[15/02/2011] News

Continuano gli arresti e i pestaggi di ambientalisti e giornalisti russi che difendono la Foresta di Khimki

LIVORNO. E' stata arrestata Alla Chernyshyova (nella foto), una nota attivista ambientale russa, in prigione con lei sono finite anche le sue due figlie di 3 e 6 anni. L'arresto risale al 10 febbraio, ma lo si è saputo solo ieri grazie alla segnalazione fatta all'Ong ambientalista russo-norvegese Bellona dagli attivisti del gruppo di cui fa parte l'ambientalista russa.

Secondo gli ambientalisti la Chernyshyova «è l'ultima vittima della campagna del silenzio contro gli oppositori alla nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo che sta lacerando l'antica foresta di Khimki a nord di Mosca».

Dopo un'ondata estiva di proteste pubbliche, il presidente russo Dmitry Medvedev nell'agosto 2010 aveva ordinato la sospensione della costruzione dell'autostrada ed una rivalutazione del percorso, ma a dicembre il premier Vladimir Putin ha deciso che i lavori dell'autostrada dovevano andare avanti e secondo il percorso previsto. Gli ambientalisti russi denunciano che «Le imprese coinvolte nella costruzione sono segnalate per avere legami ad alto livello col governo e la costruzione di autostrade in Russia e è uno dei settori più corrotti».

La situazione politica è molto confusa e probabilmente si intreccia con lo scontro tra Medvedev e Putin. Il primo febbraio il presidente russo, durante un incontro ad Yekatrinburg del Consiglio di presidenza sullo sviluppo della società civile e dei diritti umani, aveva lodato l'iniziativa pubblica che ha portato la questione di Khimki alla sua attenzione. Intanto Putin ed i suoi fedelissimi locali facevano arrestare e bastonavano i contrari all'autostrada.

L'arresto della Chernyshyova e delle sue piccole figlie è avvenuto lo stesso giorno che autorità hanno annunciato che a marzo ripartirà il progetto dell'autostrada, nonostante che i rapporti indipendenti dimostrino che il percorso attraverso la foresta di querce di Khimki è la peggiore opzione possibile a disposizione. Intanto la Chernyshyova è stata rilasciata ed ha spiegato a Bellona Web il perché del suo arresto: la trentacinquenne ambientalista russa è accusata dalla polizia di aver minacciato le forze dell'ordine con una bomba finta mentre il primo febbraio disperdevano brutalmente una raduno di protesta, la donna avrebbe alzato un sacchetto di plastica con un «Modello ben preparato di un ordigno esplosivo». Una cosa così assurda che non ci crede praticamente nessuno e in molti fanno rilevare che il pretesto che ha permesso ai poliziotti russi di intervenire è stato proprio un allarme bomba lanciato dalle stesse forze dell'ordine. Yaroslav Nikitenko del Movimento per la difesa ambientale della zona di Mosca, che ha organizzato la protesta, ha detto a Bellona web: «Inaspettatamente, diverse auto della polizia, con mitragliatrici, cani e ambulanze sono comparse sul sito della del meeting di protesta. La protesta si teneva in difesa dei corsi d'acqua protetti di Mosca e in particolare del fiume Khimki. Il luogo dove era in corso l'incontro è stato bloccato dalla burocrazia e ci hanno chiesto di lasciarlo perché c'era il sospetto che qualcuno ci avesse messo una bomba».

Yevgeniy Chirikova, leader del movimento di difesa della foresta, ha confermato che la polizia ha disperso l'incontro del primo febbraio, al quale partecipava la Chernyshyova, a causa di un allarme bomba e ha detto che c'era solo un sacchetto di plastica incustodito. Il portavoce della polizia, Yevgeny Gildeyev, ora dice che la Chernyshyova era stata presa solo in custodia per chiarimenti, ma non ufficialmente arrestata ed accusa gli ambientalisti di fare i buffoni. Inoltre le due bambine sarebbero state portate in galera insieme alla madre solo perché lei aveva insistito per portarsele dietro. Comunque la polizia dopo l'interrogatorio ha detto alla Chernyshyova di tenersi a disposizione e di non parlare della storiaccia. L'ambientalista ha invece detto subito all'agenzia Ap: «E' tutta una bugia. Stiamo assistendo all'inizio di un nuovo trend contro il nostro movimento. Solo Hitler avrebbe usato tattiche di questo tipo». Poi ha spiegato a Bellona che gli agenti dall'unità contro la criminalità organizzata hanno cercato di portarle via le bambine. La Chernyshyova dice di aver partecipato alla protesta dell'1 febbraio con un sacchetto di plastica, ma che non conteneva una finta bomba, tanto che i poliziotti non ci hanno trovato nulla dentro. Gli ambientalisti dicono che il ritrovamento della presunta borsa/sacchetto abbandonata contenente una bomba è falso e che è stato orchestrato per creare problemi legali e permettere di fare arresti. Il tentativo di intimidire chi protesta sembra più che evidente e dietro questa strategia della tensione, che punta a mettere sullo stesso piano il terrorismo ceceno e gli attivisti ambientali, ci sarebbero grandi imprese coinvolte nella costruzione dell'autostrada, in particolare la Teplotekhinka, che ha forti collegamenti con il potere putiniano. Il governo è sempre più preoccupato dagli episodi di corruzione intorno alla vicenda di Khimki e gli ambientalisti temono che i servizi di sicurezza russi possano agire ancora più rapidamente per sedare la protesta, utilizzando anche una finta bomba abbandonata che nessuno, al di fuori della polizia, ha visto.

La brutalità si spreca: diversi giornalisti che si sono occupati della foresta Khimki sono stati brutalmente picchiati, a novembre l'ambientalista Konstantin Fetisov è stato ricoverato in ospedale ed è ancora in coma. Sempre a novembre il reporter di Kommersant Oleg Kashin è stato massacrato a sprangate davanti ad una telecamera di sicurezza. Mikhail Beketov, direttore della Khiminskaya Pravda, tra i primi a lanciare l'allarme sulla distruzione della foresta e a parlare di corruzione dei funzionari locali, nel novembre 2008 è stato picchiato così brutalmente che ha subito lesioni cerebrali ed ha perso la parola, gli sono state amputate diverse dita e la gamba destra. Nonostante questo nell'estate 2010 ha dovuto lasciare l'ospedale in cui si cura per rispondere alle accuse di diffamazione in una causa intentata contro di lui dal sindaco di Khimki Vladimir Strelchenko. Nel 2007 aveva già subito un attentato dinamitardo contro la sua auto e avevano ucciso il suo cane davanti alla porta di casa. Il paradosso è che è Strelchenko che accusa Beketov di "terrorismo politico" e che il tribunale di Khimki gli aveva dato ragione e Beketov doveva pagare una multa, fortunatamente la sentenza è stata rivista in appello. Le somiglianza dei pestaggi a Beketov e Kashin erano così evidenti che Strelchenko è stato costretto a fare una dichiarazione pubblica per dire che non aveva nulla a che fare con le percosse.

Medvedev, dopo che il massacro di Kashin era finito sulle televisioni nazionali e in quelle di mezzo mondo, aveva promesso, indagini sui pestaggi e l'arresto dei responsabili, anche se i presunti autori fossero stati collegati a politici di governo, una dichiarazione che in molti ha preso come un'ammissione del coinvolgimento nelle violenze contro giornalisti e ambientalisti di un bel pezzo dell'oligarchia putiniana. Però non si sono visti né arresti né indagini, invece in galera ci finisce una mamma ambientalista.

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