Brasile: i neofascisti bolsonaristi all’assalto della democrazia
I golpisti hanno trovato la complicità di parte dell’esercito e del governatore del Distrito Federal
[9 Gennaio 2023]
L’8 gennaio, a soli 7 giorni dal suo insediamento, il presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva ha decretato l’intervento federale nella Segurança Pública del Distrito Federal (DF) di Brasilia dopo che gruppi di sostenitori dell’ex presidente neofascista Jair Boldonaro hanno invaso, vandalizzato e saccheggiato il Congresso Nacional, il Palácio do Planalto dove ha sede la presidenza brasiliana e il Supremo Tribunal Federal (STF). Un assalto che sembra essere stato tollerato e addirittura incoraggiato dall’esercito e dalla polizia del Distretto Federale di Brasilia che è governato dal bolsonarista Ibaneis Rocha.
Lula ha visitato già domenica i luoghi assaliti dai bolsonaristi per valutare l’entità dei danni subiti dopo l’invasione dei sostenitori dell’estrema destra, sconfitti alle elezioni presidenziali di ottobre. I danni fatti dai vandali bolsonaristi comprendono beni culturali difficili da recuperare, come varie opere d’arte e sculture. Secondo le prime informazioni, i manifestanti hanno rotto computer e finestre e rovesciato anche cassetti negli uffici che sono riusciti a raggiungere.
Secondo il Secondo il Partido dos Trabalhadores (PT) di Lula, «Gli atti terroristici di questa domenica sono stati a lungo pianificati e incoraggiati dal bolsonarismo. Dallo scorso anno, Jair Bolsonaro e i suoi complici hanno seguito un copione molto simile a quello adottato dal trumpismo negli Stati Uniti per attaccare la democrazia. Come il suo idolo americano, Bolsonaro ha sistematicamente attaccato il processo elettorale brasiliano, sollevando dubbi sull’affidabilità del risultato delle urne, con la chiara intenzione di non riconoscere poi la sua sconfitta. Dopo aver perso nelle urne, Bolsonaro non ha riconosciuto il risultato e, attraverso il silenzio, ha finito per incoraggiare i golpisti a bloccare le strade e ad accamparsi davanti alle caserme dell’esercito a difesa di un colpo di stato. Questa mobilitazione ha portato ad azioni terroristiche nelle strade di Brasilia nella notte del 12 dicembre e un attentato dinamitardo è stato sventato dalla Polizia Civil del DF. Il prossimo passo logico sarebbe stato quello di promuovere a Brasilia un episodio simile all’invasione del Campidoglio negli Stati Uniti. Quel passo è stato fatto questa domenica».
Il PT denuncia: «I terroristi bolsonaristi che si sono accampati per settimane davanti al quartier generale dell’esercito a Brasilia hanno invaso e distrutto, questa domenica (8), la sede dei tre Poteri della Repubblica: il Congresso Nacional, il Palácio do Planalto e il Supremo Tribunal Federal (STF). All’attacco hanno partecipato anche centinaia di persone che erano arrivate a Brasilia in autobus ore prima. L’azione criminale, che costituisce un attacco inaccettabile alla democrazia brasiliana e alla volontà del popolo, manifestatasi nelle urne per il cambio di governo, non ha quasi incontrato resistenza, poiché la Polícia Militar do Distrito Federal non è stata mobilitata in conformità con quanto la grave situazione richiedeva. Per questo il presidente Lula ha determinato l’intervento federale nella Segurança Pública nel Distrito Federal».
Il decreto di Lula è ristretto al settore della Pubblica Sicurezza, che fino al 31 sarà alle dipendenze di Ricardo Garcia Cappelli, segretario esecutivo del ministero della Giustizia. Le altre attribuzioni rimangono sotto il controllo del governatore Rocha.
Il documento afferma che l’intervento mira a porre fine al «Grave deterioramento dell’ordine pubblico nel Distretto Federale, segnato da atti di violenza e invasione di edifici pubblici».
Nell’annunciare il decreto mentre era in visita ad Araraquara per verificare i danni causati dalle forti piogge che hanno colpito lo stato di São Paulo, il presidente Lula ha assicurato che «Tutte le persone che hanno partecipato agli attacchi, tra cui i loro finanziatori, saranno individuati e puniti. Si renderanno conto che la democrazia garantisce la libertà, il diritto alla libera comunicazione, il diritto di espressione, ma richiede anche alle persone di rispettare le istituzioni che sono state create per rafforzare la democrazia».
Più di 150 persone sono già state arrestate, ma è evidente che si tratta di un tentativo di colpo di Stati innescato da un’azione che prende a modello l’assalto al Senato Statunitense aizzato dall’ormai ex presidente Usa Donald Trump. Così come è evidente che l’esercito e parte delle forze dell’ordine sono schierati con i bolsonaristi.
In una nota ufficiale il Fórum de Governadores ha espresso «La sua totale ripulsa esprime di fronte agli episodi gravissimi e inaccettabili registrati oggi nel Distrito Federal, che rivelano l’invasione di Praça dos Três Poderes, seguita dallla illegale vandalizzazione delle dipendenze del Palácio do Planalto, del Congresso Nacional e del Supremo Tribunal Federal da parte di manifestanti golpisti, insoddisfatti dell’esito delle elezioni legittimamente conclusesi nel Paese». Il Forum dei governatori degli Stati brasiliani si dichiara A sostegno della democrazia, condannando ogni atteggiamento violento e atteggiamenti irresponsabili che mettano a repentaglio l’integrità dello stato di diritto democratico. I Governatori brasiliani, rendendosi disponibili ad inviare forze militari statali per sostenere la situazione di normalità nazionale, chiedono l’indagine sulle origini di questo assurdo movimento e l’adozione di misure energiche contro gli estremisti e coloro che lo hanno permesso, per negligenza o convenienza, tale situazione, nonché la successiva sanzione dei responsabili».
L’Advocacia-Geral da União (AGU – Avvocatura Generale dell’Unione) ha presentato ricorso al (STF) chiedendo «Una serie di misure giudiziarie in risposta agli atti criminali che hanno avuto luogo questa domenica pomeriggio (8) in Praça dos Três Poderes, a Brasilia». Tra le richieste figurano l’arresto in flagranza di delitto dell’ex Segretario della Pubblica Sicurezza del Distretto Federale, Anderson Torres, esonerato l’8 genneio, e di altri pubblici ufficiali responsabili di atti e omissioni. Inoltre, l’AGU ha chiesto l’immediata evacuazione di tutti gli edifici pubblici federali in tutto il Paese e lo scioglimento delle attività antidemocratiche compiute in prossimità di caserme e altre unità militari. La richiesta rivolta alla Corte Suprema richiede che, «Per tali provvedimenti, vengano utilizzate tutte le Forze di Pubblica Sicurezza del Segurança Pública del Distrito Federal e degli Stati».
Con l’obiettivo di ricercare responsabilità future dei manifestanti radicali, l’AGU ha anche chiesto all’STF di «Ordinare ai media e alle piattaforme di social network di interrompere la monetizzazione dei profili e la trasmissione dei social media che possono promuovere, in qualche modo, atti di invasione e depredazione di edifici pubblici» e ha chiesto alle società di telecomunicazioni, in particolare ai fornitori di servizi mobili personali, di «Conservare registri delle connessione sufficienti per 90 giorni per definire o identificare la geolocalizzazione degli utenti che si trovano nelle vicinanze di Praça dos Três Poderes e presso il quartier generale dell’esercito nel DF».
Il ministro del Supremo e Presidente del Tribunal Superior Eleitoral (TSE), Alexandre de Moraes, ha dichiarato: «Chi ha compiuto gli spregevoli attacchi terroristici alla Democrazia e alle Istituzioni Repubblicane sarà ritenuto responsabile, così come i finanziatori, gli istigatori, gli ex e attuali funzionari pubblici che proseguono nella condotta illecita di atti antidemocratici. La Magistratura non fallirà in Brasile.
Anche il presidente del PT, Gleisi Hoffmann, ha denunciato il fallimento del governo del Distretto Federale: «Il governo del Distrito Federal è stato irresponsabile. E’ un delitto annunciato contro la democrazia, contro la volontà delle urne, per altri interessi. Il governatore (Ibaneis Rocha) e il suo segretario alla sicurezza (Anderson Torres), un bolsonarista, sono responsabili di ciò che accade».
Il segretario alla sicurezza del DF Anderson Torres è stato ministro della giustizia nel governo Bolsonaro. In precedenza era già stato segretario nel governo del DF di Ibaneis, carica alla quale è tornato di recente. Secondo il portale Metrópoles, «Ibaneis ha determinato l’esonero di Torres questa domenica». Ibaneis era negli Stati Uniti, dove c’è anche Bolsonaro.
Il leader della maggioranza del governo Lula al Congresso Nacional, Randolfe Rodrigues (Rede), è d’accordo: «La manifestazione terroristica a Brasilia era già prevista e ha avuto la compiacenza e quasi la complicità del governatore del DF, Ibaneis Rocha. Qualunque cosa succeda alla vita delle persone e al patrimonio del popolo brasiliano, il Sig. Ibaneis Rocha sarà ritenuto responsabile.
Il capogruppo delle maggioranza di governo alla Camera, José Guimarães (PT), ha denunciato la complicità con i golpisti della polizia del Distretto Federale: «Questi atti criminali danneggiano la democrazia brasiliana. Le istituzioni non servono un Partito, vanno preservate. La polizia DF tace! Non possiamo essere d’accordo con tanta violenza da parte di questi vandali».
Paulo Pimenta (PT), nuovo ministro della Segreteria per la Comunicazione nel governo Lula, ha però sottolineato che «La maggioranza del popolo brasiliano vuole la pace e la democrazia e non sostiene il terrorismo, che proviene da una minoranza che dovrà vedersela con la legge».
I governi di Cile, Ecuador e Colombia, si sono rapidamente schierati in difesa della democrazia brasiliana e l’ambasciatore dell’Unione Europea, Ignacio Ybánez, ha affermato che «L’Ue mantiene tutto il sostegno alle istituzioni brasiliane, Seguiamo con grande preoccupazione gli atti antidemocratici in Brasile».
Il poresidente di sinistra colombiano Gustavo Petro ha detto che «Il fascismo ha deciso di sferrare un colpo» e ha chiesto una riunione urgente dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA).
Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha condannato l’attacco alle istituzioni democratiche del Brasile e ha sottolineato che «La volontà del popolo brasiliano e le istituzioni democratiche devono essere rispettate. Ho piena fiducia che sarà così. il Brasile è un grande Paese democratico».
Il Presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha commentato: «E’ in atto in Brasile un tentativo di colpo di stato, per ora sventato. L’assalto alla sede del parlamento e delle più importanti istituzioni democratiche brasiliane da parte di migliaia di sostenitori di Bolsonaro ha evidentemente dei mandanti e non poteva non essere a conoscenza quantomeno dei servizi segreti. Leggo che i militari hanno fermato l’intervento delle forze dell’ordine e che i manifestanti golpisti nella notte hanno bloccato autostrade e strade federali in almeno quattro Stati del Brasile. Colpisce che i facinorosi si dichiarino “patrioti”, come è nel linguaggio degli eredi del fascismo, che operino con metodi squadristici: la violenza e la devastazione. Le istituzioni italiane si devono pronunciare con la massima chiarezza nominando i responsabili di questo violentissimo attacco alla democrazia. Al presidente Lula, al governo ed al popolo brasiliano va la piena solidarietà e l’appoggio dell’ANPI e di tutti gli antifascisti».