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I bombi hanno bisogno di cibo un mese prima di quello fornito dalle piante “pollinator friendly”

E’ probabile che i fiori primaverili molto precoci aumentino la sopravvivenza delle colonie di api e la produzione di regine
 |  Natura e biodiversità

Lo studio  “Resource gaps pose the greatest threat for bumblebees during the colony establishment phase”, pubblicato su Insect Conservation and Diversity da Matthias Becher, Grace Twiston-Davies e  Juliet Osborne dell’università di Exeter e da Tonya Lander dell’università di Oxford, ha rivelato che in Europa le specie vegetali “pollinator friendly” - raccomandate United Kingdom Countryside Stewardship Program and Local Nature Recovery scheme (DEFRA), United States Department of Agriculture Pollinator Habitat Initiative (USDA CP-42) ed European Union Pollinators Initiative - «Iniziano a fiorire fino a un mese troppo tardi in primavera per contribuire efficacemente alla conservazione delle api»  e che «Questo “hungry gap” si traduce in una bassa sopravvivenza delle colonie e una bassa produzione di regine per l’anno successivo».

I risultati dello studio hanno dimostrato che «La disponibilità di polline e nettare durante la fase iniziale di fondazione della colonia è un fattore critico, e precedentemente sottovalutato, per il successo di una colonia di api selvatiche». Per 'successo della colonia di api' si intende la sopravvivenza della colonia di api fino alla fine della stagione e la produzione di nuove regine per la stagione successiva.

L’autrice senior dello studio, la biologa Tonya Lander dell’università di Oxford, ha evidenziato che «I risultati ci danno una raccomandazione semplice e pratica per aiutare le api: valorizzare le siepi con specie a fioritura precoce, in particolare edera terrestre, ortica rossa, acero, ciliegio , biancospino e salice, che hanno migliorato il tasso di successo delle colonie dal 35% al ​​100%. Questo approccio si concentra sulle siepi esistenti nei terreni agricoli e non riduce l’area coltivata agricola, quindi può attrarre i gestori del territorio fornendo allo stesso tempo importanti risultati di conservazione per gli impollinatori».

Lo studio ha esaminato come casi di studio  due specie europee di esempio: il bombo terrestre (Bombus terrestris) e il bombo dei pascoli (Bombus pascuorum) che sono stati valutati utilizzando il modello BEE-STEWARD, che integra dati ed esegue simulazioni per prevedere come i cambiamenti in diversi fattori potrebbero avere un impatto sulle popolazioni di api nel tempo.

I ricercatori hanno studiato quando durante l’anno la domanda di cibo (polline e nettare) è più alta per i bombi, come la sopravvivenza delle colonie è influenzata dai periodi di scarsità di cibo, come il fabbisogno alimentare è correlato ai cambiamenti stagionali nella composizione delle colonie (numero di adulti, uova, larve e pupe) e in che modo la disponibilità di piante a fioritura primaverile influisce sulla sopravvivenza delle colonie e sulla produzione delle regine e dicono che «I risultati hanno mostrato che la domanda di cibo per i bombi è massima da marzo a giugno, e la mancanza di cibo durante questo periodo critico ha conseguenze catastrofiche per la sopravvivenza delle colonie e la produzione di regine, aumentando il rischio di estinzione della popolazione locale».

Marzo e aprile sono mesi particolarmente critici, in cui un intervallo di due settimane nella disponibilità di foraggio può comportare un calo del 50-87% nella produzione di figlie regine.

Uno degli autori dello studio, Matthias Becher dell’università di Exeter. sottolinea che «Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che la domanda di nettare e polline da parte della colonia è guidata principalmente dal numero di larve piuttosto che dal numero di operaie adulte. Questo spiega la domanda particolarmente elevata delle colonie nei mesi di marzo e aprile, prima che le operaie adulte vengano solitamente viste cercare cibo fuori dalla colonia. Le larve hanno bisogno del polline per crescere e la maggior parte dell’energia del nettare viene utilizzata per la regolazione termica della covata».

Nonostante anni di piantagioni di specie “pollinator friendly”  e di iniziative di conservazione, gli impollinatori sono ancora in declino in tutto il mondo e ora i ricercatori dicono che «E’ probabile che i fiori primaverili molto precoci aumentino la sopravvivenza delle colonie di api e la produzione di regine, contribuendo ad arrestare e invertire questo declino».

Redazione Greenreport

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