[09/02/2011] News

Allarme Fao per il grano cinese. La siccità farà crescere ancora di più prezzi degli alimentari?

LIVORNO. Un calo delle temperature nella maggior parte delle regioni cinesi ed un fronte freddo attivo da ieri dovrebbero portare tra oggi e domani deboli piogge e nevicate in diverse aree devastate da una lunghissima siccità nelle province di Shanxi (nord), Henan (centro), Shandong, Anhui e Jiangsu (est).

In alcune zone del nord-ovest e del sud-est della Cina è iniziato a piovere martedi, ma fino a giovedi sono attesi solo tra i 13 e i 15 mm di pioggia, troppo poco per dissetare la grande siccità invernale cinese.

Per questo anche il Global information and early warning system on food and agricolture (Giews) della Fao ha lanciato una "Special alert": «Una grave siccità invernale nella pianura nord della Cina può mettere a rischio la produzione di grano. Precipitazioni sostanzialmente inferiori alla norma dal mese di ottobre 2010 (cfr. figura 1a) nella pianura a nord della Cina, principale area di produzione di grano invernale del paese, mettono a rischio il raccolto invernale di frumento che dovrebbe essere raccolto nel corso del mese di giugno. Le basse precipitazioni, con conseguente diminuzione della copertura nevosa (cfr. figura 1b) hanno ridotto la protezione delle piante di grano dormienti contro il gelo e le temperature le temperature che le uccidono (di solito sotto i -18° C) durante i mesi invernali da dicembre a Febbraio. Le basse precipitazioni e la sottile coltre di neve hanno messo a repentaglio anche la disponibilità di umidità del terreno per il periodo di crescta "postdormant". (Come dimostrato nella Figura 3). Così, la siccità in corso è potenzialmente un grave problema».

La siccità e la carenza di acqua potabile interessano circa 2.570.000 di persone e 2.790.000 capi di bestiame.
I problemi potrebbero essere stati anche più gravi: «Finora ci sono stati alcuni sviluppi positivi - spiega il Giews - come ad esempio le temperature relativamente miti, in particolare l'assenza di frost kill temperatures (vedi Figura 2a), e giornate con temperature sotto lo zero più basse della media (Figura 2b). Questo, combinato a maggiori irrigazioni supplementari messe a disposizione dal governo potrebbe compensare in qualche misura l'impatto negativo della debole caduta di neve e della bassa disponibilità di umidità.

Tuttavia, il tempo avverso, le temperature fredde particolarmente estreme potrebbero devastare ancora le rese agricole. Il governo ha stanziato circa 15 miliardi di dollari per sostenere il reddito degli agricoltori e sovvenzionare i costi di gasolio, fertilizzanti e pesticidi.

Questa siccità nel nord della Cina sembra poter accentuare la pressione sui prezzi del frumento, che sono aumentati rapidamente negli ultimi mesi. Nel gennaio 2011 il prezzo medio nazionale al dettaglio di farina e frumento è aumentato di oltre l'8% rispetto a due mesi prima e si è posizionato ad un più 16% rispetto all'anno precedente.

Anche se l'attuale siccità invernale non ha, finora, influenzato la produttività di grano invernale, la situazione potrebbe diventare critica se una siccità primaverile seguirà quella invernale e/o se le temperature di febbraio scenderanno al di sotto del normale».

Il governo cinese sa bene quanto la situazione sua grave e rischiosa: il 4 febbraio ha dato il via ad una risposta di emergenza di "livello II" per contrastare gli effetti della siccità.

Il ministero dell'agricoltura di Pechino spiega sul suo sito internet che «La risposta di emergenza di livello II significa una sorveglianza permanente, dei rapporti quotidiani sui danni, l'invio di esperti e di materiale di soccorso nelle regioni colpite. Il ministero ha inviato dei team nelle province dell'Hebei, dello Shanxi, del Jiangsu, dell'Anhui, dello Shandong, dell'Henan, dello Shaanxi e del Gansu per partecipare alla lotta contro la siccità. Una siccità colpisce da 4 mesi queste province, colpendo 96,11 milioni di mu (6,4 milioni di ettari) di campi di grano, cioè il 35,1% del totale dei campi di grano, e il 21,7% delle terre coltivate delle 8 province. Queste 8 province rappresentano più dell'80% del totale delle superfici coltivate a grano del Paese».

La siccità nel granaio cinese che sfama il Paese più popoloso del pianeta avrà sicuramente fortissime ripercussioni sul mercato internazionale e sui prezzi alimentari che a gennaio nel mondo hanno raggiunto un nuovo picco storico, per il settimo mese consecutivo. L'ultimo Indice dei prezzi alimentari della Fao ha registrato una media di 231 punti in gennaio.

Un incremento del 3,4% rispetto al dicembre 2010. Si tratta del livello più alto (sia in termini reali che in termini nominali) da quando la Fao ha iniziato a misurare i prezzi alimentari nel 1990. Il prezzo dei cereali ha registrato in gennaio una media di 245 punti, un aumento del 3% dal dicembre 2010, ed il livello più alto dal luglio 2008, ma ancora l'11% in meno rispetto al picco raggiunto nell'aprile 2008.

«L'aumento di gennaio - spiega la Fao - riflette per lo più il proseguire degli aumenti dei prezzi internazionali del grano e del mais, per una ristrettezza dell'offerta, mentre il prezzo del riso è leggermente calato. Va tuttavia tenuto presente che il momento della rilevazione coincide con il raccolto delle principali colture nei maggiori paesi esportatori».

Il prezzo di oli e di grassi è salito del 5,6%, raggiungendo 278 punti e avvicinandosi al livello record del giugno 2008, «Riflesso di un saldo sempre più sbilanciato tra domanda ed offerta nel settore dei semi oleosi».

I prodotti lattiero-caseari a gennaio hanno registrato una media di 221 punti, con un aumento del 6,2% dal dicembre scorso, ma il 17% in meno del picco del novembre 2007. «Una domanda globale consistente di prodotti lattieri, nel contesto di un normale calo stagionale della produzione nell'emisfero sud, ha continuato a sostenere i prezzi lattieri».

Il prezzo dello zucchero a gennaio ha avuto una media di 420 punti, un rialzo del 5,4% sul dicembre 2010. «I prezzi internazionali dello zucchero rimangono alti, spinti dalla ristrettezza dell'offerta globale».

Rimane stabile a circa 166 punti il prezzo della carne: «La diminuzione dei prezzi della carne in Europa, causato dal calo di fiducia del consumatore dopo lo scandalo della contaminazione dei mangimi, è stato compensato da un leggero incremento dei prezzi delle esportazioni dal Brasile e dagli Stati Uniti».

L'economista Fao ed esperto del mercato dei cereali, Abdolreza Abbassian, ha spiegato che «I nuovi dati mostrano con chiarezza che la pressione al rialzo dei prezzi alimentari mondiali non accenna a placarsi. Ed è assai probabile che nei mesi a venire i prezzi resteranno sostenuti. I prezzi alti sono motivo di grande preoccupazione specialmente per i paesi a basso reddito con deficit alimentare, che potrebbero avere serie difficoltà a pagare le importazioni alimentari, e per le famiglie povere che spendono grandissima parte del proprio reddito per il cibo. L'unico fattore incoraggiante sinora viene da un numero di Paesi dove, grazie ai buoni raccolti, i prezzi interni di alcuni alimenti di base sono rimasti relativamente bassi rispetto ai prezzi mondiali».

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