I risultati di una nuova ricerca condotta dall’Università di Ferrara

Il Po riversa nell’Adriatico circa 145 tonnellate di microplastiche l’anno

«Il problema è il rischio del loro trasferimento e accumulo lungo la catena alimentare»

[17 Agosto 2021]

Quante ne contiene il più grande fiume italiano? «Abbastanza – spiega Michele Mistri, coordinatore del corso di laurea di Tecnologie agrarie e Acquacoltura del Delta dell’Università di Ferrara – all’Adriatico ne arrivano qualcosa come circa 145 tonnellate all’anno, è quanto emerge dai dati che abbiamo raccolto alla sezione del fiume presso Santa Maria Maddalena. E’ una quantità importante, ma fortunatamente molto inferiore a quanto riportato per altri fiumi, come il Danubio o altri fiumi asiatici e africani, dove il contesto geo-socio-economico è però molto diverso».

Nel corso della sperimentazione ogni mese una slitta di tipo “Manta” è stata posizionata sulla superficie del fiume, e i materiali veicolati sono stati raccolti e classificati.

“Al progetto – aggiunge Mistri – hanno partecipato anche alcune studentesse e studenti in tirocinio presso i nostri laboratori, prima del lockdown. È stata un’esperienza importante, che ha permesso alle ragazze e ai ragazzi di prendere confidenza con la ricerca di base in campo e in laboratorio su di un tema quanto mai di attualità: il problema derivante dalla presenza di microplastiche è il rischio del loro trasferimento e accumulo lungo la catena alimentare.  Se da un lato il potenziale effetto sanitario è ancora poco noto, ancor meno noto è il livello di accumulo di microplastiche nella rete trofica marina, e quantificarne l’input veicolato dal principale fiume italiano è il primo passo verso la comprensione delle dinamiche di accumulo».

In questo contesto s’inserisce lo studio pubblicato su Marine Pollution Bulletin, che rappresenta però solo una parte degli sforzi scientifici messi in campo per capire meglio – e dunque affrontare su più solide basi – il problema dell’inquinamento da microplastiche.

«Grazie ai contributi per la ricerca erogati da Unife, dal Flag Costa Emilia Romagna e dalla Regione Veneto tramite gli strumenti Feamp – chiosa Mistri – abbiamo iniziato, già da qualche anno, a monitorare plastiche e microplastiche dapprima sulle spiagge emiliano-venete, poi, con il contributo dei pescatori di Goro, Scardovari, Pila e Chioggia, sui fondali dell’Adriatico settentrionale. Contemporaneamente abbiamo analizzato i contenuti stomacali di numerose specie ittiche tipiche dell’area, dalle acciughe alle passere, per finire, appunto, con la quantificazione delle microplastiche che, tramite il Po, vengono riversate in mare. Una volta terminata la raccolta, l’analisi e l’elaborazione, tutti questi dati potranno costituire un’utile base di partenza per definire misure di sorveglianza, prevenzione e mitigazione dell’inquinamento marino da rifiuti plastici».