Gli uccelli che vivono ad alta quota hanno sviluppato “piumini” più spessi
Uno studio su 250 specie di uccelli canori himalayani ha rivelato come le loro piume si sono evolute per sopravvivere ad altitudini più elevate
[16 Febbraio 2021]
Lo studio “Elevation and body size drive convergent variation in thermo‐insulative feather structure of Himalayan birds”, pubblicato su Ecography da Sahas Barve, Toni Dotterer e Carla Dove, della Division of Birds del , Department of Vertebrate Zoology dello Smithsonian National Museum of Natural History, e da Vijay Ramesh, del Department of Ecology, Evolution and Environmental Biology della Columbia University, rivela che gli uccelli che vivono in ambienti più freddi e più elevati hanno piume con un piumino più soffice e che quiindi sono stati dotati dall’evoluzione di “giacche” più spesse.
Una scoperta nata da un’intuizione che spiega come creature spesso minuscole e apparentemente fragili riescano a sopravvivere a lunghi inverni in aree dove il freddo è ancora estremo ma che, dicono gli scienziati , «Fornisce anche indizi su quali specie sono maggiormente a rischio per il i cambiamento climatico».
Non a caso lo studio è stato ispirato da un minuscolo uccellino che Barve ha visto durante una gelida giornata di lavoro sul campo in Himalaya, nel 2014. Lo scienziato racconta: «Ero a -10° C. E c’era questo uccellino, un regolo comune, che pesa all’incirca quanto un cucchiaino di zucchero. Stava solo sfrecciando per catturare insetti».
Barve aveva le dita completamente intorpidite dal freddo mentre cercava di prendere appunti, ma ricorda di essere stato completamente rapito dal comportamento del piccolo regolo comune (Regulus regulus): «Per sopravvivere, questo uccello deve mantenere il suo cuore a circa 40° C. Quindi deve mantenere una differenza di 50° C in quel poco spazio. Ero al punto tipo, “OK, ho davvero bisogno di capire come funzionano le piume”».
Fortunatamente, lo Smithsonian National Museum of Natural History ha una delle più grandi collezioni di uccelli al mondo e, esaminando le piume di quasi 2.000 singoli esemplari, fino ai dettagli microscopici, Barve ha notato uno schema che collegava la loro struttura al loro habitat.
Ogni piuma ha una parte esterna e una parte lanuginosa nascosta e le misurazioni di Barve hanno rivelato che gli uccelli che vivevano ad altitudini più elevate avevano più lanugine: «Avevano giacche più soffici».
E il segreto del minuscolo regolo comune che tanto aveva impressionato Barve nel gelo dell’Himalaya è che gli uccelli più piccoli, che perdono calore più velocemente, tendono anche ad avere piume più lunghe in proporzione alla loro dimensione corporea».
La Dove, che dirige il Feather Identification Lab dello Smithsonian National Museum of Natural History, si è detta entusiasta di poter utilizzare le collezioni dello Smithsonian in un modo nuovo: «Averli tutti in un unico posto, invece di dover andare sull’Himalaya e studiare questi uccelli in natura, ovviamente fa una grande differenza». Barve conferma: «Mi ci vorrebbe un decennio per uscire, trovare gli uccelli e studiare le loro piume. Usiamo i piumini da molto tempo. Ma non abbiamo capito come funzionano quelle piume su un uccello. Non sappiamo per quali scoperte verranno utilizzati i nostri esemplari in futuro. Ecco perché dobbiamo mantenerli e continuare a migliorarli. Questi campioni del passato possono essere utilizzati per predire il futuro».