Quando il turismo fa bene agli uccelli marini (VIDEO)
Con le restrizioni Covid-19, a Stora Karlsö, nel Baltico, è aumentata la presenza di aquile di mare che disturbano la riproduzione delle urie
[21 Gennaio 2021]
E’ noto che la presenza di turisti può disturbare la fauna selvatica ed è per questo che esistono aree protette speciali dedicate ad uccelli e altri animali che non devono essere disturbati durante la stagione degli amori e della nidificazione. Ma ci sono delle eccezioni.
Uno di queste la racconta il recente studio “COVID-19 lockdown reveals tourists as seabird guardians”, pubblicato su Biological Conservation da un team di ricercatori svedesi, che dimostra che i turisti possono in realtà essere utili per le colonie di uccelli che nidificanonel Mar Baltico.
Il principale autore dello studio, Jonas Hentati-Sundberg della Sveriges lantbruksuniversitet, conferma: «I nostri risultati suggeriscono che la presenza umana potrebbe essere utilizzata come misura strategica per proteggere le colonie di uccelli marini».
Durante la prima ondata della pandemia di Covid-19 nel 2020, uno degli autori dello studio, Olof Olsson ha colto l’occasione per studiare l’effetto dell’assenza umana sull’isola Stora Karlsö, una delle aree protette più antiche del mondo, nota per la sua abbondante avifauna. Ora spiega che «Utilizzando una combinazione di dati provenienti da telecamere a circuito chiuso e dal monitoraggio a lungo termine degli uccelli marini, abbiamo rivelato un effetto di protezione precedentemente nascosto dei gruppi di turisti sulle colonie di urie comuni nel Mar Baltico».
Durante il XX secolo, il numero delle aquile di mare dalla coda bianca è crollato, in gran parte a causa dei pesticidi che hanno avvelenato le loro prede. Ma gli sforzi di monitoraggio e conservazione hanno fatto in modo che la popolazion e di questi magnifici rapaci abbia ripreso a crescere e sono tornate a disturbare le colonie riproduttive di uccelli marini. Secondo lo studio, in totale, l’assenza di turisti nel 2020 ha portato a un aumento di 7 volte della presenza di aquile di mare dalla coda bianca (Haliaeetus albicilla) e a un altrettanto grande aumento del disturbo delle urie comuni (Uria aalge) delle rupi. E la cosa ha fatto diminuire del 26% il successo riproduttivo delle urie. Un calo delle performance riproduttive che ha portato le urie al di sotto della soglia necessaria per sostenere una colonia a lungo termine.
Con una diminuzione del 92% dei visitatori umani, nel 2020, rispetto ai 10 anni precedenti, la presenza di aquile intorno all’isola è aumentata del 760%. I ricercatori svedesi sottolineano: «Anche se le aquile non predavano direttamente le urie, i frequenti disturbi ritardavano la deposizione delle uova e rendevano più facile per i gabbiani reali e i corvi incappucciati mangiare le uova di urie».
Prima del 2020, il numero di aquile di mare dalla coda bianca che frequentavano le colonie di uccelli marini durante la stagione riproduttiva era basso e si concentrava principalmente intorno a una grande colonia di cormorani comuni.
Olsson ricorda che «La popolazione di urie comuni su Stora Karlsö è cresciuta rapidamente dagli anni ’70 e questa è la prima stagione di diffusi fallimenti riproduttivi che abbiamo osservato da quando abbiamo iniziato il lavoro sul campo più di vent’anni fa».
I ricercatori ritengono che «I cambiamenti documentati durante le restrizioni per il Covid-19 possano informare la futura gestione e conservazione degli uccelli marini e delle aquile nella regione del Mar Baltico. I risultati evidenziano anche la necessità di vedere gli esseri umani come parti intrinseche degli ecosistemi». E concludono: «I nostri risultati suggeriscono che la presenza umana potrebbe essere utilizzata come misura strategica per proteggere le colonie di uccelli marini e che una prospettiva di sistemi socio-ecologici è vitale per il successo a lungo termine nella gestione delle aree protette».