[10/09/2009] News toscana

Partecipazione? Vade retro (ovvero: Tav, tramvia e ritardi di progetto)

FIRENZE. Nel corso dell'audizione di ieri che ha visto l'assessore Conti fare il punto sulla questione della Tav fiorentina alla commissione Territorio e ambiente in Consiglio regionale, è stato particolarmente significativo uno scambio differito di battute tra il consigliere Pdl Marcheschi e l'assessore alle Infrastrutture. Nello spiegare di essere favorevole al prosieguo del progetto, ma nell'evidenziarne le criticità, l'esponente del centrodestra ha infatti spiegato di «non volersi ritrovare a fare campagne per ulteriori referendum», riferendosi a quello del febbraio 2008 sulla tramvia e sottintendendo con questo che la vicenda dell'Alta velocità in Toscana andava affrontata con una impostazione più consultiva e/o partecipativa.

Nella sua replica finale agli interventi, Conti ha poi ripreso il discorso del consigliere Pdl, dicendosi d'accordo e aggiungendo che «la partecipazione andava fatta già nel 1999-2000: all'epoca non c'erano obblighi di legge, ora ci sono, ma comunque andava fatta prima»: il senso del discorso è che, se fossero state attuate in precedenza iniziative atte a migliorare la partecipazione amministrativa e civica riguardo al progetto Tav, probabilmente le relative criticità sociali (oltre che, per certi versi, quelle ambientali) sarebbero emerse prima, e quindi sarebbe stato possibile affrontare preventivamente alcuni aspetti, e magari neutralizzare a priori alcune criticità.

O, nel peggiore dei casi, gli aspetti di informazione reciproca ("dal basso in alto" e viceversa) e di approfondimento insiti in ogni progetto partecipativo avrebbero comunque portato ad una maggiore consapevolezza da parte della popolazione e dei tecnici sulle esigenze del progetto da una parte e quelle della popolazione stessa dall'altra.

Anche se spesso da molte parti si ritiene il contrario, infatti, la partecipazione non è da considerarsi uno strumento di ritardo o di procrastinazione dei lavori infrastrutturali: o meglio, lo può diventare se il processo partecipativo non è attuato con metodo (ad esempio se non vengono preventivamente ed esplicitamente evidenziate le cosiddette "invarianti", cioè le parti dl progetto non sottoposte a decisione condivisa, o le risorse economiche a disposizione, eccetera). Se, invece, il percorso partecipativo è attuato come si conviene, e se esso riceve una sufficiente attenzione dalla popolazione e dai media, esso tipicamente porta (alla fine dei conti) ad un accorciamento dei tempi e una minore necessità di risorse economiche e logistiche.

Questo vale, come detto, almeno per quanto attiene agli aspetti di sostenibilità sociale dell'intervento: è durante il percorso partecipativo, infatti, che le opposizioni e le critiche al progetto possono essere identificate e discusse (sia dai tecnici, che dai politici, che dalla "gente comune"), ed è nel corso di esso che eventuali vicoli ciechi, o comunque fattori di rallentamento o di arresto, possono essere evidenziati.

In pratica, come noto, uno degli effetti più incisivi legati alle pratiche partecipative è proprio il fatto che con esse si affronta la sindrome nimby (e in generale le criticità sociali) più "a monte", cioè durante lo svolgersi della pianificazione/progettazione dell'iniziativa, e non nelle sue fasi avanzate e/o finali come invece è avvenuto nella questione-Tav.

Il ruolo dell'Osservatorio tecnico, infatti, è in un certo senso definibile come elemento di partecipazione amministrativa, essendo l'organismo composto da Comune, Provincia, Regione, ministero dei Trasporti, Ferrovie e - da quanto risulta - anche Autorità di bacino dell'Arno. Eppure, anche se come affermato da Conti non sembra sussistere un reale rischio di stop al progetto perchè il monitoraggio è attivo già da prima del progetto esecutivo e quindi «se ci fossero problemi giudicati dall'Osservatorio come insormontabili l'avremmo saputo nelle fasi precedenti», si corre l'effettivo rischio che il parere negativo dell'Osservatorio fermi tutto.

E allora, viene da chiedersi il perchè del fatto che ambiti partecipativi non sono stati associati già da prima al progetto: certo, il passaggio dei binari in questo o quel punto (o "davanti a questo o quel giardino") non può fare parte degli elementi sottoposti alle decisioni partecipate per una infrastruttura di interesse nazionale, se non in casi eccezionali. Ma anzitutto esistono miriadi di ambiti (dall'albero da risparmiare al parco pubblico da realizzare con i soldi Fs, e così via) sui quali niente impedisce di tenere presente la volontà e i desideri espressi dai cittadini, e poi comunque occorre ricordare che il vero obiettivo di un processo partecipativo non è quello che le carte giudicano come tale, ma è invece... il processo partecipativo stesso.

La partecipazione, in un certo senso, può avere infatti effetti positivi per la sua stessa esistenza, proprio in conseguenza dei percorsi di approfondimento che ne fanno parte, e del fatto che attraverso l'iniziativa partecipata si evolve positivamente il rapporto del cittadino con lo spazio pubblico, e ciò fa sì che, al momento di esprimere la sua contrarietà o meno ad un progetto, il cittadino lo farà comunque con maggiore cognizione di causa e con l'obiettivo di migliorare uno spazio - quello pubblico - che in conseguenza del processo partecipativo (se ben fatto, ribadiamo) egli sente più "suo".

E a questo va aggiunto il fatto che, restando sul caso specifico, è pressoché certo che se fosse stato attivato un percorso partecipativo sulla Tav la questione passaggio in superficie-passaggio in sotterranea (è questo solo un esempio) sarebbe emersa prima, e così sarebbero emerse prima anche le problematiche legate alla stazione agli ex-Macelli (non solo quelle sociali, ma probabilmente anche quelle legate alla questione-falda acquifera), e forse anche le soluzioni per minimizzarle, affrontarle, o magari anche per scegliere altri progetti.

La differenza sarebbe stata che in questo modo (forse) non ci saremmo trovati al punto odierno, in cui dopo 14 anni di discussione a tutti i livelli istituzionali è ancora possibile che il parere contrario di un organo definibile "di partecipazione amministrativa" come l'Osservatorio possa riportare tutto al punto di partenza o quasi, peraltro non a causa di capricci del destino ma per criticità che potenzialmente potrebbero davvero essere pesanti, come la questione idrogeologica per la stazione sotterranea.

E quanto scritto può valere tranquillamente anche per la vicenda-tramvia, che è stata gestita per certi versi in maniera decisa e coraggiosa da parte dell'amministrazione comunale, ma che per altri (ad esempio, come più volte detto, quelli di informazione e partecipazione della cittadinanza al progetto) è stata condotta in maniera pressoché fallimentare.

E, certo, sui ritardi della Tav (che ora, se tutto andrà bene, non sarà terminata prima del 2015, per quanto attiene al nodo fiorentino) e della tramvia (che, dopo l'ennesimo rinvio, attende ora il 2010 per andare a regime almeno per la linea 1) non ha influito solo la carenza - o meglio l'assenza - di partecipazione, ed è anche comprensibile che il tema, ritornato agli onori della cronaca, almeno in Toscana, dopo 20 anni con la lr 69/2007, sia stato sottovalutato nella sua importanza dagli amministratori all'epoca dell'attivazione del progetto Tav. E aggiungiamo anche che realisticamente è possibile che in certi casi la partecipazione invece di accorciare i tempi li allunghi, e invece di migliorare un progetto lo peggiori, come avviene talvolta per quanto attiene - ad esempio - alla sostenibilità ambientale a vantaggio di quella sociale.

Ma questo, come detto, avviene in linea di massima solo se l'iniziativa partecipativa è fatta come non si conviene, e comunque, anche nel caso della Tav e in quello della tramvia, valeva forse la pena di provare. Anzi, vale decisamente la pena di provare ad attuare, d'ora in poi, reali processi partecipativi per l'implementazione sia del progetto tramvia (essendo la linea 2 e la 3 ancora da realizzare) sia per quello Tav, almeno se davvero la soluzione "stazione agli ex-macelli" venisse accantonata in seguito al verdetto dell'Osservatorio: questo non solo perchè la partecipazione è elemento di sicura maggiore sostenibilità sociale di un progetto, ma soprattutto per vedere se, per una volta, i tempi previsti per lavori così importanti saranno rispettati.

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