Biodiversità: rispuntano 17 specie di piante europee credute estinte
Una revisione tassonomica realizzata da un team internazionale guidato dall’università Roma Tre
[9 Marzo 2021]
Lo studio “Seventeen “extinct” plant species back to conservation attention in Europe”, pubblicato su Nature Plants da team internazionale di ricercatori coordinato da coordinata da Thomas Abeli e Giulia Albani Rocchetti del Dipartimento di scienze dell’università degli Studi Roma Tre, ha “riscoperto” 17 specie endemiche della flora europea che si pensava fossero estinte da molti decenni.
Allo studio hanno preso arte anche Zoltán Barina del Wwf Ungheria, Ioannis Bazos della National and Kapodistrian University of Athens, David Draper del Museo Nacional de Història Natural e da Ciência (Portogallo) e dell’University of British Columbia (Canada), Patrick Grillas del Tour du Valat (Francia, José Maria Iriondo dEll’Universidad Rey Juan Carlos University, Emilio Laguna del Wildlife Service – CIEF, Juan Carlos Moreno-Saiz dell’Universidad Autonoma de Madrid e del Centre for Research on Biodiversity and Global Change (Spagna), Fabrizio Bartolucci dell’università di Camerino e ha contribuito Botanic Garden Conservation International.
All’università Roma Tre spiegano che il team di ricerca «Ha svolto un minuzioso lavoro di indagine su 36 specie di piante endemiche europee classificate come “estinte”, scoprendo che, in realtà, 17 non lo erano affatto. Di queste, tre specie sono state effettivamente riscoperte a seguito di ricerche di campo (Astragalus nitidiflorus Jiménez Mun. & Pau, Ligusticum albanicum Jávorska. e Ornithogalum visianicum Tomm. ex Vis.), per alcune sono stati ritrovati esemplari vivi, non noti, conservati presso orti botanici e banche del germoplasma europei (Armeria arcuata Welw. ex Boiss. & Reut., Hieracium hethlandie (F.Hanb.) Pugsley); altre ancora sono state riclassificate come specie diverse sulla base di nuovi dati».
Abekli sottolinea che «La ricerca ha richiesto un minuzioso lavoro da detective, soprattutto per verificare informazioni, spesso inesatte, riportate tali e quali da una fonte all’altra, senza le opportune verifiche. Tra le 17 specie potremmo avere un caso clamoroso: il ritrovamento di una specie endemica portoghese, Armeria arcuata, ritenuta estinta da decenni e forse conservata inconsapevolmente presso l’Utrecht University Botanic Gardens, su cui si stanno facendo indagini genetiche per confermarne la riscoperta. Sebbene la riabilitazione di queste specie sia senz’altro una buona notizia, non dobbiamo dimenticare che altre 19 specie sono invece perse per sempre, tra cui nove specie italiane. Importante è dunque prevenire le estinzioni; la prevenzione è certamente più fattibile delle cosiddette de-estinzioni, azioni su cui lavoro con il mio team di ricerca, ma che ad oggi rimangono puramente teoriche e con forti limiti etici e tecnologici».
La ricerca evidenzia che «Entità ritenute estinte da molti decenni possono essere riscoperte grazie ad un continuo monitoraggio e impegno nella ricerca floristica, sostenuto da università, musei, orti botanici e banche del germoplasma: queste ultime due infrastrutture, su cui sono stati fatti ingenti investimenti negli ultimi decenni in Europa, permettono di evitare perdita definitiva di biodiversità, anche quando non ci sono più le condizioni ambientali favorevoli al mantenimento di popolazioni naturali. Il maggiore contributo alla riabilitazione delle specie è però derivato dal miglioramento delle conoscenze tassonomiche, dimostrando, come mai prima, un enorme potenziale della tassonomia nella conservazione della natura, grazie anche a tecniche sempre più avanzate (analisi morfometriche e molecolari, microscopia ed elaborazione dei dati) per indagare la variabilità delle specie. La ricerca floristica, che prevede lo studio del materiale conservato negli erbari, lo studio critico della bibliografia botanica e soprattutto le ricerche in campo, permette l’elaborazione di “inventari floristici” (checklists o flore) che si configurano come strumento imprescindibile per la conoscenza della distribuzione delle piante e la tutela della biodiversità vegetale».
All’università Roma Tre concludono: «Lo studio è altamente promettente in termini di impatto sulla conservazione delle specie riabilitate. Se nulla si può fare in termini di conservazione quando una specie si estingue, aver riabilitato 17 entità della flora europea permetterà di sviluppare dei programmi di conservazione ad hoc. Inoltre, grazie a questo studio, l’Europa “recupera” biodiversità facendo un passo importante verso il raggiungimento dei target internazionali dettati dalla Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile».