Ad Haiti la situazione è insostenibile. Un Paese nel caos, abbandonato da chi aveva promesso di aiutarlo

Türk: azione rapida e decisiva contro le gang criminali e per proteggere la popolazione

[7 Marzo 2024]

Dopo l’evasione di massa dal carcere dello scorso fine settimana di oltre 4,500 detenuti, che è stata descritta dai funzionari haitiani come una minaccia letale alla sicurezza nazionale, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha esortato la comunità internazionale ad «Agire in modo rapido e deciso per impedire un’ulteriore caduta di Haiti nel caos».

Tra i criminali fuggiti dal carcere ci sono  membri di spicco di bande criminali e persone arrestate per aver partecipato all’assassinio del presidente di Haiti Jovenel Moïse. L’evasione di massa fa parte di un attacco coordinato delle gang contro le istituzioni nazionali haitiane, con l’obiettivo dichiarato di far cadere il governo e impossessarsi del potere.

Per Türk «Questa situazione è più che insostenibile per il popolo di Haiti. Dall’inizio dell’anno, l’incredibile cifra di 1.193 persone sono state uccise e altre 692 ferite dalla violenza delle gang. Il sistema sanitario è sull’orlo del collasso. Gli ospedali spesso non hanno la capacità di curare chi arriva con ferite da arma da fuoco. Le scuole e le imprese sono chiuse e i bambini sono sempre più utilizzati dalle gang. L’attività economica è asfissiata poiché le bande criminali impongono restrizioni ai movimenti delle persone. Il più grande fornitore di acqua potabile di Haiti ha interrotto le consegne. Almeno 313.000 persone sono attualmente sfollate interne».

Türk ha chiesto ancora una volta al Consiglio di sicurezza dell’Onu «Il dispiegamento urgente, senza ulteriori ritardi, della Multinational Security Support Mission in Haiti (MSS), per sostenere la Polizia Nazionale e portare sicurezza al popolo haitiano, in condizioni conformi con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani. La realtà è che, nel contesto attuale, non esiste un’alternativa realistica per proteggere le vite umane. Stiamo semplicemente esaurendo il tempo a nostra disposizione».

Haiti, il Paese più povero dell’emisfero occidentale, a un passo dagli Stati Uniti d’America dei quali è sempre stata alleata obbidiente e fedele, sta affrontando l’ignoto, l’anarchia criminale e la disperazione con un governo che sta perdendo il controllo del paese, se mai l’ha avuto. Le gang armate minacciano tutti e agiscono impunemente sempre e ovunque. La  Plateforme politique Résistance Démocratique (RED) condanna «La passività dei cosiddetti leader del nostro Paese di fronte alla violenza indiscriminata e agli atti terroristici che hanno assunto una portata inimmaginabile negli ultimi giorni».

RED ha inviato una richiesta urgente alla segretaria generale della Carribean Community (CARICOM), Carla Barnett, denunciando «La palese usurpazione del potere da parte dell’ex Primo Ministro de facto, Ariel Henry» e ricordando che «Henry è salito al potere illegittimamente, solo due giorni prima dell’assassinio del presidente Jovenel Moïse, senza essere stato ufficialmente investito da quest’ultimo in conformità con la Costituzione haitiana».

Secondo Jonas Coffy e Patrick Norzéus, due sostenitori di Jovenel Moïse, « A seguito di questo tragico evento non venne effettuata alcun insediamento  ufficiale, creando così un vuoto costituzionale che l’articolo 149 della Costituzione avrebbe dovuto disciplinare. Invece, Ariel Henry ha preso il potere eludendo la legge e appropriandosi di titoli che non ha il diritto di detenere».

La RED denuncia anche «L’illegittimità del governo di Ariel Henry, che ha tentato di legittimare il proprio potere attraverso accordi politici privi di fondamento democratico. Questi accordi, privi del sostegno popolare, non hanno fatto altro che peggiorare la crisi politica ad Haiti. In particolare, l’accordo del 21 dicembre 2022, che fissava una data di scadenza per il mandato eccezionale di Ariel Henry, è stato ignorato dopo il 7 febbraio 2024, segnando così il prolungamento del suo regno illegittimo».  Ma RED accuusa soprattutto Ariel Henry di usare il terrore da parte di per mantenere il potere: «Bande armate, alleate del regime, reprimono violentemente ogni opposizione, mentre vengono perpetrate esecuzioni sommarie e atti di violenza contro manifestanti pacifici. Il sistema giudiziario viene inoltre manipolato per perseguitare gli oppositori politici e proteggere gli interessi del governo in carica».

La lettera conclude: «Di fronte a questa situazione critica, è imperativo sostenere il popolo haitiano nella sua lotta per la democrazia e la giustizia, ponendo fine all’usurpazione del potere da parte di Ariel Henry. Esortiamo la CARICOM ad agire con determinazione per ripristinare l’ordine democratico ad Haiti e a rifiutare qualsiasi sostegno tacito o diretto a un regime che mantiene il suo potere attraverso la violenza e il terrore».

United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA)

Intanto, l’Unicef denuncia che migliaia di civili continuano a essere coinvolti nelle recenti violenze nella capitale haitiana  Port-au-Prince. La maggior parte dei 15.000 nuovi sfollati sono donne e bambini, famiglie traumatizzate e l’accesso al cibo, all’assistenza sanitaria, all’acqua e alle strutture igieniche e al supporto psicologico sono tra i bisogni più urgenti.

L’Unicef e i suoi partner manitari siamo mobilitati e hanno ornito aiuti di emergenza, ma l’escalation della violenza sta impedendo portare aiuto e  gli operatori sul campo sono preoccupati per l’impatto della violenza su ospedali, centri sanitari e scuole a Port-au-Prince e in alcune altre città vicine.

L’Unicef avverte che «Le infrastrutture sanitarie sono sull’orlo del collasso. Il principale ospedale pubblico di Port-au-Prince è stato chiuso a causa della violenza e dell’impossibilità per il personale di raggiungere la struttura. I principali ospedali che accolgono i civili feriti sono sovraccarichi, in parte a causa del numero di civili feriti. Nel Paese c’è un urgente bisogno di prodotti ematici». L’unica nota positiva arriva da  Medici Senza Frontiere  che il 5 marzo ha  annunciato di essere riuscita ad aprire un altro centro sanitario a Carrefour.

In una nota, la coordinatrice umanitaria Onu ad Haiti, Ulrika Richardson, sottolinea che «Haiti si trova ad affrontare una crisi umanitaria e di protezione molto complessa. Ad ogni episodio di violenza, migliaia di persone cadono nella precarietà e hanno bisogno di aiuti di emergenza. Questa violenza non può continuare, deve finire».

Dal 3 marzo – dopo la fuga – rilascio di migliaia di detenuti – Port-au-Prince è in stato di emergenza e sotto coprifuoco e la Richardson. ha ammonito tutti che «Gli attori umanitari devono poter accedere, senza ostacoli, alle popolazioni più vulnerabili. Al di là degli aiuti umanitari, Haiti ha bisogno di maggiore solidarietà internazionale in questo momento cruciale».

Secondo l’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) «migliaia di persone oggi si ritrovano senza protezione, senza sicurezza, esposte a tutti i rischi».

Nel 2023 più di 8.400 persone sono state vittime di violenza tra bande, uccise, ferite o rapite, un aumento del 122% rispetto al 2022. Quasi 5,5 milioni di persone, quasi la metà della popolazione Di Hati, hanno bisogno di assistenza umanitaria.

E, mentre la confinante Repubblica Domiunicana chiude le frontiere terrestri e aeree per evitrare le la violenza di Haiti e decine di migliaia di profughi tracimino sul suo territorio, nella disperata Haiti restano solo qualche associazione coraggiosa a le agenzie Onu a rappresentare un barlume di umanità e a fornire cibo, kit igienici e sanitari, materassi, coperte, lenzuola e lampade.

Il World Food Programme e i suoi partner hanno consegnato circa 5.500 pasti caldi a circa 3.000 persone che vivono nei tre nuovi campi di sfollati, mentre l’International organization for migration (Iom) ha iniziato a distribuire materiali per costruire rifugi di emergenza per più di 300 famiglie.

Ma l’amara realtà è che la disperata Haiti è stata abbandonata da chi aveva promesso di salvarla: il Piano di risposta ai bisogni umanitari di Haiti, che quest’anno ammonta a 674 milioni di dollari, è attualmente finanziato solo per il 2,5%, ovvero per soli 17 milioni di dollari.