Caldo record nell’Artico: temperature invernali fino a 20° C in più di quanto dovrebbero essere

L’Artico manda un segnale di allarme sul futuro climatico del resto del pianeta

[25 Novembre 2020]

Anche se l’Artico è ormai avvolto dall’oscurità invernale, continua un anno di caldo da record: secondo il Climate Reanlayzer dell’università del Maine, lo scorso fine settimana in tutto il bacino artico – un’area enorme, quasi il doppio delle dimensioni degli Usa – le temperature hanno raggiunto  i – 11,11  centigradi, ben  10 gradi sopra la norma del periodo, e in alcune aree vengono segnalati solo -1,1° C con punte fino a 20 gradi Celsius in più della norma in questo periodo dell’anno.

Temperature straordinariamente calde che arrivano dopo un’estate e un autunno eccezionalmente caldi nell’Artico che ha visto le temperature superare i 38° C  sopra il Circolo Polare Artico in Siberia e causare uno scioglimento del ghiaccio fluviale – e inondazioni – anticipato e molto rapido e un  ritardo senza precedenti nel ricongelamento dell’Oceano Artico in  autunno. Quest’anno, il passaggio a nord-est lungo la costa siberiana è rimasto navigabile per 112 giorni, un record rispetto al massimo di circa un mese precedente, e il mare si è congelato solo all’inizio di novembre.

Le misurazioni satellitari mostrano che, a causa del fenomeno dell’amplificazione artica, l’estensione del ghiaccio marino che copre l’Oceano Artico è stata la più bassa mai registrata in ottobre, dati che fanno seguito a un settembre nell’Artico dove minimo dell’estensione del ghiaccio marino è stato il secondo più basso mai registrato dall’inizio del monitoraggio satellitare nel 1979.

Gli scienziati dicono che nell’Artico è in corso il più forte riscaldamento del pianeta: tre volte più velocemente che nel resto del mondo e che avviene più velocemente durante l’autunno perché la rapida scomparsa del ghiaccio marino, il cui volume è diminuito di due terzi negli ultimi 40 anni, consente alle acque scure dell’Oceano Artico di assorbire calore in estate e poi di irradiarlo di nuovo nell’atmosfera fino all’autunno.

Zack Labe, un climatologo artico della Colorado State University, ha detto ha detto alla CBS News che in autunno « Tutto il calore assorbito nell’oceano dall’estate viene rilasciato nell’atmosfera quando il ghiaccio marino inizia a riformarsi prima dell’inverno. C’è [ancora] una vasta area di mare aperto che normalmente sarebbe coperta di ghiaccio marino … L’Artico è passato da uno stato di ghiaccio marino vecchio e spesso a uno con ghiaccio sottile di solo un anno, accompagnato da temperature oceaniche e dell’aria in rapido riscaldamento».

Quest’estate, mentre la Siberia batteva quasi quotidianamente i record delle temperature massime mai registrate, i ricercatori evidenziavano che quelle ondate di caldo estremo sarebbero state impossibili senza il cambiamento climatico causato dall’uomo e che tutto questo è reso almeno 600 volte più probabile dalle emissioni di gas serra di origine antropica.

Labe che «Tutto questo diventa un promemoria annuale del rapido cambiamento climatico che abbiamo osservato nell’Artico».

Ma cosa questo significhi per la maggior parte della popolazione mondiale che vive a sud del Circolo polsare Artico è uno degli argomenti più dibattuti dai climatologi e le risposte non sono univoche, anche se gli scienziati concordano sul fatto che con questi drammatici cambiamenti che si verificano in tutto l’Artico ci sarà un effetto domino alle medie latitudini. Quello che sembra sempre più chiaro è che l’amplificazione artica è collegata a molti eventi climatici estremi nell’emisfero settentrionale e che può potenzialmente spostare le correnti atmosferiche e forse anche quelleoceaniche.

Labe conclude: «Ciò che sta accadendo nell’Artico è coerente con le nostre proiezioni dei modelli climatici globali, conferendo credibilità alle proiezioni future. Dovremmo prestare molta attenzione ai drammatici cambiamenti nell’Artico perché sono un campanello d’allarme per il resto del mondo: l’Artico è davvero un segnale di allarme del futuro cambiamento climatico nel resto del pianeta».