Nell’Ue si ricicla meno di un quinto della plastica, ma gli obiettivi del 2025 possono ancora essere raggiunti
Ridurre l’esportazione di rifiuti e aumentare la raccolta differenziata per raddoppiare la quantità di plastica riciclata nell’Ue
[26 Gennaio 2024]
Secondo lo studio “Exploring the EU plastic value chain: a material flow analysis” pubblicato recentemente su Resources, Conservation and Recycling da Andrea Martino Amadei e Serenella Sala del Joint Research Centre della Commissione europea (JRC) e da Lucia Rigamonti del Politecnico di Milano, che ha analizzato il flusso di materiali per l’intera catena del valore della plastica nell’Ue per il 2019, dalla produzione di pellet alla gestione del fine vita, compresi i rifiuti e la cattiva gestione dei rifiuti, «Nel 2019 sono state consumate dall’industria manifatturiera europea circa 4,5 megatonnellate di plastica riciclata, con un tasso medio di riciclo dei rifiuti pari a circa il 17%». In Italia va decisamente meglio. secondo i dati Corepla per il 2022, dopo la raccolta differenziata, circa 1,05 milioni di tonnellate di plastica – il 56,15%, sono state avviate a riciclo, con un risparmio energetico che nel 2022 è stimato in 10.946 GWh, pari al 2,5% circa della produzione annua di energia primaria in Italia. In Italia 437.854 le tonnellate di imballaggi plastici sono state avviate a recupero energetico e 114.616 tonnellate sono di materiali smaltiti in discarica nel 2022.
Basandosi sui trend delle politiche per i rifiuti previsti dell’Ue, Amadei, Sala e Rigamonti hanno anche preparato scenari semplificati per la catena del valore della plastica nel 2025 e dicono che « Tra questi scenari, l’impatto maggiore si otterrebbe aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti di plastica, del 30% per gli imballaggi e del 25% per quelli automobilistici, elettronici ed elettrici. Questo scenario porta a un consumo stimato di plastica riciclata pari a 6,47 megatonnellate entro il 2025, con un aumento del 45% rispetto al 2019. Quando si combinano più azioni (come la riduzione dell’esportazione di rifiuti e l’aumento della raccolta differenziata, presupponendo che tra il 69 e il 93% dei rifiuti raccolti separatamente venga differenziato per il riciclaggio e tra il 60 e l’85% dei rifiuti differenziati venga riciclato), il consumo di plastica riciclata potrebbe raggiungere l’obiettivo approvato dalla Circular Plastic Alliance (CPA)». I 336 firmatari della CPA si sono impegnati ad espandere il mercato della plastica riciclata nell’Ue e nel Regno Unito fino a 10 milioni di tonnellate entro il 2025.
I risultati dello studio hanno fornito competenze analitiche a supporto del raggiungimento degli obiettivi dell’Ue per migliorare la circolarità della catena del valore della plastica, come previsto dall’European Green Deal e dalla strategia europea per la plastica in un’economia circolare».
Al JRC spiegano che «Il modello dello studio include dettagli per 9 settori (tra cui imballaggio, edilizia, trasporti, agricoltura ed elettronica) e 10 polimeri (tra cui LD/HD-PE, PET, PP, PVC, PS). L’analisi fornisce anche approfondimenti su settori meno esplorati come la pesca e la sanità» e i risultati evidenziano il forte ruolo degli imballaggi in plastica che rappresentano circa il 40% della plastica prodotta nell’Ue.
Ma nel 2019 nell’’Ue solo il 38% del totale dei rifiuti post-consumo. pari a 28,8 megatonnellate, veniva raccolto separatamente, con il 13% mal gestito. La quantità più elevata di plastica mal gestita riguarda i settori dei trasporti e dell’elettronica. La maggior parte delle perdite totali di microplastica e macroplastica (39%) di tutti i settori dell’intera catena del valore (2,11 megatonnellate o il 4% della produzione totale di plastica) si sono verificate durante la fase di utilizzo.
I ricercatori ricordano che l’Ue ha proposto diverse politiche e azioni per affrontare le crescenti sfide legate alla plastica: «Raggiungere la circolarità della plastica è un obiettivo della Strategia europea per la plastica in un’economia circolare, mentre il nuovo piano d’azione per l’economia circolare e l’European Green Deal hanno promosso la riduzione dell’inquinamento da microplastica e dei rifiuti di plastica per alcuni prodotti chiave».
Dal 2019, anno al quale si ferma lo studio, sono stati proposti obiettivi la riciclabilità e il contenuto riciclato obbligatori per la plastica per imballaggi e industria automobilistica, adottati per le bottiglie per bevande e potenziati altri obiettivi ai sensi del nuovo regolamento Ecodisign. Sono stati regolamentati I prodotti di plastica monouso ed è entrato in vigore un nuovo contributo al bilancio dell’Ue basato sui rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati per Stato membro. La Commissione europea ha limitato le microplastiche aggiunte intenzionalmente e ha proposto di regolamentare il rilascio involontario di microplastiche da parte delle imprese.
Ultimamente sono state vietate le esportazioni di rifiuti di plastica al di fuori dell’OCSE, un’ambiziosa iniziativa dell’Ue che potrebbe ispirare il trattato internazionale sull’inquinamento da plastica in fase di negoziazione all’Onu. Al Jrc evidenziano che «Comprendere gli effetti dei rifiuti detriti di plastica nell’ambiente marino è infatti fondamentale per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 14 delle Nazioni Unite, volto a conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine».
Lo studio conclude: «Sebbene l’imballaggio svolga un ruolo significativo nell’intera catena del valore della plastica, l’analisi dei settori meno esplorati dovrebbe acquisire ulteriore rilievo e sostegno nei prossimi anni. Inoltre, dovrebbe essere sfruttato ed esplorato anche il potenziale valore aggiunto delle frazioni dei polimeri meno comunemente riciclati, nonché il possibile valore, qualità e destino della plastica riciclata. Per soddisfare le ambizioni dell’Ue e gli obiettivi di azione del settore come l’obiettivo Ue/CPA, sono necessari sforzi significativi per migliorare la granularità dei dati per una panoramica completa dei flussi di plastica nell’Ue. Tali miglioramenti potrebbero includere dati migliori specifici per settore e per polimeri per settori meno esplorati (come tessile e abbigliamento, pesca o assistenza sanitaria) insieme a una conoscenza approfondita della plastica riciclata e del suo destino, nonché delle perdite e dei flussi e la cattiva gestione di rifiuti. Considerando questi impegni chiave per azioni a livello Ue, un miglioramento e un ripensamento della catena del valore della plastica è obbligatorio e dovrebbe essere guidato da una conoscenza aggiornata di tutti i suoi numerosi hotspot».