1 miliardo di euro di finanziamenti in 7 anni, ma la produzione Ue non decolla

Corte dei conti europea: nonostante i cospicui aiuti Ue, l’acquacoltura ristagna. E diminuisce in Italia

Non è ancora possibile misurare con certezza l’impatto ambientale del settore e i risultati ottenuti grazie ai fondi Ue

[16 Novembre 2023]

Secondo la relazione speciale  “La politica dell’UE in materia di acquacoltura – Una produzione stagnante e risultati incerti nonostante l’aumento dei finanziamenti UE” della Corte dei conti europea, «Il quadro di riferimento dell’UE per promuovere lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura negli Stati membri è migliorato, ma i finanziamenti, seppur notevolmente aumentati, non hanno prodotto risultati concreti. In realtà, la produzione acquicola in Europa sembra proprio a un punto morto».

Nel 2020 la produzione acquicola totale dell’Ue ammontava a 1,1 milioni di tonnellate, pari a meno dell’1% del totale mondiale. I principali Paesi produttori nell’Ue sono Spagna, Francia, Grecia e Italia, che rappresentano circa due terzi della produzione totale dell’Unione europea.

La Corte ha esaminato il periodo 2014-2020 e le disposizioni e i programmi già in essere per il periodo 2021-2027 al momento dell’audit.

La Corte ricorda che «L’acquacoltura è una componente importante della strategia dell’UE per l’economia blu. Contribuisce alla sicurezza alimentare ed è promossa dall’European Green Deal quale fonte di proteine con una più bassa impronta di carbonio. Con il sostegno del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (1,2 miliardi di euro assegnati per il periodo 2014-2020) e del successivo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (1 miliardo di euro assegnato per il periodo 2021-2027), l’Ue mira ad assicurare la sostenibilità ambientale a lungo termine dell’acquacoltura e a ottenere vantaggi sul piano economico, sociale e occupazionale. I risultati però sono lenti a manifestarsi e non sono ancora misurabili con certezza».

Nikolaos Milionis, che ha diretto l’audit sull’acquacoltura per la Corte, sottolinea: «Poiché l’acquacoltura è una componente importante della strategia per l’economia blu, negli ultimi anni l’Ue ha cercato di aiutare questo settore gettando in acqua enormi reti, che sono però rimaste desolatamente vuote».

Le cifre della relazione speciale rappresentano un’impietosa denuncia: «L’importo dei finanziamenti destinati esclusivamente all’acquacoltura per il periodo 2014-2020 è stato più del triplo di quanto speso in totale nel periodo 2007-2013. Tuttavia, né la Commissione europea né gli Stati membri hanno dimostrato la necessità di un così forte incremento e gli auditor hanno motivo di ritenere che l’Ue abbia messo in campo troppo denaro. Fatto sta che i fondi disponibili non sono stati in gran parte usati e gli Stati membri potrebbero non essere in grado di spenderli tutti entro il 2023, termine ultimo di ammissibilità per le spese. Uno degli effetti collaterali di tale situazione è che in pratica i paesi dell’Ue hanno finanziato quasi tutti i progetti, indipendentemente dal contributo che avrebbero potuto apportare al conseguimento degli obiettivi Ue per l’acquacoltura, mentre un approccio più mirato sarebbe stato forse più proficuo».

E gli auditor fanno notare: «Benché per il periodo 2014-2020 siano stati messi a disposizione 1,2 miliardi di euro, che la produzione acquicola globale dell’Ue non è decollata. Anzi, si è addirittura contratta per due dei maggiori Paesi produttori (Italia e Francia). Neanche gli indicatori socioeconomici promettono bene. Il numero di imprese del settore è in calo e, tra il 2014 e il 2020, i posti di lavoro sono diminuiti approssimativamente da 40 000 a 35 000z.

Inoltre, gli auditor rilevano  debolezze nel sistema di monitoraggio. In particolare, «non hanno potuto individuare un insieme unico di indicatori che consentisse loro di valutare la sostenibilità ambientale del settore, sebbene si trattasse di uno dei principali obiettivi della politica dell’Ue».

Destano ancora maggiore preoccupazione i dati attualmente forniti sui traguardi raggiunti con i fondi Ue, che «Non sono né uniformi né attendibili e mostrano risultati palesemente sovrastimati, valori conteggiati tre volte e cifre che variano a seconda del sistema di rendicontazione selezionato. Di conseguenza, gli auditor non hanno potuto determinare il contributo dei fondi Ue alla sostenibilità ambientale e sociale del settore acquicolo o alla sua competitività».