Per salvare le barriere coralline bisogna avere il coraggio di prendere decisioni difficili e complesse (VIDEO)

Muoversi subito perché le barriere coralline cambieranno a causa del cambiamento climatico, nonostante i nostri migliori interventi

[27 Agosto 2020]

Secondo lo studio “Interventions to help coral reefs under global change –  complex decision challenge”, pubblicato oggi su PLOS ONE da un team de di scienziati del  Reef Restoration and Adaptation Program (RRAP) australiano, «Soluzioni efficaci alla sfida climatica che minaccia le barriere coralline del mondo richiedono decisioni complesse su rischio e incertezze, tempistica, qualità rispetto alla quantità, nonché su quali specie supportare per un futuro più robusto e produttivo.

Lo studio avverte che «Sebbene la gestione convenzionale delle migliori pratiche sia essenziale, è improbabile che sia sufficiente per tenere al riparo le barriere coralline dal continuo cambiamento climatico. Né la riduzione delle emissioni di gas serra , da sola, è più sufficiente».

Il principale autore dello studio, il biologo marino Ken Anthony dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS), ha spiegato che «Anche con una forte azione per ridurre le emissioni di carbonio, le temperature globali potrebbero rimanere elevate per decenni. Molto probabilmente saranno necessari nuovi interventi coordinati  combinati con le migliori pratiche convenzionali di gestione della barriera corallina e riduzione delle emissioni di carbonio  per aiutare la barriera corallina a diventare resiliente di fronte ai cambiamenti climatici. Lo sviluppo di nuove tecnologie per la gestione e la conservazione ambientale comporta alcuni rischi, ma ritardare l’azione rappresenta un’opportunità persa per sostenere la barriera corallina nelle migliori condizioni possibili».

Secondo gli scienziati australiani, questi interventi dovrebbero comprendere «Tecnologie di raffreddamento e ombreggiatura locali e regionali come Lo schiarimento delle nuvole per riflettere la luce solare e ombreggiare la barriera corallina, favorire l’evoluzione naturale dei coralli per aumentare la loro resilienza ai cambiamenti ambientali e misure per sostenere e migliorare il recupero naturale delle barriere coralline danneggiate».

Lo studio traccia parallelismi tra la valutazione del rischio degli interventi sulla barriera corallina e le auto senza conducente e i nuovi farmaci e descrive le sfide per la definizione delle priorità e i compromessi che devono essere soppesati.

Anthony fa alcuni esempi dei dlemmi ai quali si trova di fronte chi vuole salvare i reef: «Dovremmo mirare a sostenere una copertura corallina minima su un’area molto ampia della barriera corallina o una copertura corallina moderata su un’area più piccola? Sebbene il risultato netto dell’area corallina sostenuta possa essere lo stesso, potrebbe produrre risultati ecologici e valori molto diversi per settori come il turismo. La diffusione degli sforzi potrebbe ridurre la capacità della barriera corallina di sostenere funzioni ecologiche critiche, mentre concentrare gli sforzi su una selezione di poche barriere coralline potrebbe sostenere la maggior parte dell’industria del turismo delle barriere coralline, che è spazialmente concentrata. Ma in presenza di gravi cambiamenti climatici, preservare una maggiore copertura corallina in aree più piccole potrebbe ridurre la Grande Barriera Corallina a una rete frammentata (e quindi vulnerabile) di oasi coralline in un territorio marino altrimenti desolato. Dare la priorità alle specie di corallo da supportare con misure di adattamento e ripristino si va ad aggiungere alla sfida decisionale per il ripristino e l’adattamento della barriera corallina. Senza una significativa mitigazione del clima, le specie di coralli sensibili lasceranno il posto a quelle naturalmente più resistenti, o a specie che possono adattarsi più velocemente. Scegliere chi dovrebbe essere il vincitore e, in definitiva, chi sarà il perdente a causa dei continui ma incerti cambiamenti climatici è forse la sfida più grande per i programmi di ricerca e sviluppo incaricati di sviluppare interventi di salvataggio della barriera corallina».

Un altro degli autori dello studio, l’ammministratore delegato dell’AIMS  Paul Hardisty, ha evidenziato che «Il modo in cui gli interventi saranno scelti e fatti progredire per la ricerca e lo sviluppo determinerebbe quali opzioni e quando saranno disponibili per i gestori della barriera corallina. In definitiva, dobbiamo considerare ciò che la società vuole, cosa può essere ottenuto e quali opportunità abbiamo per agire in una finestra temporale che si sta chiudendo rapidamente. Richiederà un coordinamento eccezionale di scienza, gestione e politica e un impegno aperto con i proprietari tradizionali e l’opinione pubblica in generale. Richiederà anche un compromesso, perché le barriere coralline cambieranno a causa del cambiamento climatico, nonostante i nostri migliori interventi».

Il RRAP è una partnership di organizzazioni che lavorano insieme per creare un insieme di strumenti innovativi per interventi sicuri, accettabili e su larga scala per aiutare la barriera corallina a resistere, adattarsi e riprendersi dagli impatti dei cambiamenti climatici. La situazione della barriera corallina australiana è così grave che ad aprile il governo di centro-destra e negazionista climatico australiano, dopo l’approvazione di uno studio di fattibilità biennale, ha annunciato che investirà inizialmente 150 milioni di dollari australiani nel programma di ricerca e sviluppo RRAP. Di questi, 100 milioni di dollari provengono dalla Great Barrier Reef Foundation – Reef Trust Partnership finanziata con 443,3 milioni di dollari e 50 milioni di dollari in ricerca e contributi scientifici dai partner del programma.

Hardisty  conclude: «Il RRAP mira a ricercare e sviluppare nuovi metodi per la gestione in modo rapido e sicuro. Dobbiamo provare ora interventi promettenti e opportuni, qualunque sia la traiettoria delle emissioni che il mondo seguirà. In questo documento offriamo un modello concettuale per aiutare i gestori della  barriera corallina a definire i problemi e gli obiettivi decisionali e per indirizzare le scelte strategiche efficaci di fronte alla complessità e all’incertezza».

Videogallery

  • How we use science to manage the Great Barrier Reef