I social network, con pochi amici, degli squali della barriera corallina

Svelato un aspetto della vita segreta degli squali: se la cavano con un piccolo aiuto dai loro simili

[21 Agosto 2020]

Gli squali grigi della barriera corallina (Carcharhinus amblyrhynchos) dell’Oceano Pacifico formano i propri social network, con alcuni legami che durano anni. A rivelarlo è lo studio “Multiyear social stability and social information use in reef sharks with diel fission–fusion dynamics”, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B da un team di ricercatori statunitensi e britannici guidato da Yannis Papastamatiou del Department of biological sciences della  Florida International (FIU).

I ricercatori della FIU, delle università della California – Santa Barbara e delle Hawaii. della Zoological Society of London (ZSL) e dell’università di Exeter hanno studiato il comportamento sociale degli squali della barriera corallina che vivono intorno all’atollo di Palmyra, utilizzando sia tag di tracciamento acustico che telecamere montate direttamente sugli squali ed è così che hanno scoperto che  «Vivono in gruppi e in realtà formano legami sociali stabili. Dei 41 squali monitorati, alcune coppie sono persino rimaste insieme per l’intera durata dello studio quadriennale».

«Non sono amici nel senso di avere alcun legame emotivo con l’altro», spiega ancora Papastamatiou, e i ricercatori preferiscono dire che gli squali che si raggruppano insieme sono «associati».

Per dare un senso ai dati del tracciamento degli squali,  Papastamatiou ha collaborato con David Jacoby della ZSL e poi insieme agli altri ricercatori hanno sviluppato un nuovo modello analitico per identificare i modelli sociali e ora dicono che «Il risultato è color-coded web chiamato “social network”» che «Ha identificato chiaramente una rete molto fitta e intricata di squali che trascorrevano le mattine insieme come grandi gruppi, che si disperdevano durante il giorno e la notte solo per riunirsi più tardi con gli stessi membri del gruppo».

Sebbene questi squali grigi di barriera abbiano a disposizione uno degli atolli più grandi del mondo, i dati mostrano che  «Alcuni gruppi trascorrono la maggior parte del tempo in regioni più piccole, con un gruppo che utilizza solo il lato sud-ovest e un altro solo quello  nord». Come sottolinea Papastamatiou, «Non c’è motivo noto per cui gli squali dovrebbero tornare nello stesso esatto posto. Dopo tutto, questi squali non smettono mai di nuotare, quindi non c’è tempo per riposarsi. Potrebbero facilmente spostarsi in tutto l’atollo, ma ciò potrebbe rendere difficile stare insieme. Utilizzare una parte della barriera corallina li aiuta a trovare i tuoi amici, per così dire. Può essere difficile mantenere i legami sociali quando vivi nell’oceano, ma se tutti gli squali tornano regolarmente nello stesso punto sulla barriera corallina, questo li aiuterà a mantenere la loro struttura di gruppo».

Alla FIU evidenziano che dimostrare l’esistenza di queste relazioni non è stato facile «Perché le strutture sociali degli squali non seguono le regole alle quali le persone sono abituate con gli animali. Gli squali non vocalizzano né si chiamano l’un l’altro. Non sono affettuosi. Non si preoccupano dei loro piccoli né li crescono». Ma gli squali socializzano in modi criptici che sembrano essere esclusivi.

I tracking hanno rilevato quando gli squali taggati andavano e venivano dal sito di ritrovo  e registravano date e  orari. Grazie all’analisi di Jacoby, il team di ricerca è stato in grado di identificare quali squali stavano nsieme durante quei movimenti quotidiani e se alcuni  individui stavano insieme più del previsto durante arrivi e partenze casuali. Le telecamere trasportate dai predatori hanno fornito una visione intima, dal punto di vista di uno squalo, confermando come le dimensioni dei gruppi fluttuassero durante il giorno.

Jacoby  spiega che «Da qualche tempo sappiamo che gli squali sono in grado di avere preferenze sociali particolari per altri compagni di gruppo. Tuttavia, non avevamo idea che questi legami sociali potessero durare per più anni o che, in assenza di cure riproduttive o  parentali, tali comunità potessero funzionare come aree per lo scambio di informazioni».

Alla FIU sottolineano che «In un certo senso, i gruppi sociali degli squali assomigliano a quelli degli uccelli marini che lasciano la loro colonia in cerca di cibo. Tuttavia, ci sono alcune differenze distinte. Per prima cosa, le comunità di uccelli tendono ad essere stagionali, ma questi squali sono rimasti insieme tutto l’anno. Inoltre, gli squali non nidificano». Ma Papastamatiou crede che «Stare in un gruppo renda più facile per gli squali condividere le informazioni e, in particolare, dove trovare cibo. Se uno squalo nota un pesce e lo insegue, un altro squalo potrebbe vederlo partire e decidere di seguirlo nel caso stia inseguendo del  cibo. Un altro squalo probabilmente vedrebbe quello squalo e lo seguirà, provocando alla fine una reazione a catena involontaria degli squali a caccia».

Questa rara visione del comportamento sociale degli squali ha lasciato però gli scienziati di fronte a molte altre domande alle quali vogliono rispondere. Papastamatiou dice che «Gli animali che vivono in gruppo possono essere più vulnerabili rispetto ad altri predatori e alla pesca eccessiva. Sapere che alcuni squali prosperano nei gruppi sociali significa che qualsiasi grave perdita per la loro comunità potrebbe avere conseguenze devastanti per coloro che rimangono, specialmente quando potrebbero fare affidamento sulla loro rete sociale per trovare cibo, come suggerisce questo studio».

Gli squali grigi della barriera corallina non sono la prima specie di squali ad aver mostrato di avere un lato sociale: nel 2016 era stato scoperto che anche i piccoli squali di Port Jackson (Heterodontus portusjacksoni) che vivono al largo dell’Australia, trascorrono il loro tempo in gruppi. Ma altre specie, come lo squalo martello, preferiscono stare da sole, e si raggruppano solo durante il periodo riproduttivo.

«Non tutti gli squali sono socievoli e alcuni sono probabilmente solitari – ha detto Papastamatiou alla Reuters  – Ma nuove tecniche di ricerca stanno permettendo alle persone di studiare il comportamento sociale degli squali più da vicino di prima. Mi piace parlare delle loro “vite sociali segrete” non perché voglio svelare un segreto, ma perché solo di recente abbiamo sviluppato gli strumenti per iniziare a vedere e comprendere le loro vite sociali».

Ecco perché Papastamatiou e il suo team stanno continuando la ricerca sui comportamenti criptici dei grandi predatori dell’oceano.