Guterres: «L'attuale sistema finanziario globale, semplicemente non è adatto». Macron: «Dobbiamo iniziare un nuovo processo»
A Parigi il summit per il nuovo ordine finanziario globale al tempo delle poli-crisi
La premier delle Barbados: «Il cambiamento climatico è come una condanna a morte per il mondo»
[22 Giugno 2023]
Il Summit for a New Global Financial Pact – Sommet pour un nouveau pacte financier mondial, che si tiene oggi e domani a Parigi è stato fortemente voluto del presidente francese Emmanuel Macron in seguito agli accordi presi alla COP27 Unfccc tenutasi nel 2022 in Egitto. Il summit, co-organizzato da Francia e India, che quest’anno detiene la presidenza del G20, analizza le ripercussioni delle molteplici crisi climatiche, energetiche, sanitarie ed economiche, in particolare nei Paesi più vulnerabili e valuta quali siano i finanziamenti necessari per affrontare queste crisi e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).
Il Sommet pour un nouveau pacte financier mondial vuole quindi fare il punto su «Tutti i modi e i mezzi per aumentare la solidarietà finanziaria con il Sud». I quattro obiettivi principali sono ripristinare la loro manovra di bilancio, promuovere lo sviluppo del settore privato, incoraggiare gli investimenti in infrastrutture “verdi” e mobilitare finanziamenti innovativi per i paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Come ricorda l’Onu, il vertice si tiene in un particolare contesto internazionale: «Nel 2022 l’Onu ha registrato un calo dello sviluppo umano in nove paesi su dieci del pianeta, causato principalmente dal calo dell’aspettativa di vita e dall’aumento della povertà. La pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina e le loro conseguenze hanno infatti ridotto le entrate di molti Paesi, compromettendo la loro capacità di finanziare l’accesso delle loro popolazioni ai servizi sociali di base. I Paesi del Sud, che inquinano meno del resto del mondo, sono i più minacciati dalla crisi climatica. Nel 2022, i disastri naturali sono costati più di 300 milioni di dollari , mettendo a dura prova le loro economie. Così, il “grande gap finanziario” continua ad allargarsi, lasciando i Paesi del Sud più suscettibili agli shock. I Paesi in via di sviluppo non dispongono delle risorse di cui hanno urgente bisogno per investire nella ripresa, nell’azione per il clima e negli obiettivi di sviluppo sostenibile, il che li mette ancora più indietro nella prossima crisi, per non parlare della possibilità di beneficiare delle transizioni future, compresa la transizione verde».
Secondo il segretario generale dell’Onu António Guterres, «L’attuale sistema finanziario globale, che gestisce circa 300.000 miliardi di dollari di asset finanziari, semplicemente non è adatto. Le attuali poli-crisi aggravano gli shock subiti dai paesi in via di sviluppo, in gran parte a causa di un sistema finanziario globale ingiusto, a breve termine e soggetto a crisi che aggrava ulteriormente la disuguaglianza».
Macron ha assicurato che «Colpiremo duramente, perché stabiliremo prima un nuovo consenso. La lotta alla povertà, la decarbonizzazione della nostra economia, per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050, e la tutela della biodiversità sono strettamente collegate. Dobbiamo quindi concordare congiuntamente il modo migliore per affrontare queste sfide nei Paesi poveri e nei Paesi emergenti in via di sviluppo, sull’entità degli investimenti, sulla riforma di tutte le infrastrutture come la Banca mondiale, il FMI, i fondi pubblici e privati, e come dobbiamo iniziare un nuovo processo».
Al summit sono presenti anche la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente del Brasile Lula, il primo ministro cinese e il segretario al tesoro Usa e il nuovo presidente della Banca mondiale. Ma una delle protagoniste sarà Mia Mottley, primo ministro delle piccole Barbados e a capo della “Bridgetown Agenda”, che punta a facilitare l’accesso ai finanziamenti internazionali dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.
La Mottley ha ricordato che «Le risposte fornite attualmente dalla comunità internazionale sono frammentarie, parziali e insufficienti. Chiediamo quindi oggi una profonda revisione del nostro software. Dobbiamo costruire, insieme, un sistema finanziario internazionale più reattivo, più equo e più unito per combattere le disuguaglianze, finanziare la transizione climatica e avvicinarci al raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile».
Le attuali istituzioni finanziarie internazionali – compresi la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI) – vennero istituite dalle nazioni vittoriose verso la fine della seconda guerra mondiale nella località sciistica di Bretton Woods nello Stato Usa del New Hampshire. E’ lì che nacque il “sistema Bretton Woods” che nel 2024 compirà 80 anni e che la Mottley dice di voler adattare alle sfide del mondo moderno spostando l’attenzione dalle nazioni più ricche all’ottenimento di risultati che vadano a beneficio del mondo intero, come aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare il cambiamento climatico.
La “Bridgetown Agenda”, che prende il nome dalla capitale delle Barbados, vuole generare più finanziamenti per i Paesi che ne hanno più bisogno attraverso una modernizzazione totale del sistema monetario internazionale.
In un’intervista a BBC News, la premier delle Barbados ha denunciato che «Il cambiamento climatico è come una condanna a morte per il mondo. Se si tratta di una condanna a morte, allora dobbiamo muoverci con urgenza. Il motivo per cui esistono queste istituzioni è che sono state create per aiutare il mondo nello sforzo di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Siamo in un momento che è uguale alla seconda guerra mondiale per quanto riguarda il clima».
L’International energy agency (Iea) ha appena avvertito che, se il mondo vuole evitare i peggiori impatti del cambiamento climatico gli investimenti annuali in energia pulita nei Paesi in via di sviluppo dovranno triplicare da 770 miliardi di dollari nel 2022 a ben 2,8 trilioni di dollari entro i primi anni ’30. Una delle proposte avanzate sia dell’Iea che dalla Bridgetown Agenda è che istituzioni come la Banca mondiale offrano prestiti più economici per progetti di azione climatica e la Mottley fa notare che «E’ molto più costoso costruire difese contro le inondazioni alle Barbados o in Angola che nei Paesi Bassi o nel Regno Unito. Lo stesso vale per la costruzione di pale eoliche o l’installazione di parchi solari. Questo perché ai Paesi a basso reddito vengono addebitati tassi di interesse elevati, spesso due o anche tre volte i tassi che le nazioni sviluppate devono affrontare. Eppure i rischi dei singoli progetti non variano così tanto».
Un’altra proposta è che istituzioni come la Banca mondiale e il FMI dovrebbero accettare di garantire prestiti per l’azione climatica nei Paesi in via di sviluppo perché questo incoraggerebbe il settore privato a prestare a tassi di interesse inferiori. Secondo gli esperti, queste iniziative potrebbero generare prestiti per centinaia di miliardi di dollari per progetti climatici nei paesi a basso reddito.
Un’altra proposta prevede la creazione di un’asta nella quale i Paesi in via di sviluppo farebbero offerte per finanziamenti a basso costo per progetti climatici.
Questo “Climate Mitigation Trust Fund” sarebbe finanziato dagli Special drawing rights (SDrs, un’international reserve asset creato dal FMI) con decine di miliardi di dollari e posto sotto la supervisione di FMI e Onu, con priorità assoluta di finanziamento per i progetti che riducono il riscaldamento globale più velocemente.
La Mottley è fiduciosa che a Parigi verranno fatti progressi: «Diciamo ai nostri figli che non dovremmo rimandare a domani quello che dobbiamo fare oggi. Per informare il comportamento globale oggi, mi ritrovo in realtà a ripetere molte cose che diremmo ai bambini. Questo ci dice molto».