Guterres: i Paesi del G7 centrali per l’azione climatica. Occorre un reset globale

Riformare il Consiglio di sicurezza Onu e il sistema finanziario globale secondo la nuova realtà del mondo attuale

[22 Maggio 2023]

Intervenendo a una conferenza stampa a margine del summit del G7 che si è tenuto a Hiroshima, in Giappone. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres , ha detto che «Il mio messaggio ai leader del G7 è chiaro: mentre il quadro economico è ovunque incerto, i Paesi ricchi non possono ignorare il fatto che più della metà del mondo – la stragrande maggioranza dei Paesi – sta attraversando una profonda crisi finanziaria. Il devastante impatto economico della pandemia di Covid-19, la crisi climatica, l’invasione russa dell’Ucraina, i livelli insostenibili del debito, l’aumento dei tassi di interesse e l’inflazione stanno devastando le economie emergenti e in via di sviluppo. La povertà e la fame stanno aumentando; lo sviluppo sta sprofondando».

Guterres ha esaminato poi i problemi che devono affrontare i Paesi in via di sviluppo che secondo lui hanno tre dimensioni: morale, legata al potere e pratica: «Primo, morale. Nei  quadri economici e finanziari globali c’è un pregiudizio sistemico e ingiusto a favore dei Paesi ricchi, che sta naturalmente generando grande frustrazione nel mondo in via di sviluppo. L’accesso ai vaccini Covid-19 è stato profondamente ingiusto. La ripresa è stata estremamente sbilanciata. I Paesi ricchi si sono ripresi dall’impatto economico della pandemia con politiche monetarie e fiscali espansive. Sono stati spesi trilioni e trilioni. Fondamentalmente, stampavano denaro e spendevano per uscire dai guai. Ma i Paesi in via di sviluppo, molti con debiti sostanziali, non sono stati in grado di farlo. Se lo avessero fatto, avrebbero visto affondare le loro valute. D’altra parte, durante la pandemia il Fondo monetario internazionale ha stanziato 650 miliardi di dollari in Special Drawing Rights, o SDR. I Paesi del G7, con una popolazione di 772 milioni di persone, hanno ricevuto 280 miliardi di dollari. Il continente africano, con 1,3 miliardi di persone, ha ricevuto solo 34 miliardi di dollari. E tutto questo  è stato fatto secondo le regole. È stato fatto come scritto, ma da un punto di vista morale c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nelle regole stesse.  In tutto il mondo, 52 paesi sono in default tecnico, ad alto rischio di default o devono affrontare finanziamenti di mercato estremamente costosi. I Paesi a medio reddito, inclusi molti piccoli Stati insulari in via di sviluppo – con poche eccezioni – non possono beneficiare di finanziamenti agevolati e non hanno accesso alla riduzione del debito».

Il secondo punto à la dimensione del potere e qui Guterres si è schierato decisamente per una riforma dell’architettura delle Nazioni Unite: «Il sistema di Bretton Woods e il Consiglio di sicurezza riflettono i rapporti di forza del 1945. E molte cose sono cambiate da allora. L’architettura finanziaria globale è diventata obsoleta, disfunzionale e ingiusta. Di fronte agli shock economici della pandemia di Covid-19 e dell’invasione russa dell’Ucraina, non è riuscita a svolgere la sua funzione principale di rete di sicurezza globale. E’ tempo di riformare sia il Consiglio di sicurezza che le istituzioni di Bretton Woods. Si tratta essenzialmente di ridistribuire il potere in linea con le realtà del mondo di oggi».

Il terzo problema è pratico e secondo il segretario generale dell’Onu «Anche all’interno delle attuali regole globali inique, si può e si deve fare di più per sostenere le economie in via di sviluppo. Abbiamo proposto uno stimolo SDG (obiettivi di sviluppo sostenibile, ndr) che fornirebbe un meccanismo efficace per la riduzione del debito e per aumentare i finanziamenti a lungo termine e di emergenza. Se le banche multilaterali di sviluppo lavorassero insieme e cambiassero i loro modelli di business e il loro approccio al rischio, potrebbero sfruttare enormi quantità di finanziamenti privati ​​per i Paesi in via di sviluppo a costi ragionevoli. E senza un’enorme quantità di finanziamenti privati ​​non ci sarebbe un’azione efficace per il clima e non ci sarebbe modo di attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Riallocare in maniera massiccia i SDR  – come ha fatto il Giappone e altri dovrebbero seguire – e incanalarli attraverso le Banche multilaterali di sviluppo avrebbe un effetto moltiplicatore sui finanziamenti per lo sviluppo sostenibile. Strumenti finanziari innovativi potrebbero consentire scambi che convertano il debito in investimenti nell’adattamento climatico per costruire la resilienza nelle comunità vulnerabili di tutto il mondo».

E Guterres ha avvertito che i Paesi del  G7 si devono assumere pienamente le loro responsabilità perchè sono anche al centro dell’azione climatica: «Con le politiche attuali, ci stiamo dirigendo verso un aumento della temperatura di 2,8 gradi entro la fine di questo secolo. I prossimi 5 anni saranno probabilmente i più caldi mai registrati. L’azione climatica sta funzionando ma non abbastanza e siamo chiaramente fuori strada per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi Celsius entro la fine del secolo. L’ Acceleration Agenda che ho proposto mira a recuperare il tempo perduto. Chiede a tutti i Paesi del G7 di raggiungere il net zero il più presto possibile al 2040 e alle economie emergenti di farlo il più vicino possibile al 2050. Il Climate Solidarity Pact che abbiamo suggerito invita tutti i paesi del G7, le banche di sviluppo nazionali e multilaterali e il settore privato a mobilitare risorse finanziarie e tecniche per sostenere le economie emergenti che oggi sono grandi emettitori ad accelerare la decarbonizzazione, in modo da rimanere entro il limite di 1,5° di riscaldamento globale. E questo richiede tempistiche più rapide per eliminare gradualmente i combustibili fossili e aumentare le energie rinnovabili. Significa dare un prezzo al carbonio e porre fine ai sussidi ai combustibili fossili. Per i Paesi sviluppati è arrivato il momento di fornire i 100 miliardi di dollari promessi all’anno. E il Loss and Damage Fund concordato a Sharm el-Sheikh deve essere reso operativo».

Poi Guterres ha parlato del bombardamento nucleare di Hiroshima come monito di quello che potrebbe avvenire ancora: «La città di Hiroshima è una testimonianza dello spirito umano. E’ la mia terza visita in questa città e mi sento sempre molto emozionato quando torno. Ogni volta che visito, sono ispirato dal coraggio e dalla resilienza dell’hibakusha. Le Nazioni Unite stanno con loro. Non smetteremo mai di spingere per un mondo libero dalle armi nucleari. Ringrazio il Giappone per il suo generoso sostegno allo Youth Leader Fund for a World Without Nuclear Weapons. Dobbiamo investire e responsabilizzare i giovani di oggi affinché siano responsabili del cambiamento per un mondo più sicuro e protetto. Allo stesso tempo, Hiroshima è un simbolo globale delle tragiche conseguenze quando le nazioni non riescono a lavorare insieme e a risolvere pacificamente le loro divergenze. Nel nostro mondo multipolare, con l’aumentare delle divisioni geopolitiche, nessun Paese o gruppo di Paesi può stare a guardare mentre miliardi di persone lottano per avere le basi della sporavvivenza: cibo, acqua, istruzione, assistenza sanitaria e lavoro. Qui a Hiroshima, è il momento di dimostrare leadership globale e solidarietà globale».

A un giornalista che gli faceva notare che le sue forti parole verso le attuali istituzioni globali obsolete e ingiuste si riferissero anche al G7, che anche a Hiroshima non sembra essersi molto preoccupato di quel che sta succedendo nel Sud del mondo, Guterres ha risposto che «Il  G7 è un’associazione volontaria. Non è un’istituzione definita dal diritto internazionale. Il G7 in quanto associazione volontaria è libero di fare qualsiasi cosa decidano i suoi membri. Il sistema di Bretton Woods e il Consiglio di sicurezza dovrebbero fare ciò per cui sono stati creati. Quello che credo è chiaro. E’ che c’è una coscienza crescente nei Paesi sviluppati – e l’ho sentito nel G7 – che non si sta facendo abbastanza, sia per riformare le istituzioni obsolete e allo stesso tempo, direi, per rimuovere la frustrazione del Sud del mondo da parte di un politica efficace di solidarietà con il Sud del mondo. Vedremo ora quale sarà l’impatto delle discussioni che si sono svolte qui a Hiroshima, in cui i membri del G7 hanno potuto confrontarsi con alcune delle più importanti economie emergenti del mondo».

Una prudenza – emersa anche in successive risposte di Guterres – che però evidenzia una debolezza: se il G7 è un’associazione volontaria, cosa ci faceva lì il segretario generale delle Nazioni Unite?

Un altro giornalista ha chiesto a Guterres se condivide il documento Hiroshima Vision dei leader del G7 che afferma che le armi nucleari dovrebbero servire a scopi difensivi, a prevenire le aggressioni la guerra. Che poi è la stessa  cosa che dicono Russia e Cina e tutti i Paesi dotati di armi nucleari e che vorrebbero dotarsene. La vecchissima politica di deterrenza nucleare figlia della Guerra Fredda e delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

Non nascondendo un certo imbarazzo, Guterres ha risposto di non essere un commentatore di documenti ma ha aggiunto: «Penso che sia importante dire ciò che credo dovrebbe essere fatto. Non credo che possiamo rinunciare al nostro obiettivo principale, che è quello di avere un mondo libero dalle armi nucleari. E una cosa che mi disturba è che il disarmo che stava andando avanti in modo abbastanza positivo negli ultimi decenni del 20° secolo si è completamente fermato. E stiamo persino assistendo a una nuova corsa agli armamenti. Penso che sia assolutamente essenziale reintrodurre le discussioni sul disarmo sulle armi nucleari e penso che sia assolutamente necessario che i Paesi che possiedono armi nucleari si impegnino a non utilizzare per primi quelle armi, e direi che si impegnino a non usarle in nessuna circostanza . E quindi, penso che dobbiamo essere ambiziosi in relazione alla possibilità che un giorno, spero ancora durante la mia vita, questo nostro mondo sia senza armi nucleari»

Anche  James Bays di Al Jazeera ha chiesto a Guterres se crede davvero che il G7 lo prenda davvero sul serio quando espone i audaci piani per un cambiamento radicale dell’architettura finanziaria globale. E poi gli ha domandato cosa ne pensi del fatto che il G7 darà all’Ucraina aerei da combattimento F16. Si tratta di un’escalation o di legittima difesa?

Per quanto riguarda la riforma del sistema finanziario internazionale. Il capo dell’Onu, ha rivelato che «Ho avuto occasione di esprimere ai membri del G7 esattamente quanto ho detto oggi. E direi che cresce la coscienza che il nostro sistema finanziario internazionale non è in grado di rispondere alle sfide di oggi. Il sistema è stato creato, come ho detto, nel 1945. È stato creato riflettendo il mondo in quel momento e le relazioni di potere in quel momento. Questo è cambiato. L’economia è cresciuta. La Banca Mondiale, per fare un esempio, ha oggi un capitale versato che è in percentuale del PIL inferiore a un quinto di quello che era nel 1960. E tutti concordano che questa non è una situazione in cui il sistema attuale è in grado di funzionare come la rete di sicurezza globale che dovrebbe essere.Quindi spero che questo difficile compito possa iniziare e incoraggio vivamente tutti i Paesi sviluppati e in via di sviluppo a lavorare insieme per realizzarlo».

Per quanto riguarda la situazione in Ucraina Guterres si è rifuh giato nuovamente nella risposta più diplomatica ed elusiva: «Devo dire che non sono il segretario generale del G7, sono il segretario generale delle Nazioni Unite». E. alla fine, a Bays che lo incalzava: «Quindi è un bene o un male, Segretario generale?», ha risposto: «Penso che sia importante raggiungere una pace giusta basata sul diritto internazionale, la carta delle Nazioni Unite e il rispetto dell’integrità territoriale».