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I cacciatori umani di miele e gli uccelli indicatore comunicano in una loro lingua locale (VIDEO)

Gli indicatori preferiscono collaborare con persone che hanno imparato le tradizioni culturali locali
 |  Natura e biodiversità

In diverse parti dell'Africa, gli esseri umani collaborano con degli uccelli mangiatori di cera chiamati greater honeyguide, (indicatore golanera o indicatore maggiore - Indicator indicator), che li conducono ai nidi delle api selvatiche con un richiamo. Lo studio “Culturally determined interspecies communication between humans and honeyguides” pubblicato su  Science  da Claire Spottiswoode, del Department of Zoology dell’università di Cambridge e del FitzPatrick Institute of African Ornithology dell’università di Cape Town, e da Brian Wood del Max-Planck-Institut für evolutionäre Anthropologie, ha scoperto che «Utilizzando suoni specializzati per comunicare tra loro, entrambe le specie possono aumentare significativamente le loro possibilità di accedere a miele e cera d’api ricchi di calorie».

In Africa i cacciatori di miele umani utilizzano richiami diversi per comunicare con le guide del miele e lo studio ha scoperto che gli indicatori maggiori in Tanzania e Mozambico distinguono i diversi richiami dei cacciatori umani di miele, rispondendo molto più prontamente ai richiami locali che a quelli stranieri.

La Spottiswoode spiega: «Abbiamo scoperto che gli indicatori preferiscono i richiami dei loro partner umani locali, rispetto ai richiami stranieri e ai suoni umani arbitrari. Questo avvantaggia entrambe le specie, poiché aiuta i cacciatori di miele ad attrarre un indicatore per mostrare loro i nidi di api difficili da trovare, e aiuta gli honeyguides a scegliere un buon partner per aiutarli  a raggiungere la cera.

I test  hanno dimostrato che gli indicatori maggiori che vivono nelle colline di Kidero, in Tanzania, hanno una probabilità tre volte maggiore di cooperare con persone che emettono il fischio locale degli Hadza, rispetto alle persone che emettono il trillo e il grugnito "straniero" degli Yao. E gli indicatori della Niassa Special Reserve, in Mozambico, hanno quasi il doppio delle probabilità di cooperare in risposta ai trilli e ai grugniti locali degli Yao, rispetto al fischio "straniero" degli Hadza.

I ricercatori fanno notare che «Il fenomeno sembra autorinforzarsi: gli indicatori imparano a riconoscere che un richiamo specifico indica un buon partner nella caccia al miele, e gli esseri umani riescono ad attirare più facilmente gli uccelli se usano questo richiamo Le persone che usano un verso diverso hanno meno probabilità di attrarre un uccello che li guidi verso il miele, quindi è nel loro interesse attenersi ai suoni usati localmente».

Wood, un antropologo che lavora anche per l'università della California - Los Angeles, sottolinea che «Una volta stabilite queste tradizioni culturali locali, conviene che tutti - uccelli ed esseri umani - si conformino ad esse, anche se i suoni stessi sono arbitrari». I ricercatori lo paragonano ai diversi linguaggi umani, nei quali i suoni delle parole sono arbitrari, ma tutti concordano sul loro significato.

La Spottiswoode ha aggiunto: «Proprio come gli esseri umani in tutto il mondo comunicano utilizzando una gamma di lingue locali diverse, le persone in tutta l’Africa comunicano con gli uccelli indicatori  utilizzando una gamma di suoni locali diversi».

Come il linguaggio, questi richiami determinati culturalmente trasmettono un significato sottostante – segnalando il desiderio di collaborare con l’uccello per trovare il miele. E’ probabile che i fattori culturali relativi alle pratiche di caccia più ampie dei diversi gruppi abbiano contribuito a modellare la progettazione precisa dei loro richiami per la ricerca del miele. «Ad esempio – spiegano ancora i ricercatori - il fischio melodico realizzato dai cacciatori di miele Hadza in Tanzania per attirare gli indicatori  suona come il richiamo di un uccello. Questo riduce allo stesso tempo il rischio di spaventare le prede che stanno cercando di cacciare. Al contrario, il forte trillo seguito da un grugnito emesso dai cacciatori di miele Yao in Mozambico, suona tipicamente umano. Questo potrebbe essere un buon modo per spaventare grandi animali pericolosi come elefanti e bufali».

I risultati cdel nuovo studio  si basano su un lavoro pubblicato nel 2016  che ha scoperto che gli indicatoeri del miele in Mozambico rispondono ai richiami dei cacciatori di miele umani.

I ricercatori lavorano a stretto contatto con le comunità di cacciatori di miele Yao e Hadza in Africa, sulla cui guida ed esperienza fanno affidamento per oltre un decennio e dicono che «E’ un vero privilegio testimoniare la cooperazione tra le persone e gli indicatori: questi sono uccelli che vengono appositamente a cercarci. I richiami sembrano davvero una conversazione tra l'uccello e i cercatori di miele, mentre si spostano insieme verso un nido d'api».

Gli esseri umani sono utili collaboratori degli indicatori grazie alla nostra capacità di sottomettere con il fumo le api che pungono e di aprire il nido, fornendo cera per gli indicatori e miele per loro  stessi. Questa relazione è un raro esempio di cooperazione tra uomo e animali selvatici. Il miele selvatico è un alimento ad alto contenuto energetico che può fornire fino al 20% dell’apporto calorico ai cercatori di miele  e la cera che condividono o scartano è un alimento prezioso per gli indicatori.

La Spottiswoode conclude: «Quel che è notevole nel rapporto tra indicatori e uomo è che coinvolge animali selvatici che vivono liberi, le cui interazioni con gli esseri umani si sono evolute attraverso la selezione naturale, forse nel corso di centinaia di migliaia di anni. Questo comportamento antico ed evoluto è stato poi perfezionato per le tradizioni culturali locali – i diversi suoni dei richiami umani – attraverso l’apprendimento».

Redazione Greenreport

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