[17/02/2011] News

Terre rare. La rivoluzione cinese: zone speciali e industria meno dannosa per l'ambiente

LIVORNO. Intervenendo a una riunione esecutiva del Consiglio degli affari di Stato (il governo centrale cinese) il primo ministro Wen Jiabao ha annunciato che «La Cina si sforzerà di ottimizzare la sua industria delle terre rare entro 5 anni».

Nel documento finale approvato dal governo di Pechino e pubblicato in parte dall'agenzia ufficiale Xinhua si legge che «La Cina accelererà la modernizzazione industriale e le innovazioni tecnologiche per proteggere l'ambiente e risparmiare le risorse. L'industria delle terre rare deve mantenere una produzione razionale ed un controllo dell'inventario degli stock, fare un uso migliore dei mercati e delle risorse interni e stranieri e condurre una cooperazione internazionale attiva per uno sviluppo sano e sostenibile. Il Paese deve anche stabilizzare e migliorare la sua struttura di vigilanza nel quadro delle leggi e dei regolamenti, imporre delle politiche di gestione più severe per proteggere l'ambiente e le risorse, mettere in atto delle norme più stringenti in material ed elaborare dei piani ragionevoli per lo sfruttamento e l'esportazione delle terre rare. Anche i dipartimenti interessati avvieranno delle campagne mirate per lottare contro gli sfruttamenti illegali, con l'obiettivo di mantenere il controllo della produzione, di consolidare l'industria e di promuovere le innovazioni tecnologiche».

La Cina è il più grande produttore ed esportatore di terre rare del mondo, soddisfa oltre il 90% della domanda mondiale di queste materie prime essenziali per l'elettronica di consumo e per la green economy, anche se le sue risorse sarebbero solo un terzo di quelle a livello globale. Tra il gennaio e il novembre 2010 la Cina ha esportato 35.000 tonnellate di terre rare, il 14,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2009, ma il governo ha cominciato da tempo a frenare perché le terre rare sono diventate essenziali per la crescita cinese ed uno degli elementi chiave per il governo comunista sui mercati internazionali delle materie prime.

L'11 febbraio il ministero del territorio e delle risorse ha annunciato la decisione di istituire il primo gruppo di zone di sfruttamento delle terre rare attraverso la pianificazione dello Stato che «Ha come obiettivo di proteggere le risorse e l'ambiente«. Si tratta delle 11 zone di sfruttamento delle terre rare, già annunciate a gennaio, nelle prefettura di Ganzhou della provincia orientale del Jiangxi, che si estendono su una superficie totale di 2.500 km2, con riserve di terre rare stimate in 760.000 tonnellate. Il ministero cinese ha anche istituito due zone di sfruttamento minerario di ferro pianificate dallo Stato a Panzhihua, nella provincia sud-occidentale dello Sichuan, che coprono una superficie di 460 km2.

Come fare a conciliare questo con la protezione dell'ambiente è un problema enorme. Fonti anonime dal ministero del territorio e delle risorse, citate però dall'ufficialissima Xinhua, ammettono che «Lo sfruttamento dei metalli e delle terre rare è nocivo per le foreste, il suole le terre agricole. Anche le scorie prodotte dallo sfruttamento danneggiano l'ambiente. L'attuale sfruttamento e l'offerta non sono sostenibili. L'istituzione di miniere pianificate dallo Stato ha per obiettivo quello di proteggere le risorse e l'ambiente».

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