Le piante potrebbero aiutarci a trovare i corpi delle persone scomparse?

Botanici forensi al lavoro per scoprire dalla fluorescenza o riflettanza la possibile presenza di un cadavere umano

[10 Settembre 2020]

Le squadre di ricerca di resti umani sono spesso rallentate dal fatto di dover fare meticolose ricerc he a piedi o da ricerche aeree rese impossibili dalla copertura forestale. Ora lo studio “Plants to remotely detect human decomposition?”, pubblicato su Trends in Plant Science  da un team di ricercatori dell’università del Tennessee – Knosville, presenta proprio la possibilità di utilizzare la copertura arborea per facilitare le missioni di ricerca di cadaveri sepolti, rilevando i cambiamenti nella chimica della pianta come segnali che ci sono resti umani nelle vicinanze. Anche se l’impatto della decomposizione umana sulle piante non sia stato ancora esplorato a fondo, i ricercatori delineano i passaggi necessari per giungere al recupero di un corpo utilizzando la vegetazione e dicono che potrebbe essere già una realtà.

L’autore senior dello studio, Neal Stewart Jr., che insegna scienze vegetali all’università del Tennessee, spiega che «Nei territori più piccoli e aperti, le pattuglie a piedi potrebbero essere efficaci per trovare qualcuno scomparso, ma nelle parti più boscose o pericolose del mondo come l’Amazzonia, questo non è affatto possibile. Questo ci ha portato a prendere in considerazione le piante come indicatori della decomposizione umana, che potrebbe portare a un recupero di un corpo più velocemente e forse più sicuramente».

La ricerca sulla relazione tra piante e decomposizione umana si svolgerà nella “body farm” dell’università del Tennessee – l’ Anthropology Research Facility . dove gli scienziati esaminano il processo di decadimento del corpo umano in condizioni diverse. I ricercatori valuteranno come le “isole di decomposizione dei cadaveri” – la zona immediatamente circostante a dove sono sepolti o restano senza vita degli esseri umani – modificano le concentrazioni di nutrienti del suolo e come questi cambiamenti si manifestano nelle piante vicine.

Secondo Stewart  «Il risultato più ovvio di queste isole sarebbe un grande rilascio di azoto nel suolo, specialmente in estate, quando la decomposizione avviene così velocemente. A seconda della rapidità con cui le piante rispondono all’afflusso di azoto, può causare cambiamenti nel colore e nella riflettanza delle foglie».

Ma nelle foreste dove scompaiono gli uomini possono morire anche altri grandi mammiferi, come i cervi, e quindi un ostacolo che la ricerca deve superare è quello di trovare metaboliti specifici per il degrado degli esseri umani. Dato che di solito gli esseri umani hanno diete a base di cibo elaborato, potrebbero esserci metaboliti specifici, come quelli dei farmaci o dei conservanti alimentari, che hanno influenze specifiche sull’aspetto delle piante.

Stewart  spiega ancora: «Una delle cose che pensiamo è che se avessimo una persona specifica scomparsa che fosse, diciamo, un forte fumatore, potrebbe avere un profilo chimico che potrebbe innescare una sorta di risposta unica della pianta che lo renderebbe più facili da individuare. Anche se in questa fase questa idea è ancora inverosimile».

Una volta comprese meglio le influenze dei metaboliti del cadavere sulle piante, i team di ricerca potrebbero sviluppare imager per scansionare le piante per specifici segnali di fluorescenza o riflettanza che indicano che i resti umani sono vicini. Sebbene parte di questa tecnologia esista già, gli scienziati devono ancora sapere quali specie di piante e quali segnali cercare.

«Abbiamo effettivamente costruito un intero plant imager in grado di analizzare le firme della  fluorescenza – conferma  Stewart – Ma i primi step saranno au una scala molto fine, osservando le singole foglie e misurando come la loro riflettanza o fluorescenza cambia nel tempo quando le piante si trovano vicino a resti umani«. Una volta compilati gli spettri diagnostici, i ricercatori potranno iniziare a pensare di passare ai droni e ad altre tecnologie in grado di analizzare un’ampia area boscata in breve tempo alla ricerca di uno scomparso e raccogliere dati per decine o addirittura centinaia di chilometri quadrati, e poi inviare un team di ricerca sul terreno individuato.

Ma all’università del Tennessee – Knosville sanno bene di essere ancora lontani diversi anni dal poter utilizzare le piante come strumenti di ricerca nelle missioni di recupero di un cadavere umanoo. Nel frattempo, un team interdisciplinare di botanici, antropologi e scienziati del suolo inizierà a lavorare alla body farm, progettando la loro prima serie di esperimenti di piante-cadavere