Carovana dei Ghiacciai: il ghiacciaio della Fradusta sta scomparendo. Si è ridotto del 95%, da 150 a 3 ettari
Il Travignolo dimezzato da 30 ai 15 ettari e vittima di un profondo cambiamento morfologico della massa glaciale
[1 Settembre 2020]
La quinta tappa della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente ha interessato il territorio del Parco naturale Paneveggio nella splendida cornice dolomitica delle Pale di San Martino, dove si trovano due dei ghiacciai della Campagna Glaciologica, monitorati con il contributo della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT.) Si tratta di apparati glaciali di minori dimensioni rispetto a quelli visitati nelle precedenti tappe, ma di grande interesse ambientale. E ancora una volta le notizie sono pessime: secondo Legambiente, «La velocità con cui il ghiacciaio della Fradusta sta regredendo è il segnale dell’accelerazione dei cambiamenti climatici. Una crisi, quella climatica, che sta modificando il territorio non più di anno in anno, ma giorno per giorno». E il ritiro di questo ghiacciaio – ma forse bisognerebbe dire ex – è davvero impressionate: tra il 1888 e il 2014 c’è stata una riduzione della sua area glaciale di oltre il 95%, con una diminuzione della superficie che è passata da 150 a 3 ettari. Mentre la Carovana dei Ghiacciai ha registrato una riduzione inferiore per il ghiacciaio del Travignolo che passa dai 30 ettari di fine ‘800 ai 15 attuali, ma è vittima di un profondo cambiamento morfologico in corso.
Commentando i dati, Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente, ha detto che «Il ghiacciaio della Fradusta sta regredendo ad una velocità tale da sembrare quasi una “morte in diretta”, ulteriore quanto evidente segnale dell’accelerazione dei cambiamenti climatici. Gli effetti del maltempo nella zona di indagine di questi giorni, con nuove frane e colate detritiche, se da un lato ci ricordano la vivacità dal punto di vista geomorfologico dell’area dolomitica, dall’altro ci ripropongono il problema della gestione del territorio con una particolare attenzione all’uso del suolo. Per tutto ciò è però indispensabile mettere al centro progetti integrati di riduzione del rischio e di adattamento al cambiamento climatico. Tuttavia, su quest’ultimo aspetto ad oggi, ancora, non abbiamo nessuna notizia rispetto al piano nazionale che avrebbe già dovuto essere approvato».
Anche se il maltempo del primo giorno ha impedito lo svolgimento del programma di monitoraggio previsto, per fare il punto sul ghiacciaio di Fradusta la Carovana dei Ghiacciai si è avvalsa delle osservazioni dell’operatore glaciologico Gino Taufer e del materiale documentale del Comitato Glaciologico e dell’archivio del Parco. Il Fradusta si sviluppa lungo il versante nord della Cima la Fradusta (2939 m slm) che rappresenta il punto più elevato della serie di creste rocciose che formano il perimetro meridionale dell’Altopiano delle Pale di San Martino. I dati a disposizione indicano che sino agli anni ’90 del secolo scorso si poteva ben distinguere un’unica massa di ghiaccio fino alla fronte, a quota circa 2650 metri, ma negli anni successivi le significative variazioni di spessore hanno portato a una frammentazione della massa con la formazione di due porzioni distinte e visibili. Gli esperti evidenziano che «Il fenomeno della comparsa di finestre rocciose che separano gli ammassi di ghiaccio è conseguenza della forte riduzione locale dello spessore del ghiacciaio che ne favorisce l’ablazione e ne inibisce il rifornimento dalle zone di accumulo. La forte esposizione agli agenti atmosferici rende il ghiacciaio di Fradusta molto sensibile ai cambiamenti climatici. Infatti, le pareti rocciose che lo sovrastano non sono in grado di proteggerlo dall’irraggiamento». Taufer ha segnalato ampi settori di ghiaccio privi di copertura nevosa anche nella zona di accumulo.
Il Cigno Verde sottolinea che «La drastica riduzione di area e le caratteristiche morfologiche osservate in questo piccolo ghiacciaio dolomitico possono essere considerate evidenze della “morte di un ghiacciaio”. Proprio la divisione del ghiacciaio per mezzo di superfici rocciose ha portato alla totale scomparsa, nella porzione inferiore, dei fenomeni di attività e di alimentazione, complice anche la sfavorevole esposizione e la bassa quota». Una sequenza di fotografie dell’archivio del parco mostra la progressiva riduzione della massa glaciale e la scomparsa del lago proglaciale che caratterizzava la fronte del ghiacciaio sin dal 1991».
Il secondo giorno della tappa nelle Dolomiti trentine è stato dedicato al ghiacciaio del Travignolo, molto diverso per morfologia e contesto ambientale rispetto al Fradusta. Il Travignolo è un ghiacciaio ospitato in un vallone inciso tra le pareti del Cimon e della Vezzana che lo proteggono efficacemente dall’irraggiamento. Ma Legambiente avverte il suo dimezzamento di superficie rispetto a ben il 95% del Fradusta non deve però ingannare sull’effettivo cambiamento subito anche da questo ghiacciaio: «Durante il sopralluogo alla stazione fotografica del Comitato Glaciologico è stato effettuato un confronto fra immagini fotografiche storiche e l’assetto attuale del ghiacciaio. Si è constatato il profondo cambiamento morfologico della massa glaciale, con la scomparsa di una falesia di ghiaccio alta decine di metri che sovrastava un dosso roccioso, attualmente isolato al centro del vallone, mentre un tempo essa divideva il ghiacciaio in due lobi. Le osservazioni sul ghiacciaio del Travignolo si sono svolte nel giorno successivo a un evento piovoso particolarmente intenso che ha causato evidenti effetti sul paesaggio glaciale e periglaciale. Nella parte superiore del ghiacciaio sono stati individuati un accumulo di frana e la relativa nicchia di distacco sulla parete rocciosa a sinistra del ghiacciaio. Nelle parti sottostanti al ghiacciaio, numerose colate detritiche si sono sviluppate per fluidificazione del detrito. Durante la cerimonia di “Saluto al ghiacciaio”, il frastuono di nuovi distacchi di materiale ha attirato l’attenzione dei partecipanti alla Carovana dei Ghiacciai, i quali hanno potuto osservare la messa in posto di alcune colate detritiche minori. Tutto ciò dimostra l’estrema vivacità dell’area glaciale e periglaciale, anche per effetto delle intense precipitazioni degli ultimi giorni».
Marco Giardino, segretario del Comitato Glaciologico Italiano, conclude ricordando che «Ciascun ghiacciaio visitato nella Carovana dei ghiacciai ha mostrato caratteristiche proprie, di forma, movimento e anche storia evolutiva Dal confronto fra i dati d’archivio e i monitoraggi in atto sono emerse anche analogie e ricorrenze nel comportamento delle masse glaciali. La discussione con gli esperti ha evidenziato le tendenze evolutive dei ghiacciai e degli ambienti circostanti in funzione del riscaldamento climatico e le possibili conseguenze sul territorio in termini di rischi e risorse. Tutto ciò dimostra l’importanza del ruolo che il Comitato Glaciologico Italiano svolge nel coordinare a livello nazionale la raccolta e l’interpretazione dei segnali della dinamica glaciale raccolti dagli operatori glaciologici regionali e locali. Un processo che richiede adeguato sostegno da parte dello Stato».