Transizione energetica, cominciamo dal basso? Ma spingiamo i piani alti ad occuparsene seriamente
Alcune proposte da Legambiente Costa Etrusca
[7 Settembre 2022]
Da dove cominciamo? Diremmo dal nucleare e dal fu Referendum: i cittadini italiani si erano espressi chiaramente e nettamente sul no al Nucleare per la Produzione di Energia Elettrica; dunque stava a chi governava e ha governato il paese in questi anni fino ad oggi (destra e sinistra hanno avuto tutti e due un periodo di governo ) sviluppare le Energie Rinnovabili, diversificare le stesse: non solo fotovoltaico, non solo eolico, non solo biomasse, ecc., sviluppare la ricerca, per esempio energia elettrica dal mare (anche se non siamo sull’oceano il mare potrebbe dare in diversi modi energia elettrica, noi siamo una penisola dunque circondati dal mare! per non parlare delle nostre isole).
I governi che si sono succeduti non hanno ascoltato il Pese, le associazioni ambientali, le Università; non hanno invogliato i cittadini a diversificare, ma li hanno ostacolati cambiando gli incentivi in corso d’opera ,creando paura ed insicurezza tra i cittadini e imprenditori.
Allo stesso tempo si sono orientati su una unica fonte di energia: il gas metano, sia per produrre energia elettrica che come fonte di calore per le imprese energivore.
La Regione ed i Comuni toscani (per stare nel nostro territorio) tranne qualche eccezionale Comune non sono stati da meno.
Fatto questo elenco tristemente deludente delle cose non fatte vorremmo fare qualche proposta concreta di cose da fare subito cominciando dai Comuni che sono i primi referenti dei cittadini .
1) mettere sugli edifici pubblici ( per pubblici intendiamo anche quelli delle Province ed altri Enti o Istituzioni nel perimetro comunale ) impianti fotovoltaici , ed impianti solari termici per produzione di acqua calda (così non servirà per gran parte dell’anno far funzionare caldaie a gas per scaldare l’acqua sanitaria).
2) una forte collaborazione con le università sia nella ricerca che nella divulgazione.
3).stop al consumo di suolo, eventualmente utilizziamolo per nuove filiere. Anche qui la ricerca può avere un gran ruolo.
4) i Comuni più grandi potrebbero farsi, in collaborazione con le associazioni di categoria, garanti verso i cittadini di serietà e attendibilità delle aziende installatrici che opereranno in loco: sia per i prezzi che per la tecnologia e la qualità dei prodotti,.
5) da oltre un anno la normativa sulla costituzione di “Comunità energetiche“ sono state recepite nella legislazione italiana, ma non se ne parla , se ne costituiscono pochissime…le Amministrazioni locali dovrebbero “darsi una mossa“ sarebbe anche un risparmio per le casse comunali , invece che pagare le bollette energetiche ai cittadini bisognosi le Comunità energetiche potrebbero trasformarsi in risorsa per tutta la collettività.
6) Informarsi ed informare le aziende agricole sui nuovi sistemi di agrivoltaico: cioè fotovoltaico abbinato all’agricoltura che non sono i vecchi impianti fotovoltaici a terra .
Ci sarebbero molte altre cose da dire o proporre sempre restando con i piedi per terra su quello che è fattibile oggi, subito, ma ci sembra già tanto quello proposto che, come detto, riguarda tutte le Istituzioni Comuni, Regione Toscana , nonché il Governo che verrà.
di Legambiente Costa Etrusca