Le epidemie trasmesse dagli animali si possono prevedere utilizzando i cambiamenti ambientali

Il modello per la febbre di Lassa applicabile anche ad Ebola e Zika e ad altre malattie zoonotiche

[14 Giugno 2016]

Un team di ricercatori guidato dal   Centre for Biodiversity and Environment Research, del dipartimento di genetica evoluzione e ambiente dell’University College London (UCL) ha sviluppato un modello che predice l’insorgenza di malattie zoonotiche, quelle che hanno origine dal bestiame o dagli animali selvatici, come Ebola e Zika, che si basa su cambiamenti climatici, la crescita della popolazione e lo sfruttamento del territorio.

I ricercatori hanno pubblicato i risultati del loro lavoro, “Environmental-mechanistic modelling of the impact of global change on human zoonotic disease emergence: a case study of Lassa fever”, su Methods in Ecology and Evolution  e la loro leader, Kate Jones dell’UCL Genetics, Evolution & Environment, spiega che «Questo modello è un importante miglioramento nella nostra comprensione della diffusione delle malattie dagli animali alle persone. Speriamo che possa essere utilizzato per aiutare le comunità a prepararsi e rispondere ai focolai di malattie, nonché per prendere decisioni sui fattori dei cambiamenti ambientali che possono tenerli sotto controllo».

Più del 60% delle malattie infettive emergenti sono zoonotiche e, anche se Ebola e Zika sono ormai famose, ci sono molte altre malattie, tra cui la febbre della Rift Valley e la febbre di Lassa che colpiscono già migliaia di persone e che si prevede si diffonderanno ulteriormente con il cambiamento dei fattori ambientali.

La Jones sottolinea che «Il nostro modello può aiutare i decisori a valutare il probabile impatto di eventuali interventi o cambiamenti nelle politiche di governo nazionali o internazionali, come ad esempio la conversione dei pascoli in terre agricole, sulla trasmissione zoonotica. E’ importante sottolineare che il modello ha anche il potenziale per poter vedere l’impatto del cambiamento globale su molte malattie in una sola volta, per capire le eventuali scelte che potrebbe essere necessario che facciano i decision-makers».

Lo studio ha testato il nuovo modello con febbre di Lassa in collaborazione con il Dynamic Drivers of Disease in Africa Consortium, finanziato dal programma Ecosystem Services for Poverty Alleviation.  La febbre di Lassa è endemica in tutta l’Africa occidentale ed è causata dal virus Lassa, che viene trasmesso agli esseri umani da un ratto: il Mastomys natalensis. Il modello prevede che i malati di Lassa, che attualmente assommano a 195.125 casi accertati, diventeranno 406.725 entro il 2070 a causa di cambiamenti climatici e della crescita della popolazione.

Come Ebola, il virus Lassa causa febbre emorragica e può essere mortale. Non è però chiaro quante quante persone vengono colpite ogni anno dalla febbre di Lassa, perché molti malati non hanno sintomi gravi e a molti di quelli che li presentano viene diagnosticata erroneamente la malaria; le stime attuali vanno da 100.000 a un milione.

David Redding, un altro scienziato dell’ UCL Genetics, Evolution & Environment che ha partecipato allo studio, spiega che «Il nostro nuovo approccio predice con successo i singoli focolai di malattie accoppiando i cambiamenti nella distribuzione degli ospiti mentre l’ambiente cambia con la meccanica di come la malattia si diffonde dagli animali alle persone, il che non è mai stato fatto prima. Questoci permette di calcolare quanto spesso le persone tendono a entrare in contatto con gli animali portatori di malattie e il rischio che il virus debordi. Accanto all’aumento della popolazione, i futuri cambiamenti previsti per i modelli climatici guideranno l’espansione delle aree dell’Africa occidentale considerata ad alto rischio, in particolare nella  la maggior parte delle regioni occidentali intorno al Senegal e alla Guinea, nel litorale della Costa d’Avorio e in Ghana e nella Nigeria centrale».

Il team di ricercatori ha utilizzato le posizioni di 408 focolai di febbre di Lassa nell’Africa occidentale accertati tra il 1967 e il 2012, le variazioni di uso del suolo e della resa dei raccolti, le temperature e la piovosità, il benessere e l’accesso alle cure sanitarie. Inoltre ha identificato la sottospecie di ratto Mastomys natalensis  che trasmette il virus Lassa agli esseri umani per mappare la sua posizione rispetto ai fattori ecologici.

Il modello è stato poi sviluppato utilizzando queste informazioni insieme alle  previsioni sui cambiamenti climatici, la densità futura della popolazione e l’uso del suolo e il suo cambiamento.

Secondo l’UCL, «L’approccio ha già ottenuto buoni risultati nel prevedere i modelli della malattia in corso della febbre di Lassa». I ricercatori dicono che «Il modello potrebbe essere affinato a prendere in considerazione la trasmissione di zoonosi all’interno di popolazioni umane includendo l’impatto delle infrastrutture per i viaggi, i tassi di contatto da uomo ad uomo e la povertà. Qualcosa che sarebbe stato enormemente utile nei recenti focolai di Ebola e Zika».