Clima: dal 2010, le 5 maggiori compagnie petrolifere hanno speso più di 250 milioni di dollari per far pressione sull’Ue
Le lobby dell’Oil & Gas costantemente a lavoro a Bruxelles per condizionare le politiche climatiche ed energetiche europee
[24 Ottobre 2019]
Secondo l’indagine “Big Oil and gas buying influence in Brussels”, commissionata da Greenpeace EU, Corporate Europe Observatory (Ceo), Food & Water Europe, Friends of the Eeahrt Europe, «dal 2010 ad oggi le cinque più grandi compagnie del Pianeta che operano nel settore di petrolio e gas – BP, Chevron, ExxonMobil, Shell e Total – hanno speso almeno 251 milioni di euro per fare pressione sull’Unione europea, con l’intento di influenzare le politiche su clima ed energia».
Le associazioni dell’Oil & Gas a Bruxelles utilizzano circa 200 lobbisti e l’inchiesta denuncia che «Da quando nel 2014 il presidente Jean-Claude Juncker è entrato in carica, queste associazioni hanno partecipato a 327 riunioni di alto livello con i massimi funzionari della Commissione europea, ovvero l’equivalente di una riunione a settimana. I dati sono stati ricavati da quanto le stesse aziende hanno riportato nel registro per la trasparenza della lobby dell’Ue e dai calendari delle riunioni pubblicati dai commissari europei».
Mentre crescevano i controlli sulle grandi multinazionali petrolifere, a Bruxelles e nelle capitali nazionali i lobbisti dell’industria dei combustibili fossili, sono riusciti a ritardare, indebolire e sabotare l’azione dell’Ue sull’emergenza climatica, facendo annacquare gli obiettivi europei per energia rinnovabile, efficienza energetica e gas serra e garantendo allo stesso tempo sussidi redditizi per i combustibili fossili Le associazioni rivelano che «Questo lavoro di lobbying ha contribuito a ad aumentare i profitti delle prime cinque compagnie petrolifere di 82 miliardi di dollari lo scorso anno. Le stesse compagnie tra il 1988 e il 2015 sono state responsabili del 7,4% delle emissioni globali di gas serra»
Pascoe Sabido, ricercatrice e attivista di Ceo,, fa notare che «Grazie alle loro ingenti spese nel lobbismo, grandi inquinatori come Shell, BP e i loro gruppi di lobby hanno ritardato, indebolito e sabotato l’azione dell’Ue sull’emergenza climatica. Con un bel quarto di miliardo speso nell’ultimo decennio si sono s comprate molto accesso e influenza a Bruxelles»
Frida Kieninger, responsabile campagne per Food & Water Europe, ha dichiarato: «Oggi è impensabile avere lobbisti del tabacco che negoziano le nostre leggi sulla salute pubblica – ed è proprio così che dobbiamo trattare i lobbisti di combustibili fossili. La fine dei meeting privati, dei cosy events e delle porte girevoli può tenere fuori gli interessi legati ai combustibili fossili dal processo decisionale sulla crisi climatica».
Myriam Douo, corporate capture campaigner di Friends of the Earth Europe, aggiunge: «Le compagnie del gas, del petrolio e del carbone stanno spendendo milioni per mantenere la presa sulle nostre politiche e sulla nostra energia. Ma il clima non può più permettersi le loro tattiche ritardatarie. Dobbiamo ascoltare i milioni di giovani manifestanti per il clima per le nostre strade e tagliare i combustibili fossili dalla nostra politica, ora».
Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima di Greenpeace Italia, denuncia: «Le grandi compagnie di petrolio e gas stanno causando l’emergenza climatica in corso, in nome di profitti per pochi che hanno un prezzo altissimo per molti. Milioni di persone chiedono politiche nuove, radicali ed efficaci contro la crisi climatica, è tempo che i governi ne prendano atto».
Le organizzazioni ambientaliste chiedono alla nuova Commissione europea, ai deputati e ai governi di «tenere gli interessi economici derivanti dai combustibili fossili fuori dalla politica, con restrizioni simili a quelle dei lobbisti dell’industria del tabacco» e ricordano che «In questi anni il settore dei combustibili fossili è riuscito a ritardare, indebolire e sabotare l’azione dell’Unione europea sull’emergenza climatica, ridimensionando l’importanza degli obiettivi in fatto di energia rinnovabile, efficienza energetica e riduzione dei gas serra, e garantendosi al tempo stesso redditizi sussidi. Questo sforzo di lobbying ha portato, nell’ultimo anno, ad un utile di 82 miliardi di dollari per i cinque giganti del petrolio e del gas. Le stesse aziende sono state responsabili del 7,4 per cento delle emissioni globali di gas serra tra il 1988 e il 2015».