parigi-Dakar.
La penisola di Capo Verde (Cape Verde) era abitata già dal XV secolo da popolazioni del gruppo etnico dei Lebou, e nel 1444 i portoghesi fondarono un insediamento nell'isola di Gorée che dal 1536 divenne una base per l'esportazione degli schiavi. Nel 1588 Gorée fu conquistata dagli olandesi, e l'isola passò di mano diverse volte fra portoghesi e olandesi, prima di venire conquistata, nel 1644 dall'ammiraglio inglese Robert Holmes ed infine nel 1677 dai francesi. Tuttavia nonostante fosse sotto il controllo amministrativo della Francia, un gruppo di famiglie meticcie discendenti da trafficanti olandesi e francesi e mogli africane, dominarono il commercio degli schiavi. L'infame "Casa degli schiavi" vi fu costruita nel 1776.
Il commercio degli schiavi fu abolito dalla Francia nel febbraio del 1794, riammesso da Napoleone nel maggio 1802 fino al marzo del 1815, quando fu definitivamente abolito. Nonostante l'abolizione di Napoleone il traffico clandestino di schiavi continuò a Gorée fino al 1848, quando fu abolito in tutti i territori della Francia.
Proprio per questo e perché la memoria non si perda, ieri mattina in apertura delle attività seminariali e convegnistiche del Social Forum Mondiale, un'amplissima delegazione di sindacalisti, ambientalisti, associazioni culturali (Cgil, Arci, Legambiente, Uisp, Tavola della Pace, Solidar Belgique, Cut Brasil, Cgt France, solo per citarne alcune) provenienti da molte parti del mondo, si sono recate sull'isola per apporre una targa con su stampato l'articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e con l'intento e l'impegno a far sì che nei prossimi mesi e anni quel luogo possa ospitare campi studio, di volontariato e tante attività capaci di rendere sempre viva la memoria.
E in questa Dakar carica di povertà e di tutti i segni di una globalizzazione criminale, ma al tempo stesso luogo cultuale propulsore dell'Africa Occidentale, con l'Università Cheikh Anta Diop, principale università del paese, Istituti di ricerca (Istituto Fondamentale d'Africa Nera, CODESRIA), numerose organizzazioni internazionali (UNESCO), il teatro nazionale Daniel Sorano, il Museo dell'IFAN, è cominciato l'World Social Forum, nato dieci anni fa a Porto Alegre in Brasile . Lo slogan sempre particolarmente attuale "Un altro mondo è possibile", è tornato a sfilare domenica pomeriggio con una manifestazione colorata e partecipata e sicuramente si respira la voglia degli organizzatori di mettersi in sintonia con quei movimenti legati alle rivolte esplose nelle ultime settimane in nord Africa e nel mondo arabo. A differenza delle altre volte qui il Comitato organizzatore probabilmente ha lasciato un po' troppo spazio nella parte più ufficiale del Forum ai politici e i lavori sono stati aperti dal presidente boliviano Evo Morales, molto vicino ai movimenti anticapitalisti e primo presidente boliviano appartenente alla maggioranza indigena, oggi parlerà l'ex presidente brasiliano Ignacio Lula Da Silva, ci sarà anche Martine Aubry, prima segretaria del partito socialista francese, e Segolene Royal, ex candidata alla presidenza francese.
Il Mediterraneo è scosso da profonde inquietudini, la crisi finanziaria mondiale ha messo in ginocchio le economie più forti e strangolato quelle deboli. L'equilibrio del pianeta è in pericolo. La Fao ha lanciato l'allarme sull'aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime alimentari per colpa di speculazioni, i cambiamenti climatici stanno devastando a velocità crescente territori immensi, la disoccupazione e la povertà invece di diminuire aumentano, e in questo contesto così complicato fino all'11 febbraio il Social Forum Mondiale concentrerà i propri lavori sulle risposte della società civile internazionale ad alcuni dei problemi che ipotecano il futuro.
Si è tornati in Africa dopo la puntata di Nairobi nel 2007 e saranno migliaia le occasioni di confronto per i partecipanti, attesi tra i 20.000 e i 60.000, nel Campus della Università Cheikh Anta Diop. Fitto il calendario di iniziative che vede ogni giorno circa 300 diverse attività e per moltiplicare la presenza, rendere visibili le attività e sensibilizzare la popolazione africana sulla presenza del Forum nel continente, sono state organizzate diverse 'carovane', partite nei giorni scorsi da Paesi vicini. Fra queste una carovana di ciclisti Uisp, l'associazione italiana dello sport per tutti, che dopo aver percorso un lungo tour nel territorio africano ha allestito all'interno dell'università un villaggio dello sport dove vengono organizzate attività e convegni, con il solito filo rosso che unisce tour ciclistico e presenza nel WSF: sport e solidarietà.
Il villaggio, che sarà inaugurato il 6 febbraio, sarà dotato di un campo di calcio e due di pallavolo. Sarà un luogo aperto a tutti dove si svolgeranno attività sportive e ricreative: tornei amichevoli, giochi tradizionali, danza, ginnastica, dodgebal, ma anche workshop e convegni.
Il Forum africano si propone di affrontare le dimensioni della crisi strutturale della globalizzazione capitalista, quella sociale, geopolitica, ambientale e ideologica, e se la crisi sociale verrà affrontata partendo dalle diseguaglianze, dalla povertà e dalle discriminazioni, la crisi geopolitica sarà al centro di un confronto sulle guerre e i conflitti in corso, sull'accesso critico alle materie prime, sull'ascesa di nuove potenze sullo scacchiere internazionale. Della crisi ambientale si parlerà affrontando i cambiamenti climatici, l'esaurimento di risorse naturali essenziali come l'acqua, l'accaparramento delle terre, la desertificazione e la perdita di biodiversità. La crisi di idealità si rivelerà evidente nell'ideologizzazione del tema della sicurezza, l'attacco alle libertà e alla democrazia, alla cultura, alla scienza e alla modernità.
Il Forum si concentrerà, inoltre, su molte questioni relative alla crisi e al modello di sviluppo dominante che hanno stretti riferimenti al contesto africano. L'Africa è un laboratorio e un punto d'osservazione privilegiato della situazione globale e come spiegano gli organizzatori del Forum non è povera, è stata dissanguata, non è emarginata, è stata messa all'angolo. E' essenziale per l'equilibrio economico ed ecologico delle materie prime e delle risorse naturali e umane mondiali, che tuttavia vengono messe a rischio dai Paesi del Nord e da quelli emergenti, con la complicità attiva di alcuni leader africani.
Intanto in questi anni il movimento mondiale ha tenuto, ha visto diffondersi tutte quelle buone pratiche che proprio lui ha promosso, ma ora la sfida torna ad essere la rete, la riconversione ecologica o ambientale di tutto il modello e di tutto il sistema. Al centro persone e diritti per costruire alternative in campo energetico, dei consumi, della produzione di cibo.
La preparazione del Social Forum Mondiale di Dakar, assai più di quanto accadde per Nairobi, ha coinvolto molte diverse realtà africane sia dal punto di vista geografico che socio-politico, valorizzando il fatto che negli ultimi due anni moltissimi paesi africani hanno tenuto eventi Forum sul loro territorio, e con tutte le difficoltà di un continente difficile da tanti punti di vista, la presenza della società civile e dei movimenti sociali africani si è sicuri che sarà molto più ampia. Dakar vuole essere insomma l'occasione per rinsaldare o avviare collegamenti e relazioni con tanta parte della società civile globale, per promuovere e rafforzare reti e per lanciare campagne e azioni internazionali.