Wwf: i consumi Ue minacciano ecosistemi ricchi di biodiversità essenziali per la lotta al cambiamento climatico
L’Ue deve proteggere anche praterie, savane, zone umide e torbiere e inserirle nella legge contro la deforestazione
[18 Gennaio 2022]
Secondo il report del Wwf “Beyond forest – Reducing EU’s footprint on all natural ecosistems”, «Sistemi naturali, ovvero praterie, savane, zone umide e torbiere, specialmente nei paesi tropicali e subtropicali, vengono distrutti a una velocità impressionante, aggravando il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e di essenziali servizi ecosistemici che la natura fornisce e da cui dipendiamo».
La Fao ha recentemente evidenziato che una delle principali cause di questa distruzione è la produzione di materie prime e prodotti agricoli, zootecnici e forestali, con circa il 90% della deforestazione dovuta all’espansione dei terreni agricoli a discapito di altri usi del suolo.
Per questo, mentre i governi dei paesi dell’Ue e il Parlamento Europeo si avviano a discutere la proposta di legge contro la deforestazione presentata nel novembre 2021 dalla Commissione Ue, il rapporto Wwf denuncia che «L’Ue mancherà l’obiettivo di contrastare efficacemente la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico se non inserirà subito nella nuova legge gli ecosistemi non forestali». La proposta della Commissione Ue limita la portata della nuova legge alle sole foreste, con possibilità di ampliarla agli altri ecosistemi naturali a partire dalla prima revisione della legge.<, ma il Wwf fa notare che «La mancata inclusione degli ecosistemi non forestali nella proposta di legge rischia di trasferire dalle foreste a savane, praterie e torbiere la pressione e la distruzione causate dalla produzione agricola e dalla zootecnica».
Anke Schulmeister-Oldenhove, dell’European Policy Office del Wwf conferma che «L’approccio attendista della Commissione Europea è una risposta inadeguata all’elevata velocità con cui questi ecosistemi vengono distrutti. Ciò è particolarmente allarmante data la loro elevata importanza, non solo per la biodiversità ma anche per il clima. In tempi di emergenza climatica e perdita accelerata di specie, la UE non può ignorare la perdita di altri ecosistemi naturali provocata dalle stesse cause della deforestazione. Questa legge è un’opportunità unica per salvarli».
Dal report emerge che «Praterie e savane possono trattenere due volte la quantità di carbonio delle foreste tropicali, e la distruzione delle torbiere è responsabile del 5% delle emissioni di gas serra, ovvero il doppio di quelle del traffico aereo globale.
L’indagine del Panda fornisce una chiara evidenza dell’impatto dei consumi UE su 9 ecoregioni del Pianeta ricche di biodiversità e importanti serbatoi di carbonio:
Più di metà del Cerrado brasiliano, la savana con maggiore biodiversità al mondo, è stato cancellato, principalmente per far spazio alla produzione di soia e carne. Nel 2019, le importazioni di carne in UE dal Cerrado ammontavano al 26% del totale importato, e quasi un quinto della carne esportata dalla regione.
Circa il 14% del Chaco argentino, un mosaico di praterie e savane, è stato convertito ad agricoltura durante gli anni 2000 principalmente per produzione di soia. Nel 2019, la UE ha importato circa il 24% di tutta la soia esportata dalla regione.
Il 94% delle torbiere di Sumatra sono state convertite o degradate per produrre olio di palma, gomma naturale e piantagioni arboree per produrre cellulosa. Circa il 19% delle importazioni Ue di gomma naturale e il 14% di olio di palma provengono da Sumatra.
Il bacino centrale nella Repubblica democratica del Congo (RDC), una regione di foreste e zone umide, ricomprende il più grande complesso di torbiere al mondo con circa 30,6 miliardi di tonnellate di carbonio trattenute nel sottosuolo. Il 20% di tutto il legno esportato dalla RDC arriva in Ue, che guida significativamente la domanda verso l’industria del legno dell’area.
Uno sfruttamento bulimico di materie prime che potrebbe essere reso sostenubile se le imprese esercitassero la due diligence sui prodotti provenienti da altri ecosistemi naturali. Diverse leggi già esistenti, come la Direttiva Ue sulle energie rinnovabili e la Legge Duty of Vigilance francese, considerano altri ecosistemi oltre alle foreste, e alcune imprese stanno sviluppando e attuando pratiche che garantiscano e catene di approvvigionamento estranee alla conversione di ecosistemi naturali.
Schulmeister-Oldenhove conclude: «Gli Stati Membri dell’Ue e il Parlamento Europeo hanno ora la possibilità di fare le cose come si deve. Includere ecosistemi non forestali nella legge darà ai cittadini la certezza che i prodotti comprati non sono legati alla distruzione del nostro pianeta».