Cessate il fuoco in Libia, ma l’Europa delega ancora il controllo delle frontiere ai Paesi nordafricani (VIDEO)
Dall’Italia aiuti al Wfp Libia per i più vulnerabili. Oxfam: i finanziamenti italiani ed Ue a Marocco e Tunisia provocano violazioni dei diritti umani
[26 Ottobre 2020]
L’Onu esulta per il cessate il fuoco, raggiunto in Libia il 23 ottobre grazie all’aiuto Onu e alla mediazione della Commissione Militare Congiunta 5 + 5, che rappresenta i due governi libici rivali e l’un contro l’altro armati, il capo della missione Onu in Libia, Stephanie Williams, ha detto che «Potrebbe aiutare a garantire un futuro migliore, più sicuro e più pacifico per tutto il popolo libico. Rendo omaggio al vostro senso di responsabilità e al vostro impegno a preservare l’unità della Libia e a riaffermare la sua sovranità. Le due parti si sono incontrate prima di tutto, come libici, insieme. La strada è stata lunga e difficile a volte, ma il vostro patriottismo è stato la vostra guida per tutto il tempo e siete riusciti a concludere un accordo per un cessate il fuoco duraturo. Spero che questo accordo contribuisca a porre fine alle sofferenze del popolo libico e a consentire agli sfollati, sia fuori che dentro il Paese, di tornare alle loro case e vivere in pace e sicurezza. L’accordo appresenta un importante segnale per la Libia e il popolo libico. Mi auguro vivamente che le future generazioni di libici celebrino l’accordo di oggi, poiché rappresenta quel primo passo decisivo e coraggioso verso una soluzione globale della crisi libica che ne è seguita. Ci sarà molto lavoro da fare nei prossimi giorni e settimane per attuare gli impegni contenuti in questo accordo. E’ importante continuare negoziati mirati il più rapidamente possibile al fine di alleviare le molte difficoltà che questo conflitto ha causato al popolo libico. So che il popolo libico può contare su di voi. Le Nazioni Unite sono con voi e il popolo libico. Faremo del nostro meglio per garantire che la comunità internazionale vi presti il suo pieno e incrollabile sostegno».
Anche per il segretario generale dell’Onu, António Guterres, «Il cessate il fuoco rappresenta un passo fondamentale verso la pace e la stabilità in Libia. Mi congratulo con le parti per aver messo l’interesse della loro nazione davanti alle loro differenze … Troppe persone hanno sofferto per troppo tempo. Troppi uomini, donne e bambini sono morti a causa del conflitto. Chiedo alla comunità internazionale di sostenere i libici nell’attuazione del cessate il fuoco e nel porre fine al conflitto. Questo include la garanzia del pieno e incondizionato rispetto dell’embargo sulle armi del Consiglio di sicurezza. Ed esorto le parti libiche a mantenere lo slancio attuale e mostrare la stessa determinazione nel raggiungere una soluzione politica al conflitto, risolvere le questioni economiche e affrontare la situazione umanitaria. L’Unsimil sta facendo i preparativi per riprendere il Libyan Political Dialogue Forum (che si è bloccato quando nel 2019 si sono ri-intensificati i combattimenti, ndr) che sarà preceduto da una serie di incontri e consultazioni che faciliteranno la ripresa di una politica inclusiva intra-libica con colloqui guidati dai libici e gestiti dai libici. Non esiste una soluzione militare per il conflitto in Libia. Questo accordo di cessate il fuoco è un passaggio fondamentale. C’è molto lavoro da fare. La svolta di venerdì arriva nel contesto dei miei ripetuti appelli per un cessate il fuoco globale , in modo che tutte le energie siano concentrate sulla pandemia di Covid-19. Con l’ispirazione dell’accordo libico, ora è il momento di mobilitare tutti gli sforzi per sostenere le mediazioni in atto per porre fine ai conflitti in Yemen, Afghanistan e in Armenia e Azerbaigian, dove le ostilità attive stanno causando immense sofferenze ai civili. Non esiste una soluzione militare per nessuno di questi conflitti. La soluzione deve essere politica».
Ma, mentre la comunità internazionale tira un sospiro di sollievo, Oxfam pubblica il rapporto “The real common interest” dal quale emerge che «L’esternalizzazione del controllo delle frontiere europee delegato al Nord Africa, senza fermare le morti in mare, sta causando violazioni dei diritti umani, non solo in Libia. I primi a pagare un prezzo altissimo sono le fasce più vulnerabili della popolazione di Tunisia e Marocco, insieme a migliaia di persone in fuga da paesi come Siria, Eritrea, Sudan, Costa D’Avorio e Libia, che cercano di raggiungere l’Europa».
L’ONG sottolinea che la guerra libica, che ha avuto come conseguenza la ricerca di altre rotte migratorie, e le misure prese dall’Europa hanno avuto un forte impatto in Tunisia e Marocco, dove «respingimenti arbitrari e fenomeni di discriminazione sistematica nei confronti dei migranti sono all’ordine del giorno».
Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia, sottolinea che «Negli ultimi anni, le politiche europee di cooperazione con i paesi del nord Africa si sono dimenticate della tutela dei diritti umani dei migranti, finanziando soprattutto il controllo delle frontiere marittime e terrestri attraverso un uso improprio delle risorse del Trust Fund dell’Ue per l’Africa e accordi bilaterali, come quello tra Italia e Tunisia. Un approccio che continua a sostenere una gestione miope del fenomeno migratorio con i soldi dei contribuenti italiani ed europei. Tutto sulla pelle dei più deboli, dimenticando che lo sviluppo economico e sociale va di pari passo con la mobilità umana».
Se è vero che «attualmente la chiusura de facto delle frontiere Marocco-Algeria e Tunisia-Libia, insieme ai respingimenti dalle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, hanno fatto diminuire il numero di persone che attraversano il Mediterraneo da Marocco e Tunisia verso l’Europa in termini assoluti», Oxfam fa notare che «Ciò avviene in piena violazione dei diritti dei migranti».
Il rapporto mostra anche tutta l’inadeguatezza dei sistemi di asilo e accoglienza nei due Paesi nord-africani, che «Politiche europee, pur esse inadeguate, non hanno contribuito a rendere rispettosi dei diritti e di una vita dignitosa dei migranti. Continuano infatti a verificarsi respingimenti arbitrari e spesso violenti in Algeria o Mauritania da parte delle autorità marocchine verso persone vulnerabili come donne incinte e bambini; mentre in Tunisia le normative in vigore impediscono ai migranti irregolari di chiedere asilo, con il rifiuto di consentire loro l’accesso ad avvocati e interpreti».
Pezzati aggiunge che «L’Italia, perseguendo unicamente obiettivi di politica interna, continua a non tener conto del rispetto dei diritti umani dei migranti che arrivano in Tunisia. Dopo le recenti visite dei ministri Lamorgese e Di Maio, prosegue a finanziare il rafforzamento del sistema di controllo delle frontiere marittime. Tuttavia non sono state ancora rese pubbliche le cifre, anche se da indiscrezioni si parla di circa 10 milioni di euro per il 2020 diretti alle autorità tunisine. Soldi che invece potrebbero essere destinati alla creazione di canali di migrazione sicuri, in un contesto in cui solo dall’inizio dell’anno su oltre 26.600 arrivi in Italia, 11 mila ha riguardato cittadini di nazionalità tunisina, il cui destino sarà il rimpatrio. Il tutto, mentre si sono moltiplicati casi in cui le stesse autorità tunisine si sono rifiutate di soccorrere barconi provenienti dalla Libia nelle proprie acque territoriali. In altre parole uomini, donne e bambini sono stati lasciati a morire in mare con la nostra complicità. Per questo chiediamo all’Italia di rendere pubblici i termini dei recenti accordi stipulati con Tunisi e i rispettivi impegni economici a essi collegati».
Per questo, Oxfam lancia un appello urgente all’Unione europea perché cambi decisamente rotta, a partire dalle linee che saranno introdotte con la nuova riforma su asilo e migrazione: «E’ necessario infatti cessare di sostenere e finanziare politiche repressive nei confronti di migliaia di persone in fuga da guerre e povertà, in molti casi dall’inferno libico».
All’Italia Oxfam chiede che «collabori con i paesi del Maghreb per promuovere il rispetto del diritto internazionale, conducendo valutazioni periodiche dell’impatto delle politiche migratorie dell’Ue sulle popolazioni più vulnerabili».
Ma al nostro Paese arrivano oggi i ringraziamenti del World food programme (Wfp), l’agenzia Onu che è stata insignita del Premio Nobel per la Pasce 2020, per il contributo di 3,5 milioni di euro a sostegno delle sue operazioni in Libia che includono assistenza alimentare vitale per oltre 60.000 persone vulnerabili nel paese, sostegno alle operazioni di risposta di emergenza e raccolta dati per identificare i bisogni e indirizzare l’intervento umanitario».
L’agenzia Onu spiega che «Si tratta del maggiore contributo che il Wfp ha ricevuto per la Libia da quando ha riaperto i suoi uffici nel Paese nel 2014. L’Italia ha contribuito alle operazioni in Libia ogni anno, a partire dal 2017».
Samer Abdeljaber, direttore e rappresentante Wfp in Libia, ha aggiunto: «Siamo molto grati per questo tempestivo contributo dell’Italia che ci permetterà di continuare a fornire assistenza alimentare fondamentale. Tra le varie iniziative, il contributo garantirà la continuazione dei voucher elettronici, vitali nel sostenere l’economia locale. La nostra risposta in Libia deve molto al costante sostegno dell’Italia, questo nuovo impegno segna un passo importante nella partnership e assicura un reale impatto sul campo».
Il finanziamento italiano permetterà al Wfp di fornire assistenza alimentare con distribuzioni dirette di cibo agli sfollati (inclusi i bambini) e alle comunità ospitanti, oltre a sostenere l’assistenza alimentare dell’agenzia nel meccanismo di risposta rapida d’emergenza inter-agenzia che assicura la consegna di rifornimenti di base ai nuovi sfollati che ne hanno urgente bisogno.
L’Ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha sottolineato che «Il Governo italiano è impegnato a sostenere il Piano di Risposta Umanitaria ONU 2020 in Libia. Siamo felici di rinnovare ancora una volta la nostra partnership con il Wfp nella fornitura di servizi essenziali alle popolazioni locali in tutto il paese, in coordinamento con le autorità libiche».
Flavio Lovisolo, titolare della sede di Tunisi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, conclude: «Attraverso il rinnovo della partnership con il WFP, la Cooperazione Italiana ribadisce il suo impegno nel rispondere ai bisogni essenziali della popolazione vulnerabile in Libia, come l’accesso al cibo».