Istat: in Italia poco lavoro per pochi laureati
«Nonostante il limitato numero di giovani laureati in Italia, le loro prospettive occupazionali sono relativamente più deboli rispetto ai valori medi europei»
[22 Luglio 2020]
Sono sempre di meno i giovani italiani, una risorsa tanto scarsa quanto poco valorizzata nel nostro Paese, che ha il record europeo di Neet e al contempo una struttura produttiva che non è in grado di assorbire i pur pochi laureati. È questa la triste fotografia scattata oggi dall’Istat attraverso il report Livelli di istruzione e ritorni occupazionali, che in ogni caso evidenzia come la laurea resti un buon investimento – ma non quanto potrebbe – nel nostro Paese.
Allargando il campo d’osservazione, la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese: anche in quest’ambito l’Italia non brilla, dato che la quota di diplomati nel 2019 è 62,2%, un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue28) con solo Spagna, Malta e Portogallo a fare peggio. Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%).
I giovani sono più istruiti del resto della popolazione: nel 2019, oltre i tre quarti (76,2%) dei 25-34enni ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore, ma la quota di giovani laureati non cresce (27,6%; -0,2 punti rispetto al 2018) e così l’Italia resta dunque al penultimo posto nell’Ue, in posizione davvero isolata, seconda solo alla Romania. Eppure anche questi pochi laureati non sono adeguatamente valorizzati.
«Nonostante il limitato numero di giovani laureati in Italia, le loro prospettive occupazionali – spiega Istat – sono relativamente più deboli rispetto ai valori medi europei: la quota degli occupati tra i 30-34enni laureati non raggiunge l’80% (78,9%) contro un valore medio europeo dell’87,7% ((Figura 4). Tra i più giovani, la differenza Italia-Ue nei tassi di occupazione dei laureati sale dunque a 9 punti; indicando un mercato del lavoro che assorbe con difficoltà e lentezza il giovane capitale umano più formato del Paese. Anche tra i giovani, resta tuttavia importante e di entità simile a quello medio europeo il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma: il tasso di occupazione tra i 30-34enni laureati è di quasi 10 punti più elevato di quello tra i diplomati (69,5%)».
Va un po’ meglio guardando oltre la fascia giovanile: «Nel 2019, il tasso di occupazione italiano tra i laureati di 25-64 anni è di quasi 30 punti (28,6) più elevato di quello registrato tra chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore (la differenza è di 29,0 punti nella media Ue). Il risultato deriva dalla somma del vantaggio occupazionale (pari a 18,6 punti) di chi ha un titolo secondario superiore rispetto a chi ha un titolo secondario inferiore e di quello (10,0 punti) di chi ha un titolo di studio terziario rispetto a chi ha un secondario superiore (le differenze in media Ue sono rispettivamente 19,6 e 9,4 punti). Inoltre, se per la popolazione laureata il tasso di occupazione già dal 2018 ha superato il valore del 2008, anno di avvio della crisi economica mondiale, per la popolazione diplomata il tasso del 2019 è ancora di circa 3 punti percentuali inferiore, registrando la maggior perdita di posti di lavoro durante la crisi e la ripresa più debole. Il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma è dunque in aumento».