Scoperte barriere coralline di acque profonde incontaminate nella riserva marina delle Galápagos (VIDEO)
A 400 - 600 metri di profondità un mix impressionante di vita nella Reserva Marina
[20 Aprile 2023]
La spedizione scientifica Galapagos Deep 2023 – iniziata il 27 marzo e che termina il 22 – sta esplorando le profondità marine finora sconosciute della Reserva Marina Galápagos con lo storico sottomarino Alvin. A bordo della R/V Atlantis ci sono 21 scienziati e la spedizione ha 4 obiettivi scientifici: Migliorare la comprensione della biodiversità e della geologia delle acque profonde nelle Galápagos, basandosi sulle spedizioni precedenti negli ultimi 20 anni nella regione; Analizzare i coralli fossili per aiutare a ricostruire i climi passati, come mezzo per prevedere le tendenze future del cambiamento climatico; Approfondire la nostra comprensione della tassonomia degli organismi delle acque profonde come i coralli di acqua fredda, le loro relazioni genetiche e l’evoluzione delle specie; Comprendere meglio come si sono formate le isole sommerse, le montagne sottomarine e le creste sottomarine delle Galápagos. E durante le loro ricerche che gli scienziati hanno scoperto vaste e antiche barriere coralline di acque profonde all’interno della Reserva Marina Galápagos (GMR), le prime del loro genere ad essere mai state documentate all’interno dell’area marina protetta ecuadoreña da quando è stata istituita nel 1998. La barriera corallina è stata trovata a 400 – 600 metri di profondità sulla sommità di una montagna sottomarina precedentemente non mappata, nella parte centrale dell’arcipelago, e ospita un mix incredibile di vita marina.
L’impressionante struttura della barriera corallina si sviluppa sulla cresta di un vulcano sommerso non mappato e si estende per diversi chilometri, è stata registrata per la prima volta dalla ricercatrice britannica Michelle Taylor dell’università dell’Essex e da Stuart Banks della Charles Darwin Foundation – Ecuador, che l’hanno scoperta mentre erano in immersione sull’human-occupied vehicle (HOV) Alvin. E’ la prima volta che Alvin esplora questa regione all’interno della GMR e ha potuto girare video 4K di alta qualità e ad altissima definizione e raccogliere campioni che hanno consentito di avere un’idea straordinariamente chiara dei siti della barriera corallina appena scoperti. L’HOV Alvin è di proprietà della US Navy ed è gestito dalla Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) in coordinamento con il Naval Sea Systems Command (NAVSEA) come parte della National Deep Submergence Facility finanziata dalla National Science Foundation (NSF Usa).
Il geologo marino Daniel Fornari, emeritus research scholar della WHOI e co-responsabile della spedizione, che ha mappato e campionato l’ambiente marino delle Galápagos per oltre 20 anni, spiega che «Esplorare, mappare e campionare la piattaforma delle Galápagos con Alvin e Atlantis rappresenta un’opportunità per applicare le tecnologie di immersione profonda e di mappatura dei fondali marini del XXI secolo e tecniche innovative di imaging di acque profonde per rivelare la bellezza e la complessità dei processi vulcanici e biologici che rendono le Galápagos così uniche».
Fornari, Taylor e Banks, fanno parte di un team internazionale di scienziati a bordo della nave da ricerca Atlantis, di proprietà della US Navy e gestita dalla WHOI, che sta concludendo la spedizione Galápagos Deep 2023 alla quale partecipano scienziati della Boise State University in collaborazione con la Direzione del Parque Nacional Galápagos, la Charles Darwin Foundation e l’Instituto Oceanográfico y Antártico de la Armada del Ecuador (INOCAR). La spedizione è finanziata dalla NSF e dal Natural Environmental Research Council (NERC UK).
Commentando questa rivoluzionaria scoperta, il ministro dell’Ambiente dell’Ecuador, Jose Antonio Dávalos, ha sottolineato che «Questa è una notizia incoraggiante. Riafferma la nostra determinazione a istituire nuove aree marine protette in Ecuador e a continuare a promuovere la creazione di un’area marina protetta regionale nel Pacifico tropicale orientale. La ricchezza delle profondità ancora esplorate dei nostri oceani è un motivo in più per impegnarsi a raggiungere gli impegni della Global Ocean Alliance 30×30, che mira a proteggere almeno il 30% degli oceani del mondo entro il 2030, allineando le attività economiche sostenibili con la conservazione».
Anche per Gail Christeson, direttrice della Division of Ocean Sciences della NSF, «La scoperta di questa nuova e intatta barriera corallina illustra l’importanza delle collaborazioni internazionali per mappare e visualizzare le regioni inesplorate del fondo marino».
Prima di questa scoperta, si pensava che il Wellington Reef al largo della costa dell’isola di Darwin, nell’estremo nord dell’arcipelago, fosse tra le poche barriere coralline strutturali poco profonde delle isole Galápagos sopravvissute all’evento El Niño del 1982-83. La nuova scoperta fatta durante le immersioni dagli scienziati nell’HOV Alvin dimostra che «Le comunità di coralli di acque profonde riparate hanno probabilmente persistito per secoli nelle profondità del GMR, supportando comunità marine ricche, diversificate e potenzialmente uniche».
Banks evidenzia che «La cosa affascinante di queste barriere coralline è che sono molto antiche ed essenzialmente incontaminate, a differenza di quelle che si trovano in molte altre parti degli oceani del mondo. Questo ci fornisce punti di riferimento per comprendere la loro importanza per il patrimonio di biodiversità naturale marina, la connettività con le AMP regionali, nonché il loro ruolo nella fornitura di beni e servizi come il ciclo del carbonio e la pesca. Ci aiuta anche a ricostruire gli ambienti oceanici del passato per comprendere i cambiamenti climatici moderni. Le acque aperte coprono oltre il 95% del GMR conosciuto, di cui meno del 5% è stato esplorato attraverso moderne spedizioni di ricerca. E’ molto probabile che ci siano più strutture di barriera corallina a diverse profondità che aspettano di essere esplorate».
La Taylor, co-responsabile della spedizione e presidente della Deep Sea Society dell’università dell’Essex, sottolinea l’importanza di questa scoperta per gli habitat di acque profonde: «Meno del 20% della copertura corallina sarebbe considerata una barriera corallina relativamente malsana, in acque profonde questa è la norma. Gli scheletri di corallo morto che costituiscono il restante 80-90% forniscono ancora case per un’enorme diversità di vita, che è meno dipendente dalle sezioni di corallo vive. Tuttavia, le barriere coralline che abbiamo trovato negli ultimi giorni hanno il 50 – 60% di corallo vivo in molte aree, il che è davvero molto raro. La barriera corallina è incontaminata e brulicante di vita: polpi rosa, pesci pipistrello, aragoste tozze e una varietà di pesci di acque profonde, squali e razze».
Scoperte scientifiche come questa aiutano a fornire dati per realizzare azioni efficaci di gestione e conservazione. La scoperta arriva anche in un momento in cui i paesi del Pacifico tropicale orientale – Panama, Costa Rica, Colombia ed Ecuador – stanno collaborando attivamente all’iniziativa Corredor Marino de Conservación del Pacifico Este Tropical (CMAR) per proteggere e gestire responsabilmente l’oceano da cui dipendiamo noi come persone. Le Aree marine protette istituite di recentemente come la FReserva Marina Hermandad, ora collegano le montagne sottomarine nelle acque ecuadoriane agli ambienti marini offshore come il Parque Nacional Isla del Coco della Costa Rica.
I ricercatori concludono: «I processi naturali oceanografici e marini trascendono i confini nazionali, il che sottolinea la necessità di misure speciali che proteggano le zone di foraggiamento, le rotte migratorie per la vita marina e sostengano una pesca responsabile».