
[16/02/2011] News
LIVORNO. La Regione non può prevedere - con una sua legge - che lo scarico in alto mare avvenga senza sottoporre i reflui a trattamento alcuno neanche se è previsto come rimedio transitorio. Perché la Regione non ne ha le competenze (la tutela delle acque dall'inquinamento, è materia attribuita alla competenza legislativa esclusiva dello Stato). E perché va contro la disciplina comunitaria e statale a tutela dell'ambiente, che mira a impedire ed eliminare l'inquinamento dell'ambiente marino, arrestando o eliminando gradualmente gli scarichi.
Per questo la Corte Costituzionale con sentenza (sentenza che contemporaneamente dichiara incostituzionale anche altre due parti della stessa legge) dichiara incostituzionale la legge della Campania nella parte in cui esclude provvisoriamente il trattamento dei reflui scaricati in mare in attesa della realizzazione di progetti per la depurazione delle acque inquinate nel tratto di litorale Domitio-Flegreo. Progetti (nello specifico: condotte sottomarine lungo i canali artificiali con più elevato carico inquinante per lo sversamento a fondale delle portate di magra) finanziati con fondi comunitari (risorse Fondo europeo di sviluppo regionale - Fers).
Ma la disposizione risulterebbe incompatibile con la destinazione delle risorse pubbliche alla realizzazione di opere funzionali a garantire una corretta depurazione delle acque reflue prima dello scarico. E risulterebbe derogatoria sia alle norme di indirizzo comunitario sull'inquinamento del mare, sia alle finalità perseguite e agli strumenti predisposti dall'azione statale a tutela dell'ambiente.
Tanto che la dichiarata finalità della disposizione regionale di porre rimedio all'erosione costiera non giustifica l'adozione di tale strumento. Al contrario sembra un pretesto per giustificare un intervento legislativo in una materia di competenza regionale (qual è considerata il ripascimento delle zone costiere), quando, in realtà la misura individuata, ha il solo scopo di allontanare in mare i reflui stagnanti nei canali litoranei in periodi di magra.
La direttiva comunitaria sulla tutela delle acque promuove la protezione delle acque territoriali e marine. Promuove la realizzazione degli obiettivi degli accordi internazionali in materia, compresi quelli miranti a impedire ed eliminare l'inquinamento dell'ambiente marino, con l'eliminazione graduale degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose.
La legislazione nazionale di settore (contenuta nel Codice ambientale) appronta una tutela delle acque attraverso una complessa attività di pianificazione, di programmazione e di attuazione .
Strumento fondamentale di programmazione, attuazione e controllo è il Piano di tutela delle acque, per l'individuazione degli obiettivi minimi di qualità ambientale per i corpi idrici, stabiliti dalle norme tecniche che la Regione deve predisporre e aggiornare, in vista del progressivo raggiungimento degli obiettivi di qualità. Obbiettivi, comunque che la Regione deve rispettare.