In Italia sono solo 9 le centrali a carbone, ma da loro arriva oltre il 30% delle emissioni di CO2 di tutto il sistema elettrico nazionale

Enel accelera l’uscita dal carbone, chiude il gruppo 2 della centrale di Brindisi

Greenpeace: «Un’ottima notizia, ma è importante che al suo posto si punti sulle energie rinnovabili e non sul gas»

[28 Maggio 2020]

Dal ministero dello Sviluppo economico è appena arrivato l’ok alla richiesta presentata da Enel lo scorso gennaio: il gruppo 2 della centrale termoelettrica a carbone Federico II di Brindisi sarà chiuso a partire dal 1 gennaio 2021 (mentre il phase out dal carbone a livello nazionale è stato fissato dal Governo al 2025). È la prima delle quattro unità produttive a carbone della centrale che si avvia alla chiusura definitiva, in un percorso che – nei piani dell’azienda – porterà a una riconversione verso il gas.

«Enel – spiegano dall’azienda – ha avviato negli scorsi mesi l’iter di permitting per la riconversione del sito con un impianto a gas ad altissima efficienza necessario per assicurare la chiusura completa dell’impianto a carbone di Brindisi entro il 2025 e per assicurare contestualmente la sicurezza della rete elettrica nazionale. Inoltre, Enel sta sviluppando progetti per l’installazione di capacità fotovoltaica all’interno del sito, come parte della più generale iniziativa di sviluppo di nuova capacità rinnovabile su tutto il territorio italiano».

Un’iniziativa che si associa a quella portata avanti dalla multinazionale anche in altri Paesi; anche in Cile Enel ha richiesto la chiusura dell’Unità I dell’impianto di Bocamina entro il 31 dicembre 2020 e l’Unità II del medesimo impianto entro il 31 maggio 2022, con un piano per completare 2 GW di capacità rinnovabile nel Paese attraverso Enel green power Chile.

«La decisione di Enel di voler anticipare la chiusura delle centrali a carbone in Cile e in Italia è un’ottima notizia – commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – È ormai tempo che il carbone vada in pensione, ma è importante che al suo posto si punti sulle energie rinnovabili, e non su altri combustibili fossili inquinanti come il gas».

L’associazione ambientalista ritiene infatti che i piani di Enel relativi alla trasformazione dell’impianto in una centrale a gas – peraltro coerenti con gli indirizzi generali forniti dal Piano nazionale energia e clima presentato dal Governo italiano – siano però assolutamente negativi. «La scelta di iniziare a chiudere la centrale a carbone di Brindisi, una delle più inquinanti d’Europa, a partire dal primo gennaio 2021 è senza dubbio positiva, purtroppo però rovinata dalla volontà dell’azienda di convertire l’impianto a gas fossile – continua Giannì – Cittadine e cittadini di Brindisi meritano un futuro diverso. Dopo decenni di inquinamento legato al carbone, per la città occorrerebbe una transizione energetica che metta al centro i lavoratori e l’ambiente. Da un punto di vista climatico, passare dal carbone al gas significa non accelerare come necessario verso la vera soluzione, ovvero energie rinnovabili, efficienza energetica e sistemi di accumulo».

Il gas rappresenta infatti il più “pulito” tra i combustibili fossili – per questo viene individuato come utile in un’ottica di transizione energetica verso le rinnovabili – e le centrali che alimenta permettono una generazione di energia stabile e indipendente dalle condizioni meteorologiche, svolgendo quindi un ruolo per poter sempre soddisfare la domanda di elettricità in arrivo dalle utenze. Ma questo ruolo può essere già oggi soddisfatto anche da alcune fonti rinnovabili non intermittenti (come la geotermia, o il biometano) e in prospettiva sempre più anche dalle fonti intermittenti attraverso sistemi di accumulo.

È comunque necessario sottolineare che l’abbandono del carbone, di per sé, rappresenta un importante passo avanti in un’ottica di sviluppo sostenibile. Come testimonia l’ultimo dossier pubblicato dal Wwf nel merito, le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone possono arrivare a essere anche del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.

Ecco perché a livello globale, tra tutte le fonti fossili, il carbone rappresenta proprio la principale causa di emissioni di gas serra: nel 2017, oltre 44% della CO2, corrispondente a circa 14,5 miliardi di tonnellate, è stata originata proprio dalla combustione del carbone.

Un spaccato purtroppo valido anche per l’Italia, dove peraltro il carbone che viene bruciato è tutto d’importazione. Come spiega il Wwf, attualmente in Italia sono in funzione 9 centrali a carbone: questi impianti nel 2017 avevano contribuendo a soddisfare solo il 9,8% del consumo interno lordo di energia elettrica (con 32.627,4 GWh), ma hanno prodotto quasi 28,7 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta del 30,75% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale (93 MtCO2). Per il 2018 invece ancora non sono disponibili i dati ufficiali di emissione, ma dai valori riportati nei registri ETS si stima siano quasi 25,3 MtCO2, un valore piuttosto considerevole se rapportato al fatto che il carbone nello stesso anno ha soddisfatto appena l’8,6% del fabbisogno elettrico nazionale.