
[16/09/2009] News
GROSSETO. Il panico si è volatilizzato e l'economia mondiale sta per riprendersi ma i rischi non sono alle spalle. Si può riassumere con queste asserzioni dell'economista Martin Wolf, commentatore del Financial Times, la situazione attuale del sistema economico del pianeta, che si legge con varie sfumature in tutti i commenti sul tema.
Tirato un sospiro di sollievo per aver evitato che la recessione economica, che ha colpito tutte le economie del pianeta in maniera più o meno drammatica, si trasformasse in una vera e propria depressione a livello planetario, da cui difficilmente rialzare la testa, adesso il tema è come evitare che ciò possa accadere di nuovo e che la crisi assuma quell'andamento a W da molti paventato.
La risposta che pare emergere in maniera univoca da parte di economisti, governi e istituzioni è innanzi tutto dotarsi di regole, per evitare che si possa ricadere negli stessi meccanismi che a partire dal fallimento della Lehman Brothers, hanno determinato con effetto domino il crollo del castello di carta in cui si era trasformata l'economia finanziaria, salvata in extremis con massicci interventi di sostegno pubblico e che adesso può quindi rialzare la testa. E in certi casi lo fa ritornando senza tanti problemi alle vecchie pratiche, dato che non ci sono lacci a contenerle.
Come nel caso delle agenzie di rating, in cui si continua tranquillamente a perpetuare nel conflitto d'interessi, dal momento che per avere un giudizio le imprese continuano bellamente a pagare le stesse agenzie che poi le giudicano.
Una ripresa che ancora stenta a rendersi tangibile nell'economia reale, travolta dalla crisi, e che avendo meccanismi meno dinamici ( o volitivi) fa più fatica a risollevarsi e continua a portarsi appresso il drammatico fardello del problema sociale in termini di disoccupazione.
Non è un caso che i toni del presidente Obama nel parlare in una giornata dedicata ai lavoratori prima in un impianto della General Motors e poi al congresso della federale sindacale, abbia usato toni più sommessi di quelli utilizzati al suo discorso a Wall Street, ammettendo che l'economia «è in via di guarigione, ma ci vorrà tempo per raggiungere una completa ripresa».
Ma perché la guarigione possa essere definitiva e non vi siano rischi di ricadute è necessario porre delle regole e che queste siano condivise a livello globale.
«Un anno fa abbiamo sperimentato come il mercato può sbagliare, come la mancanza di regole di buon senso possa portare eccessi e abusi - ha detto il presidente americano Barack Obama a Wall Street - A un anno di distanza è essenziale approvare le riforme che impediranno a una crisi come quella attuale di ripetersi».
Quello che serve adesso è una riforma energica della finanza mondiale da approvare entro l'anno. È questo l'appello di Obama lanciato a Wall Street e ai colleghi del G-20, i cui leader si riuniranno la prossima settimana a Pittsburgh, in Pennsylvania.
«Non bisogna perdere l'occasione per definire nuove regole» è il monito del governatore di Banca Italia Mario Draghi nella sua veste di presidente della Financial Stability board, organismo delle autorità di vigilanza e di controllo creato dal G20, che ha già pronto un documento da presentare a Pittsburgh in cui uno dei tre criteri ispiratori è la governance operata da un organismo indipendente, e poi struttura delle retribuzioni e trasparenza.
Questo è il senso della lettera scritta dal presidente Sarkozy e firmata anche da Germania e Gran Bretagna indirizzata alla presidenza svedese della Ue, in vista della riunione del Consiglio europeo in agenda per il 17 settembre, preparatoria per il vertice di Pittsburgh, in cui auspicano che il G20 vada alla definizione di "regole obbligatorie" per le istituzioni finanziarie e sanzioni per chi non le rispetterà.
L'assenza di regole come una delle cause della crisi sta anche nel pensiero del premio Nobel per l'economia Amartya Sen in una intervista al sole 24 ore dice: «Proprio mentre diventava necessaria una sorveglianza stretta da parte dello stato, essa si allentava drasticamente come richiesto dalla fiducia in un capitalismo di mercato liberato da ogni freno. E così il sistema economico è diventato vulnerabile alla crisi. Ci sono anche altri fattori, ma questa mi sembra la parte importante della lezione. Il messaggio non è "il mercato fa male", bensì "il mercato fa bene se è ben accompagnato».
Ma assieme alla richiesta di necessarie regole per evitare alla storia di ripetersi, Sen mette il punto anche su una questione più complessiva che riguarda la crisi economico-finanziaria e che incrocia anche il problema della crisi ecologica e sociale: «viviamo in un mondo minacciato dal riscaldamento globale e da altre conseguenze dell'inquinamento: le restrizioni e i loro costi sociali vanno suddivisi equamente. Occorre quindi arrivare a un accordo internazionale che tenga conto innanzitutto della povertà di alcuni paesi e della prosperità di altri. Poi del fatto che l'America e l'Europa si sono appropriate di una grossa fetta dei commons (beni comuni) globali; la miglior restrizione sta nel ridurre non lo sviluppo economico, bensì il suo impatto inquinante attraverso incentivi all'innovazione e alla ricerca mirata».
L'auspicio/dovere è quindi che nel riscrivere le regole per evitare una nuova crisi economia finanziaria si tenga conto anche della crisi ecologica, perché diversamente si sarà sprecata l'unica vera opportunità che la crisi ha messo a disposizione di tutti per evitare il definitivo depauperamento delle risorse del pianeta che determinerebbero queste sì una crisi senza fine e non solo economica.