La Commissione europea chiede un’azione urgente contro la resistenza antimicrobica
Un problema da 11,7 miliardi di euro all’anno, ma i progressi sono troppo lenti. Ogni anno si potrebbero prevenire oltre 10 mila decessi
[17 Novembre 2023]
In occasione della Giornata europea di sensibilizzazione sugli antibiotici (European Antibiotic Awareness Day – EAAD) realizzata in collaborazione con la World AMR Awareness Week (WAAW) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che si svolge tra il 18 e il 24 novembre di ogni anno, l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) ha rilanciato l’allarme sulla crescente minaccia della resistenza antimicrobica: oltre 35.000 persone muoiono ogni anno a causa di infezioni resistenti agli antibiotici nell’Unione europea e in Islanda e Norvegia.
Uno studio condotto dall’OCSE per conto della Commissione europea avverte che «La resistenza antimicrobica costa ai Paesi dell’UE/EEA circa 11,7 miliardi di euro all’anno. Se ogni Paese dell’UE/EEA investisse 3,40 euro pro capite all’anno negli interventi contro la resistenza antimicrobica nei settori della salute umana e dell’alimentazione, ogni anno si potrebbero prevenire oltre 10 mila decessi, evitare oltre 600 mila nuove infezioni e risparmiare ai sistemi sanitari oltre 2,5 miliardi di euro».
Il direttore dell’ECDC, Andrea Ammon, ha sottolineato che «Sebbene ci siano stati progressi lenti in alcune aree, dati recenti suggeriscono che la resistenza antimicrobica rimane una sfida significativa nell’Ue/EEA. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 sono indispensabili maggiori sforzi per ridurre l’uso non necessario di antibiotici e migliorare le pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni. La situazione delle infezioni da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi nell’Ue continua a peggiorare. Tra il 2019 e il 2022, L’incidenza delle infezioni del sangue causate da questi batteri è aumentata di quasi il 50%. Ciò va contro l’obiettivo di ridurre queste infezioni del 5% entro il 2030. Si tratta di una tendenza preoccupante perché sono pochissimi i trattamenti efficaci disponibili per i pazienti con queste infezioni».
Ma l’ECDC sottolinea che «E’ incoraggiante che ci siano stati notevoli miglioramenti in due aree: l’incidenza totale delle infezioni del sangue da Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) è diminuita del 12,2% tra il 2019 e il 2022, un valore vicino all’obiettivo di riduzione del 15%. Allo stesso modo, l’incidenza delle infezioni del sangue da Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione è diminuita del 16,8% durante lo stesso periodo, indicando che l’Ue ha già raggiunto l’obiettivo di riduzione del 10%. Questi sviluppi riflettono una tendenza positiva nella lotta alla resistenza antimicrobica all’interno dell’Ue».
Per la Commissione europea la lotta alla resistenza antimicrobica è una priorità assoluta e parte integrante di molte azioni nell’ambito dell’Unione europea della salute, per questo ha accolto con soddisfazione i progressi generali tra il 2019 e il 2022 verso l’obiettivo di ridurre l’uso degli antimicrobici del 20% entro il 2030.
Infatti, l’ECDC ha comunicato che «Il consumo totale di antibiotici negli esseri umani (settori comunitari e ospedalieri combinati) è diminuito del 2,5% tra il 2019 e il 2022, indicando un lento progresso verso l’obiettivo di riduzione del 20% entro il 2030. Tuttavia, dopo riduzioni senza precedenti nel 2020 e nel 2021, il consumo è aumentato nel 2022. Questo potrebbe indicare che i modelli dei virus respiratori invernali, dei contatti sociali, delle abitudini igieniche e delle pratiche di prescrizione degli antibiotici potrebbero ora essere simili a quelli che erano prima della pandemia di Covid-19».
Solo 9 Stati membri dell’Ue hanno raggiunto o superato l’obiettivo del 65% di consumo di antibiotici appartenenti al gruppo “Accesso”, secondo la classificazione AWaRe degli antibiotici dell’Oms, la media l’Ue è del 59,8%. L’ECDC fa notare che «Gli antibiotici di questo gruppo dovrebbero essere la prima scelta per le infezioni comuni, poiché contribuiscono in misura minore alla comparsa della resistenza antimicrobica. Sono necessari sforzi continui in questo settore per allineare i modelli di consumo all’obiettivo raccomandato».
L’ECDC sottolinea «La necessità di interventi e azioni più forti per affrontare la resistenza antimicrobica in diversi ambiti quali l’uso prudente degli antibiotici, la prevenzione e il controllo delle infezioni, la ricerca e l’innovazione, la sorveglianza della resistenza antimicrobica e del consumo di antimicrobici e l’attuazione dei piani d’azione nazionali One Health. Raggiungere gli obiettivi del 2030 è una responsabilità urgente e collettiva».
gli obiettivi raccomandati da raggiungere entro il 2030 includono: Una riduzione del 5% dell’incidenza delle infezioni del sangue da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi; Una riduzione del 15% dell’incidenza delle infezioni del sangue da Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA); Una riduzione del 10% dell’incidenza delle infezioni del sangue da Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione; Una riduzione del 20% del consumo totale di antibiotici negli esseri umani; Garantire che almeno il 65% del consumo totale di antibiotici negli esseri umani provenga dal gruppo “Access”, secondo la classificazione AWaRe dell’Oms.
Stella Kyriakides, Commissaria Ue per la Salute e la sicurezza alimentare, ha concluso: «La lotta alla resistenza antimicrobica è una priorità per la salute pubblica e una necessità economica. Le cifre sono preoccupanti e dimostrano la necessità di un’azione urgente e ambiziosa. Gli Stati membri, le parti interessate e i cittadini devono collaborare per garantire che siano adottate tutte le misure necessarie per conseguire gli obiettivi concordati».