One Planet Summit per la biodiversità: le reazioni (contrastanti) degli ambientalisti
Giudizio positivo del Wwf. Per 350.org e Greenpeace sono le solite promesse mentre si continua a investire nei combustibili fossili
[12 Gennaio 2021]
La distruzione della natura aumenta il rischio di future pandemie: lo hanno sottolineato i leader mondiali riuniti l’11 gennaio a Parigi all’One Planet Summit per la biodiversità e secondo il Wwf, «Gli sviluppi chiave includevano l’annuncio da parte dei governi del Regno Unito e della Francia di destinare il 30% dei loro finanziamenti pubblici per il clima e a soluzioni basate sulla natura, impegni finanziari aggiuntivi da Norvegia e Germania e il lancio dell’iniziativa PREZODE, la prima iniziativa globale per aiutare a prevenire la prossima pandemia attraverso la ricerca collaborativa e la riduzione delle pressioni sulla biodiversità. Sono stati anche impegnati più di 14 miliardi di dollari di finanziamenti per l’ambizioso progetto di forestazione in Africa denominato Great Green Wall»- Impegni che il Wwf accoglie con favore «In quanto forniscono un importante slancio globale in vista dell’adozione di un nuovo accordo globale sulla biodiversità a Kunming, in Cina, e dei colloqui sul clima a Glasgow, nel Regno Unito, entrambi previsti entro la fine dell’anno. Allo stesso tempo, cresce la preoccupazione che i governi non agiscano di pari passo con le crisi della biodiversità, di clima e salute, ampiamente riconosciute e interconnesse».
Per Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, «Le iniziative e i finanziamenti annunciati al Summit forniscono uno slancio importante in vista dei principali accordi ambientali globali che saranno conclusi entro la fine dell’anno e, soprattutto, avviano il processo di trasformazione degli impegni in azioni. Tuttavia, è ancora necessario un cambiamento radicale sia nell’ambizione che nell’urgenza, se vogliamo garantire un futuro sostenibile per le persone e per il pianeta. La scienza ci dice che il nostro allontanamento dalla natura sta aumentando la nostra vulnerabilità alle pandemie, minacciando le nostre economie e minando i nostri sforzi per affrontare la crisi climatica. La necessità di un’azione urgente non è mai stata così chiara, ma i leader mondiali devono ancora dimostrare di aver compreso le dimensioni della crisi in atto. Li esortiamo a prendere le misure necessarie per giungere ad un accordo efficace per la biodiversità a Kunming, che in questo decennio sostenga anche l’azione per il clima».
Il Wwf accoglie con favore anche «La leadership mostrata da più di 50 paesi in occasione della High Ambition Coalition for Nature and People lanciata all’One Planet Summit, che si impegna a proteggere il 30% delle loro terre e acque entro il 2030 e sostiene questo obiettivo a livello globale».
Un giudizio positivo che non è condiviso da Greta Thunberg che, poco prima della conclusione del summit aveva twittato: »Live from One Planet Summit: Bla bla natura, Bla bla importante, Bla bla ambizioso, ecc».
La pensa come Greta anche l’’ONG 350.org che ha denunciato « Diversi mega-progetti petroliferi e gasieri nei quali la Francia gioca un ruolo fondamentale e che potrebbero annientare gli sforzi in corso per rispettare l’Accordo di Parigi e la Convention on biological diversity». 350.org cita i progetti per estrarre gas nell’Artico di Total e Novatek, l’oleodotto per il greggio in Africa Orientale di Total, lo sfruttamento del gas di scisto nel deserto del Sahara e l’oleodotto trans-Adriatico sostenuto da BPI, BEI e banche private come la Société générale.
Ahmadou Ndiaye, portavoce di 350.org in Francia, sottolinea che «Non si può avere simultaneamente un ambasciatore incaricato dei Poli e sostenere, attraverso garanzie e l’export, la corsa al gas nell’Artico che è una delle prime zone colpite dal cambiamento climatico e il cui pericolo mette a rischio i popoli del mondo. C’è urgente bisogno di portare finalmente coerenza tra le dichiarazioni del Governo e i suoi investimenti».
Commentando le dichiarazioni del primo ministro britannico Boris Johnson, che ha annunciato che in 5 anni il Regno Unito spenderà almeno 3 miliardi di sterline di finanziamenti internazionali per il clima per la natura e la biodiversità, anche Il Wwf UK ha detto che «E’ fondamentale che il nostro finanziamento per il ripristino della natura all’estero vada di pari passo con la rimozione della distruzione della natura dalle catene di approvvigionamento del Regno Unito.
Katie White, direttrice esecutiva delle campagne del Wwf UK ha aggiunto: «Con il ritorno del progetto di legge sull’ambiente in Parlamento questo mese, il governo ha l’opportunità di stabilire nuove leggi ambiziose per porre fine alla deforestazione, ridurre la nostra impronta globale e impostare la natura sulla via della ripresa».
Grenpeace France ha ricordato che »Questo nuovo One Planet Summit apre un anno cruciale per il clima e la biodiversità, dopo i vertici posticipati al 2020. La crisi sanitaria che stiamo attraversando oggi ha accelerato la consapevolezza e ha evidenziato l’urgenza di implementare cambiamenti radicali per preservare il clima e la biodiversità. I cittadini si aspettano che i leader politici facciano finalmente annunci forti e ambiziosi, che consentiranno cambiamenti concreti ai nostri modelli di sfruttamento della natura.
Nonostante queste aspettative, abbiamo assistito solo a una sfilata di annunci vuoti, ben lontani dalle soluzioni proposte dalle popolazioni locali, dagli scienziati e dalla società civile. Il modello One planet Summit, a sostegno dei partenariati pubblico-privato, lascia troppo spazio alla buona volontà delle imprese, anche se spetta agli Stati assumersi le loro responsabilità storiche: senza misure vincolanti, sembra illusorio porre fine alla crisi ambientale».
François Chartier, responsabile della campagne Océans di Greenpeace France, non è convinto di quanto deciso: «Per quanto riguarda la protezione degli oceani, questo vertice ci serve annunci completamente riscaldati e ancora il più vaghi possibile. Ad esempio, l’obiettivo di estendere le aree protette al 30% degli spazi marini e terrestri entro il 2030 è già sul tavolo da molto tempo, ma non è chiaro il livello di protezione previsto e le misure concrete da adottare e da implementare (in realtà Macron ha detto che il 10% del mare sarà fortemente protetto, ndr). Inoltre, mentre questa dovrebbe essere una priorità, il trattato sull’alto mare, l’unico strumento “legalmente vincolante” per proteggere gli oceani e attualmente in discussione all’Onu, non è stato nemmeno menzionato in questo vertice».
Cécile Leuba, responsabile della campagne forêts di Greenpeace France, conclude: «Questo One Planet Summit dedicato alla biodiversità si conclude con un sapore amaro: le foreste, serbatoi di biodiversità vegetale e animale del pianeta, stanno affrontando una distruzione senza precedenti a una velocità allarmante. Quindi, ci aspettavamo misure forti e ambiziose per porre fine a questa distruzione! Eppure questo vertice si è accontentato di riciclare vecchi annunci e di mettere in luce iniziative già avviate. Il tempo degli impegni volontari è terminato e le soluzioni da mettere in atto sono già note. C’è un’urgente necessità di adottare e attuare misure normative vincolanti a livello nazionale ed europeo per porre fine alla deforestazione importata e per fornire sostegno ai Paesi forestali».