La generosità dei corvi e i paralleli con quella umana
Uno studio rivela che la vita sociale è il fattore trainante della generosità dei corvidi
[2 Novembre 2020]
Lo studio “Sex-specific effects of cooperative breeding and colonial nesting on prosociality in corvids”, pubblicato su eLife da un team internazionale di ricercatori, getta uno sguardo alla generosità all’interno della famiglia dei corvidi e rivela paralleli con l’evoluzione umana. Il team guidato da Lisa Horn del Department für Verhaltens- und Kognitionsbiologie dell’Universität Wien e da Jorg Massen del departement Biologie dell’Universiteit Utrecht spiega che «Lavorare insieme per allevare la prole fa aumentare la tolleranza nei confronti dei membri del gruppo contribuisce all’emergere di un comportamento generoso tra corvi, cornacchie, gazze e simili, analogamente a quanto è avvenuto per i nostri antenati umani». Gli scienziati hanno scoperto che «La vita sociale dei corvidi è un fattore cruciale per determinare se gli uccelli agiscono generosamente o meno».
I corvi, le cornacchie, le gazze e i loro parenti sono noti per l’eccezionale intelligenza che consente loro di risolvere problemi complessi, utilizzare strumenti o di superare in astuzia i loro conspecifici. Ma alle loro caratteristiche comportamentali sembrava mancare una capacità che noi esseri umani -anche se non tutti – di solito apprezziamo molto: la generosità. Finora, nei test di laboratorio, all’interno della famiglia dei corvidi si sono scoperte solo pochissime specie che agiscono generosamente, n paradigmi sperimentali, mentre in molteplici studi specie di corvidi molto intelligenti hanno dimostrato tendenze egoistiche. Il team della Horn e di Massen ha invece scoperto che i corvidi che hanno un’intensa vita sociale fanno cose che vanno a beneficio dei loro simili, anche di esemplari che non appartengono al loro gruppo.
La Horn sottolinea che «La generosità spontanea, senza aspettarsi immediatamente qualcosa in cambio, è una pietra angolare della società umana le cui fondamenta evolutive non sono ancora del tutto comprese. Un’ipotesi postula che, nei primi gruppi umani, la crescita della prole in modo cooperativo possa aver promosso l’emergere di una tendenza a portare volontariamente benefici ai membri del gruppo. Un’altra tesi ipotizza che solo una maggiore tolleranza verso i membri del gruppo e un ridotto livello di aggressività abbiano reso possibile un comportamento così generoso. Mentre i ricercatori hanno trovato prove per entrambe le ipotesi durante le indagini su altri primati non umani, finora erano mancati i risultati per altri taxa animali».
Ecco perché i ricercatori hanno cercato di scoprire con dei test l’esistenza di un comportamento generoso in più specie della famiglia dei corvi. All’università di Vienna ricordano che tra i corvidi «Alcune delle specie testate allevano la loro prole in modo cooperativo, mentre altre no. Inoltre, alcune delle specie nidificano in stretta vicinanza con i loro conspecifici, dimostrando così i loro alti livelli di tolleranza, mentre altre specie proteggono gelosamente i loro territori dagli altri membri della loro stessa specie».
Nell’esperimento, posandosi su un trespolo, gli uccelli azionavano un meccanismo ad altalena che metteva il cibo alla portata dei membri del loro gruppo. Ma se gli uccelli avessero voluto prendere il cibo da soli, avrebbero dovuto lasciare il posatori, facendo tornare l’altalena alla sua posizione di partenza e di nuovo il cibo al fuori dalla loro portata.
E’ apparso subito evidente che il comportamento altruistico era più fortemente nelle specie di corvidi che lavorano insieme per allevare la loro prole in modo cooperativo. I ricercatori hanno anche trovato prove dell’ipotesi che tra i maschi dei corvidi «Un’elevata tolleranza nei confronti dei conspecifici sia importante per l’emergere di un comportamento generoso. I maschi delle specie che comunemente nidificano molto vicine tra loro sono stati particolarmente generosi».
Questi risultati sembrano supportare l’ipotesi che l’allevamento della prole in modo cooperativo e l’aumento dei livelli di tolleranza possano aver promosso l’emergere di tendenze generose non solo negli esseri umani, ma anche in altri animali.
La Horn conclude: «Quello che mi affascina di più è che, in animali così diversi da noi, meccanismi evolutivi molto simili a quelli che sembrano aver favorito l’emergere di comportamenti generosi nei nostri antenati umani. Tuttavia, per indagare ulteriormente su queste connessioni, sono necessari ulteriori studi con diverse specie di uccelli, come i pappagalli altrettanto intelligenti, o altri taxa animali».