Rivelano strategie di resilienza umana di fronte a cambiamenti ambientali ostili
In Argentina scoperte le pitture rupestri più antiche del Sud America
Un archivio di informazioni risalente a 8200 anni fa e dipinto per 3000 anni
[19 Febbraio 2024]
Lo studio “Earliest directly dated rock art from Patagonia reveals socioecological resilience to mid-Holocene climate”, pubblicato su Science Advances da un team multidisciplinare di ricercatori argentini, cileni e statunitensi ha scoperto che la Cueva Huenul, una grotta nella provincia argentina di Neuquén, «Archivia informazioni sul passato: resti di animali estinti, vegetazione, pigmenti e manufatti decorati che rivelano diverse forme di occupazione umana per migliaia di anni».
Queste vestigia compongono piccoli pezzi che hanno permesso poco a poco al team del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (CONICET), al lavorano sul sito della Cueva Huenul da più di 13 anni di comporre progressivamente un grande puzzle. I ricercatori sottolineano che «In particolare, le immagini dipinte sulle pareti hanno fornito informazioni senza precedenti sull’occupazione della grotta da parte delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori della regione».
Si tratta infatti della pitture rupestri più antiche del Sud America scoperte fino ad oggi, le prime delle quali risalenti ad oltre 8000 anni fa, quando, in quella che ora è l’Argentina centro-occidentale in Patagonia e in tutte le aree desertiche del Sud America, ci fu una forte siccità che influì significativamente sulla disponibilità di acqua, vegetazione e fauna per i gruppi di cacciatori-raccoglitori della regione.
Il team di ricercatori si è chiesto se, al di là della coincidenza spaziale e temporale, esistesse una relazione, tra questo fenomeno climatico e la comparsa dei dipinti della grotta di Huenul.
La principale autrice dello studio, Guadalupe Romero Villanueva dell’Instituto Nacional de Antropología y Pensamiento Latinoamericano (INAPL – CONICET) risponde: «L’arte rupestre si è rivelata essere diversi millenni più vecchia di quanto ci aspettassimo. Siamo rimasti sorpresi. Riteniamo che l’arte rupestre abbia svolto un ruolo chiave nella costruzione della resilienza umana in questo contesto di cambiamento climatico durante l’Olocene medio, grazie alla sua capacità non solo di accumulare conoscenze indigene tradizionali legate al mantenimento della conoscenza collettiva e dei ricordi sulla vita in deserto, ma anche perché queste informazioni potessero essere preservate nel tempo e trasmesse alle generazioni future».
La grotta si apre a circa 1.000 metri sul livello del mare e l sue pareti custodiscono 895 dipinti diversi raggruppati in 446 motivi. Per migliaia di anni 130 generazioni umane hanno ripetutamente dipinto sulle pareti e sul soffitto della grotta un misterioso motivo a pettine. Il più antico dei dipinti rinvenuti nella Cueva Huenul ha 8200 anni, mentre il più recente è stato dipinto 5000 anni fa.
Per la Romero Villanueva, «Questa distanza di 3 milioni di anni tra un’immagine e l’altra, tenendo conto che i dipinti illustrano lo stesso motivo (hanno tutti la forma di un pettine) con quasi nessuna variante visiva e con le stesse tecniche, indica l’intenzione di mantenere nel tempo, generazione dopo generazione, questa particolare pratica pittorica. Riuscire a datare direttamente l’arte rupestre è molto complesso dal punto di vista tecnico e metodologico. Per poter datare il dipinto con il metodo del carbonio 14, il dipinto deve essere stato realizzato con materiale organico. Inoltre, in generale, quando troviamo questi tipi di reperti precoci, sono anche quelli più esposti al degrado ambientale nel tempo. I motivi erano stati realizzati con il carbone e lo stato di conservazione dei campioni era adeguato per sottoporli a datazione, poiché durante questo periodo il grado di occupazione della grotta era stato praticamente nullo e sulle pareti dove erano conservati i dipinti non si era accumulato ulteriore carbone, prodotto di focolari o da altre attività umane che potrebbero aver alterato i risultati delle analisi. Per datarli, si sono combinate le condizioni ideali».
Secondo lo studio, la Patagonia, all’estremità meridionale delle Americhe, è stata l’ultima regione ad essere colonizzata dai primi esseri umani che si stabilirono nell’area durante il tardo Pleistocene, che terminò 11.700 anni fa. Gran parte dell’arte rupestre della Patagonia studiata finora non è stata datata in modo definitivo.
I dipinti della Cueva Huenul 1 rappresentano forme geometriche, come punti, cerchi, linee parallele e poligoni, dipinti con il colore rosso. Ma gli antichi abitanti della Patagonia dipingevano anche sagome e volti umani e animali come i nandù e i guanachi. Sulle pareti sono state utilizzate anche vernici bianche, gialle e nere.
Oltre ai dipinti, il team di ricerca ha rinvenuto un fascio di rami macchiati di ocra, che «Costituisce l’unica prova ritrovata nei sedimenti della grotta attribuibile all’Olocene medio. Questo ritrovamento, insieme ai motivi rupestri datati, riconfermano ‘ipotesi che il sito fosse importante per la comunicazione visiva delle popolazioni umane che abitavano la zona».
La Romero Villanueva evidenzia che «In quel periodo, c’era evidentemente l’intenzione di segnare il luogo con immagini e colori. Colore e immagine sono elementi che veicolano la comunicazione di informazioni su molteplici scale spaziali e temporali. Crediamo che abbiano cercato di dotare la grotta e il territorio che la circonda di informazioni ecologiche e sociali che potessero durare nel tempo ed essere utili alle generazioni future. Questa strategia avrebbe potuto essere molto utile per i gruppi umani che si spostavano continuamente da un luogo all’altro o non erano in frequente contatto tra loro». Un altro autore dello studio, il leader del progetto Cueva Huenul, Ramiro Barberena dell’Universidad Católica de Temuco e dell’Instituto Interdisciplinario de Ciencias Básicas (ICB – CONICET), sottolinea la natura multidisciplinare della ricerca: «La combinazione di informazioni climatiche, demografiche e archeologiche ha permesso di contestualizzare i dipinti. Per poter stimare quante persone c’erano in questi luoghi durante quel tempo, abbiamo utilizzato un database già pubblicato di tutte le date al radiocarbonio relative all’occupazione umana nei deserti del Sud America. Quel periodo è stato caratterizzato da stagnazione demografica. Si deduce che nella Patagonia settentrionale ci fosse una popolazione che stentava a crescere».
Secondo l’interpretazione dei ricercatori, le pitture rupestri ritrovate a Cueva Huenul riflettono strategie per sopravvivere in condizioni naturali ostili. Barberena fa notare che «In questo film si combinano uno scenario ecologico di elevata aridità, uno scenario demografico di poche persone distribuite a densità molto bassa e una popolazione con capacità di resilienza. Questo utilizzo dell’arte rupestre per trasmettere informazioni ci permette di dedurre che Cueva Huenul fosse un nodo di interazione e comunicazione umana transgenerazionale: nonostante tutto era un punto di incontro tra popolazioni. Pensiamo che fosse parte di una strategia umana per costruire reti sociali tra gruppi dispersi, che ha contribuito a rendere queste società più resilienti a un’ecologia molto impegnativa».
Recentemente, al Parlamento provinciale di Neuquén è stato presentato un disegno di legge per dichiarare la Cueva Huenul Patrimonio culturale, archeologico e paleontologico e la Romero Villanueva conclude: « È sorprendente la quantità di arte rupestre che abbiamo trovato. Nel territorio o circostante ci sono diversi siti di arte rupestre, ma nessuno di essi presenta la stessa diversità di forme e colori che si trova qui. Quindi, è evidente che questo luogo in passato era probabilmente un hot spot per la comunicazione e cruciale per la sopravvivenza di queste società. Intendiamo attuare un piano di gestione e di utilizzo pubblico del sito e dei suoi dintorni, con l’obiettivo di contribuire attivamente alla sua conservazione affinché Cueva Huenul continui ad essere un luogo dove le generazioni di esseri umani che si succedono possano incontrarsi, comunicare e, soprattutto, imparare dalle nostre esperienze passate».