Anev: il futuro dell’eolico offshore italiano è nelle piattaforme flottanti

Legambiente: il parco eolico di Rimini è fondamentale per la transizione energetica dell’Emilia-Romagna

[9 Novembre 2022]

L’Associazione nazionale energia del vento (Anev) è tra i protagonisti di Key Energy, l’expo sulle energie rinnovabili in corso a Rimini: al centro del dibattito l’eolico offshore, dopo che nel 2022 sono state installate le prime turbine eoliche nel Mediterraneo, di fronte alle coste di Taranto: nonostante tutto, il potenziale di crescita dell’eolico nel nostro Paese – sia a terra che in mare – resta ampiamente inespresso.

Una nuova finestra di opportunità si potrà però aprire con l’utilizzo di piattaforme flottanti per l’ancoraggio delle turbine in mare aperto, soluzione che apre a scenari di sviluppo della tecnologia eolica anche in quei contesti dove la profondità e la rugosità del fondale chiudevano la strada ad iniziative di installazione.

«L’eolico offshore nei prossimi anni avrà un ruolo sempre più centrale anche in Italia – conferma presidente dell’Anev, Simone Togni – In particolare la tecnologia flottante è assolutamente dirompente, in generale e soprattutto per mari come il Mediterraneo, dove i fondali immediatamente profondi rendono le tecnologie offshore tradizionali non convenienti. Il potenziale dell’eolico offshore nei mari italiani stimato dall’Anev, partendo da un’analisi basata sulle tecnologie attuali/prevedibili è di 5,5 GW al 2030, cioè ben più degli attuali obiettivi. È per questo motivo che il Governo dovrà essere coraggioso e non fare in modo che tale potenziale vada perso, soprattutto oggi, con la crisi energetica e le conseguenze che creerà».

Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto Club concorda: «Come dimostrano le esperienze straniere, il potenziale dell’eolico offshore è molto maggiore rispetto alle prime stime e anche in Italia avremo sorprese. E, per di più, si potrà creare un’industria portuale di supporto».

Nel merito il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha ricordato che «i 14 anni di ritardi per avviare il primo parco eolico offshore del mar Mediterraneo a Taranto sono un caso emblematico della via crucis autorizzativa del nostro Paese. Si tratta purtroppo solo la punta di un iceberg perché in Italia sono tanti i progetti sulle rinnovabili bloccati per eccessiva burocrazia, no delle amministrazioni locali, pareri negativi delle Sovrintendenze, moratorie delle Regioni, proteste dei comitati locali e di alcune associazioni ambientaliste. Tutto ciò è inammissibile: il Paese dovrebbe chiedere scusa alle aziende che in Italia stanno investendo sulle fonti pulite. Lo sviluppo dell’eolico è fondamentale per la decarbonizzazione dell’Italia. Il nuovo Governo e il nuovo Parlamento approvino presto le riforme mancanti per velocizzare le valutazioni e le autorizzazioni di competenza del Ministero dell’Ambiente, della Cultura e quelle delle Regioni».

«Quello che ci aspettiamo dal nuovo Governo guidato da Giorgia Meloni è un definitivo cambio di passo e una ridefinizione dei processi burocratici – argomenta  Togni –  Nella prassi, la stragrande maggioranza dei progetti eolici e fotovoltaici presentati per l’autorizzazione vedono proprio da parte delle Sovrintendenze un diniego aprioristico non basato su elementi fattuali o su criteri di salvaguardia del paesaggio specificamente orientati verso la difesa di un vincolo, ma su fattori generici e spesso non corrispondenti alla realtà del territorio. Se invece il Ministero della Cultura si riappropriasse del potere di indirizzo a lui proprio, si potrebbe finalmente aprire una stagione nella quale lo sviluppo delle Fer avverrebbe nel solco di criteri prestabiliti di mitigazione degli impatti. Le Sovrintendenze assurgerebbero quindi a elemento chiave di indirizzo e pianificazione dei criteri di inserimento armonico delle rinnovabili nel territorio e del paesaggio, con beneficio per il Paese».

Nel frattempo però la cronaca parla di altro: a proposito di eolico offshore al palo, Legambiente Emilia-Romagna ha espresso un parere più che positivo sul progetto del nuovo parco eolico offshore che dovrà nascere nel mare antistante Rimini: «Si tratta di un progetto che ha la potenzialità di fornire almeno metà del fabbisogno di energia elettrica del territorio riminese, contribuendo in modo significativo al soddisfacimento della domanda di energia prodotta da fonti rinnovabili. Secondo la pianificazione della Regione Emilia-Romagna, infatti, entro il 2035 le rinnovabili dovranno coprire il 100% della domanda di energia».

Per il Cigno Verde emiliano-romagnolo «E’ fondamentale supportare la realizzazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili, sia di piccole sia di grandi dimensioni. La crisi climatica ci incalza e anche la situazione geopolitica sul versante dell’approvvigionamento di energia sta rendendo questa necessità improrogabile. L’opportunità offerta dai nuovi impianti eolici offshore, sia in fase di valutazione (a Rimini) sia in chiusura di progettazione (a Ravenna), va colta. Questo non vuol dire accettare ogni progetto a scatola chiusa, ma valutarli in modo critico e proporre modifiche e miglioramenti che vadano nella direzione di una maggiore compatibilità ambientale e di un sempre più evidente servizio per il territorio che li ospita».

Per questo Legambiente ha contribuito con alcune osservazioni alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, sottolineando le potenzialità che il nuovo parco eolico di Rimini offre per aumentare ulteriormente la produzione di energia da fonti rinnovabili: «Il progetto contiene già alcune proposte di ampliamento della potenza installata, ad esempio con la realizzazione di isolotti di pannelli fotovoltaici galleggianti. Si tratta di una tecnologia decisamente innovativa per il contesto marittimo e merita di essere presa in considerazione. Questa estensione del progetto, peraltro, si presta alla realizzazione di un consorzio o cooperativa sul territorio, così da raccogliere l’adesione di piccoli e medi imprenditori riminesi interessati a sostenere la diffusione di impianti a fonti rinnovabili. Per questo abbiamo suggerito al proponente di realizzare uno studio di fattibilità da condividere pubblicamente, in modo da consentire una discussione trasparente a tutti e favorire la partecipazione. Altro elemento di interesse è la possibilità di includere fra le prospettive del progetto la stipula di contratti di energia a lungo termine fra la società proprietaria dell’impianto, in veste di produttore, e i diversi soggetti del territorio che ne possono usufruire. In questo frangente storico, in cui gli effetti delle fluttuazioni del mercato sul prezzo dell’energia stanno causando innumerevoli problemi, soprattutto per i nuclei familiari in condizioni di fragilità, crediamo sia utile intervenire a vantaggio di una stabilizzazione. I contratti a lungo termine e prezzo fisso stanno diventando oggetto di interesse già oggi all’interno del mondo delle imprese e potranno essere uno strumento utile anche per cittadini e Pubbliche Amministrazioni».

Infine, il progetto potrà consentire la realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili sul territorio riminese, anche grazie al sostegno economico che la Regione Emilia-Romagna ha programmato attraverso l’approvazione della legge regionale dedicata alle Comunità Energetiche: «Si può valutare di utilizzare ciascuna struttura del parco eolico come impianto di produzione per una Cer, e lo stesso si potrà fare se verranno realizzati gli isolotti di fotovoltaico flottante – propone Legambiente – Questo potrà consentire di massimizzare il consumo locale dell’energia prodotta dal parco eolico, alleggerendo il carico che la rete elettrica dovrà sopportare. Dal punto di vista operativo, il soggetto gestore delle Cer potrebbe essere il consorzio/cooperativa costituito dal proponente e dagli investitori del territorio».